Esteri

Il disastro di Sánchez travolge Ceuta. E ora l’Europa riscopre i confini

Sospetti sul ricatto di Rabat, Sánchez in difficoltà e 60mila arrivi. L’Italia blocca i collegamenti con la Spagna. Trump attacca: "Una catastrofe"

Sanchez migranti
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È bastato qualche giorno per mandare in frantumi anni di retorica sulle frontiere aperte, sull’accoglienza senza condizioni e sui flussi migratori che sarebbero sempre e comunque “gestibili”. A Ceuta, lembo di Spagna incastrato sulla costa marocchina, il confine europeo è semplicemente saltato. Migliaia di persone sono entrate via terra e a nuoto, almeno 57 sono morte e Guardia Civil e servizi di emergenza sono stati travolti al punto da dover concentrare ogni risorsa sul soccorso dei feriti. Madrid ha mobilitato persino i reparti dell’esercito presenti nell’enclave.

Il governo spagnolo prova comprensibilmente a ridimensionare l’allarme. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares assicura: “La quasi totalità di coloro che sono entrati a Ceuta è già tornata in Marocco. Non è possibile spostarsi da Ceuta e Melilla alla Penisola senza identificarsi in un controllo di polizia. L’integrità dello spazio Schengen è assolutamente garantita. Basta con la confusione interessata”. I numeri sembrerebbero confermare almeno in parte i rimpatri: secondo il ministero dell’Interno spagnolo, oltre 48.300 dei circa 50.000 migranti entrati dall’alba di ieri sarebbero già rientrati in Marocco. Il governo locale di Ceuta, però, ha stimato complessivamente circa 60.000 ingressi irregolari. La peggiore crisi migratoria mai registrata sul territorio spagnolo.

E allora il punto non è soltanto quanti siano rimasti. Il punto è che una frontiera esterna dell’Unione europea è stata spenta come un interruttore. Decine di migliaia di persone hanno potuto attraversarla nel giro di poche ore, mentre le autorità spagnole perdevano il controllo della situazione. Altro che percezione, allarmismo o propaganda sovranista. Resta poi la domanda più delicata: perché il Marocco non ha fermato le partenze? Diversi migranti, secondo quanto riferito dal New York Times, hanno raccontato di essere stati incoraggiati dalle stesse autorità marocchine ad attraversare il confine. Non esistono ancora certezze sulle responsabilità, ma il sospetto è tutt’altro che campato per aria.

Il rapporto tra Madrid e Rabat si è nuovamente deteriorato dopo il riavvicinamento della Spagna all’Algeria. Pedro Sánchez ha firmato intese per aumentare le importazioni di gas algerino, irritando un Marocco che considera Algeri il principale rivale regionale, soprattutto sulla questione del Sahara Occidentale. Il precedente del 2021 è ancora lì. Durante la crisi diplomatica provocata dal ricovero in Spagna di un leader sahrawi del Fronte Polisario, migliaia di migranti furono lasciati passare verso Ceuta. Allora diversi funzionari spagnoli accusarono apertamente il Marocco di utilizzare i flussi come merce di scambio politica. E poche ore dopo l’inizio degli attraversamenti Madrid approvò uno stanziamento da 30 milioni di euro per aiutare Rabat nel controllo delle frontiere. Una coincidenza, naturalmente.

Nel frattempo la tensione è esplosa anche nelle città spagnole. Centinaia di manifestanti si sono radunati davanti all’ambasciata marocchina a Madrid e al consolato di Barcellona. Nella capitale sono comparsi lo slogan “Guerra al invasor!”, le accuse di “invasione”, gli striscioni con la scritta “Remigration” e persino alcuni saluti romani. A Barcellona sono volati insulti contro Mohammed VI e contro il governo Sánchez.

L’Italia, intanto, non ha aspettato che la crisi si trasferisse verso nord. Il Viminale ha disposto la chiusura dei collegamenti marittimi e aerei con la Spagna, reintroducendo i controlli di frontiera. Dopo un colloquio tra Matteo Piantedosi e il ministro francese Laurent Nuñez, Roma e Parigi hanno concordato anche un rafforzamento dei controlli lungo il confine terrestre.

Giorgia Meloni ha spiegato: “Il Governo ha deciso di sospendere temporaneamente il regime di libera circolazione previsto da Schengen nei collegamenti marittimi e aerei con la Spagna, reintroducendo i controlli di frontiera. Si tratta di una misura straordinaria, adottata per tutelare la sicurezza nazionale e prevenire possibili ripercussioni per la nostra nazione”. Una decisione accompagnata dalla disponibilità italiana a sostenere Madrid: “Parallelamente” alla decisione di sospendere Schengen con la Spagna, “l’Italia è pronta a sostenere ogni iniziativa europea di supporto alle istituzioni spagnole necessaria per ristabilire il pieno controllo delle frontiere esterne dell’Unione e affrontare con determinazione la situazione in corso”.

Anche Antonio Tajani ha difeso il provvedimento: “La sospensione temporanea di Schengen con la Spagna è una scelta necessaria per tutelare la sicurezza dei nostri cittadini e difendere le frontiere europee. Una misura prevista dai trattati e resa oggi ineludibile. La crisi dei migranti a Ceuta ci ricorda che la gestione dei confini dell’Unione è responsabilità comune dei nostri Paesi, l’uno verso l’altro. Occorre lavorare insieme per evitare che flussi incontrollati di migranti entrino nel territorio dell’Ue, con tutti i rischi conseguenti e con la minaccia del terrorismo, che va contrastato senza incertezze”.

Persino Donald Trump è intervenuto, definendo quanto accade in Spagna una “catastrofe”. Secondo il presidente americano sembra un'”invasione e lo stesso accadrà a noi se i repubblicani non vincono”. E ha aggiunto: “E’ il risultato di leggi deboli, cattiva gestione e norme molto liberal”. Il Dipartimento di Stato statunitense è andato oltre, attribuendo precise responsabilità politiche a Madrid: “Questo incidente inaccettabile è la conseguenza diretta degli sforzi deliberati del governo spagnolo volti a consentire e facilitare l’immigrazione illegale di massa in Europa”. Washington si è quindi schierata “a fianco degli spagnoli e degli europei contro questa violazione della sovranità e dei diritti umani”.

Ecco la realtà che la propaganda progressista ha sempre cercato di nascondere: senza il controllo delle frontiere non esiste libera circolazione, ma soltanto circolazione incontrollata. Schengen può funzionare esclusivamente se qualcuno difende seriamente i confini esterni. Altrimenti diventa un gigantesco corridoio nel quale il primo governo ricattato, distratto o ideologicamente irresponsabile scarica il problema su tutti gli altri.

Per anni l’Italia è stata accusata di egoismo ogni volta che chiedeva controlli, rimpatri e responsabilità condivise. Adesso che il confine è saltato in Spagna, l’Europa scopre improvvisamente che le frontiere esistono. E che, quando vengono abbattute, a pagare non sono i convegni sull’accoglienza: sono i cittadini, le forze dell’ordine e i migranti che muoiono in mare.

Massimo Balsamo, 31 luglio 2026

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