Liberilibri

Il diritto di odiare? Una piccola inchiesta di Liberilibri&AI

Parola, odio e democrazia nell’era dell’Intelligenza Artificiale

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Liberilibri ci provoca due volte. Innanzitutto, sceglie di scrivere in collaborazione con l’IA e poi avvia un’indagine sull’odio pensato e, talvolta, esplicitato: possiamo accettarlo?

La scrittura con l’IA è temibile, perché ci fa sentire sostituibili, ci toglie una forma di creazione e d’espressione che è propria dell’uomo almeno dal 3500 a.C.

A ben guardare però non possiamo fare finta di nulla e ignorare questo alieno intelligente e onnipresente, tanto vale collaborare con la consapevolezza che il supporto tecnologico non sostituisce quel guizzo ideativo che resta soltanto nostro.

E poi è l’interpretazione delle parole che umanizza e rende nostro il testo; quindi, c’è ancora bisogno di noi uomini per “significare”.

Il secondo punto, il vero quid di questa indagine, è il più spinoso. Siamo davvero disposti a tollerare la parola dell’altro, persino quando ci appare ripugnante?

Liberilibri interroga un principio democratico basilare: la parresia. Se la libertà di parola implica libertà di pensiero, di percezione e di emozione, essa può contemplare anche l’odio; è compito della democrazia sradicare questo moto così brutalmente umano?

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L’odio espresso in pensiero e parole deve innanzitutto essere definito per ciò che è e, quindi, come qualcosa di brutto e potenzialmente dannoso che deturpa la comunità. Non lo si può annullare per decreto, ma lo si può modulare attraverso la riflessione che solo la libertà di parola favorisce.

Anche il pensiero più oscuro, infatti, quando si fa verbo, in qualche modo si attenua, perché si incontra e si scontra con parole diverse, frutto di altre percezioni, ed è forse questa la più grande opportunità evolutiva della democrazia.

La nostra società è complessa e imprevedibile, ha infatti al suo interno un andamento non lineare, in cui però siamo tutti coinvolti, collegati, come suggerisce l’effetto farfalla di Edward Lorenz: “[…] un cambiamento infinitesimale nella posizione iniziale della particella può causare enormi cambiamenti nella sua posizione futura: un cambiamento minuscolo ora può portare a un cambiamento gigantesco e imprevedibile in futuro”.

Se dunque non si può negare la presenza dell’odio, non si può nemmeno permettere che prolifichi come un’erbaccia infestante, visto che la sua emanazione, sia pure verbale, ha delle conseguenze nella società.

Ci vogliono realismo e intelligenza per promuovere un dialogo in cui ci si chieda il perché delle cose, quale ne sia il destino; quando infatti l’umanità riflette su sé stessa, riscopre il senso di un accordo profondo per vivere insieme, stimola una mente collettiva in cui l’individuo va verso l’altro in un dialogo coraggioso che inevitabilmente lotta per estinguere l’odio in nome della pace.

Questa finalità di pace è talmente importante per il nostro stare al mondo che non si può ignorare, soprattutto in questo periodo, con tanti conflitti aperti e minacce di guerre in cui ci rendiamo conto che il mondo soffoca senza dialogo.

In questi termini potrebbe essere una sfida della nostra società plurale e democratica quella di offrire infinite opportunità per la gestione a parole di ciò che provoca disagio, scandalo, indignazione, fino allo stremo, fino a perdere il fiato, fino a un incontro.

Così, forse, questo gomitolo di male che si trova in ogni uomo potrà essere preso per un filo di verbo e a poco a poco tirato fuori per creare nuovi tessuti in cui il contrasto si piega in un intreccio originale e armonioso.

Fiorenza Cirillo, 3 marzo 2026

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