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Il disastro comunicativo del circo Conte

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La gestione di una crisi per un Premier può essere una grande opportunità o una iattura: Craxi uscì come un gigante da quella di Chernobyl, Aznar in Spagna sancì la propria autodistruzione con un disastro ecologico. Conte, per come sta gestendo l’epidemia del Covid-19, sarà costretto ad abbandonare presto la scena per manifesta incapacità. Gli errori di comunicazione commessi dall’inizio dell’emergenza sono stati tanti e grossolani. Da “Giuseppi”, che ci ha fatto credere di godere di ottime relazioni internazionali, ci si aspettava una convergenza con gli altri Stati esteri che si traducesse in azioni comuni sia mediatiche che sanitarie.Siamo diventati gli untori del mondo.

Conte poi non ha compreso che prima ancora della tenuta del servizio sanitario nazionale c’era quella dell’ordine pubblico, per evitare il collasso del sistema sociale ed economico.

Questa crisi invece è gestita con un timbro mediatico da Grande Fratello: si danno ordini che non sono ordini, si chiude il Nord italia, mettendo di fatto in quarantena 12 milioni di persone, di ciò viene data notizia in bozza prima dai media anziché dagli organi preposti. Così, nottetempo, migliaia di persone hanno preso d’assalto i treni per scappare dai luoghi di villeggiatura o spostarsi da nord verso sud. E chissà tra loro quanti sono i contagiati. Sarebbe bastato spiegare, a distanza di più di 12 ore dal comunicato ufficiale, cosa si intende con questa nuova cortina di ferro posta sul nostro territorio fino al 3 aprile, dopo aver avuto cura di precisare che in realtà “non è zona rossa”, ma in verità soggetta a fortissime limitazioni di spostamento analoghe alla temutissima zona rossa.

Alcune azioni di gestione della crisi che si sarebbero potute intraprendere sono: prima di tutto, eventualmente con l’aiuto dell’Esercito, la creazione di presidi anche da campo per la respirazione artificiale che avrebbero tranquillizzato i cittadini, soprattutto i più anziani.

Inoltre, era fondamentale la scelta di un unico portavoce credibile. Lasciare al capo della Protezione Civile, non certo esperto in comunicazione, il rapporto con i media può andar bene solo in momenti di normale emergenza. Andavano selezionati due profili rassicuranti, che avrebbero dovuto comunicare gli aggiornamenti giornalieri, coadiuvati da un virologo autorevole.

Qualsiasi anticipazione dei decreti che prevedeva condizioni di vita restrittive avrebbe dovuto essere “blindata” ai media e comunicata solo in fase di stesura definitiva tramite conferenza stampa, tenuta non dal solo Presidente del Consiglio (che così dà l’idea anche di essere solo e senza l’appoggio del suo Governo), ma insieme ai ministri più strategici e competenti. Inoltre, se si dice che si vuole usare “massima trasparenza”, sarebbe d’uopo informare sindaci, prefetti e presidenti delle regioni, oltre naturalmente a pre-allertare le Forze dell’Ordine, che in mancanza di direttive specifiche non possono compiere nessuna azione di contenimento degli spostamenti. Per farla breve, differenza di approccio nella comunicazione “interna” ed “esterna”.

Assurdo, poi, anche se non inedito nel caso di Conte, che il Premier sia apparso nelle trasmissioni di intrattenimento per due giorni interi, a conferma delle accuse di protagonismo che il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto da subito bloccare.

Anche l’attivazione di una piattaforma digitale sul web dedicata all’emergenza sanitaria con aggiornamenti in tempo reale sarebbe stata utile, magari con un canale social ad hoc (in italiano inglese, francese, spagnolo, cinese) su cui inserire i contenuti certi e verificati, dando così informazioni in contemporanea, anche fuori dai confini nazionali, per dimostrare al mondo che il Bel Paese controllava la crisi.