Esteri

Il discorso della vittoria tutto in somalo: ora la sinistra Usa ha un problema enorme

I moderati democratici non hanno ancora una strategia chiara e sembrano navigare a vista. Come concilieranno i loro candidati radicali musulmani con le battaglie woke?

Negli USA, queste elezioni di midterm hanno legittimato all’interno del Partito Democratico una nuova generazione di politici che sposta ulteriormente il baricentro verso l’ala più radicale. Abdul El-Sayed è diventato il primo senatore musulmano degli Stati Uniti dopo una campagna incentrata sulla necessità di istituire nuove tasse sul patrimonio e ribadendo posizioni fortemente critiche verso Israele. Parallelamente, figure come la deputata somalo-americana Ilhan Omar hanno celebrato la rielezione con discorsi di ringraziamento quasi interamente in lingua natia, senza una sola parola in inglese, e soprattutto in contesti comunitari chiusi (sembrava davvero di non stare negli USA a giudicare dai video celebrativi). È una vera e propria ondata che unisce identitarismo religioso, socialismo durissimo e l’assoluto rifiuto delle mediazioni tradizionali del partito, da sempre padroneggiato dai moderati a livello federale.

I democratici più centristi si trovano dunque di fronte a un dilemma gestionale evidente. El-Sayed ha vinto le primarie per un soffio contro candidati meno radicali, alienando ebrei e indipendenti con la sua retorica anti-israeliana e le proposte di espansione massiccia delle competenze dello Stato. Omar e altri eletti musulmani progressisti (praticamente un controsenso…) consolidano roccaforti urbane dove la fedeltà etnica e religiosa conta più della lingua inglese o della coesione nazionale. E il partito, tremendamente bisognoso di voti negli swing states come il Michigan, ha chiuso i ranghi intorno a questi candidati conscio di beneficiarne alle urne.

Persino Obama, non certo un socialista né tantomeno un pacifista, li ha appoggiati dopo le primarie. Insomma, anche i leader storici fingono che il prezzo di questo compromesso non sia l’erosione delle posizioni moderate. I centristi sanno che non possono né espellerli né disciplinarli senza perdere le primarie e le future elezioni. Il risultato è una coabitazione forzata e che non si sa quanto potrà durare: per il momento però, pur di sbarcare il lunario, si tollera l’estremismo così da non regalare seggi ai repubblicani.Il problema più acuto riguarda proprio un problema interno alla sinistra: la conciliabilità con le battaglie dei diritti civili che la sinistra mondiale propugna. La stessa sinistra che in negli Stati Uniti e, a specchio, in Europa si batte per i diritti delle donne, della comunità LGBTQ+ e per la laicità deve ora giustificare posizioni che in contesti islamici tradizionali non potrebbero mai essere nemmeno lontanamente oggetto di discussione.

Se El-Sayed ha palesato qualche mese fa l’obbligo personale di vivere secondo la Sharia (addirittura richiedendo un mutuo conforme ai dettami dell’islamismo radicale) e ha equiparato i divieti di considerare la legge islamica in tribunale a fenomeni di “white supremacy”, come potrà conciliare la fedeltà al suo libro sacro ai diritti degli omosessuali? Se Omar e figure simili hanno a lungo difeso posizioni culturalmente relativiste su temi di genere e sessualità quando riguardano comunità musulmane, come fanno ad attaccare con durezza Israele e l’Occidente?

Il discorso interamente in somalo della deputata è il segnale che la priorità è la comunità di origine, non la comunicazione con l’insieme dei cittadini americani. Altro che integrazione: non esiste assimilazione in quelle sacche e i politici americani di seconda generazione ci marciano. Come si concilia questo con la difesa universale dei diritti individuali, della libertà di parola e dell’eguaglianza di fronte alla legge? Semplice: non si concilia. La sinistra internazionale lo sa eppure finge, ma fatica a rispondere senza cadere in doppi standard; ciò che condanna come oscurantismo in altri contesti diventa diversità quando proviene dagli alleati della mezzaluna.

I moderati democratici non hanno ancora una strategia chiara e sembrano navigare a vista. Possono tentare di isolare le posizioni più radicali, ma in quel caso rischierebbero subito di essere accusati di islamofobia o di tradimento del partito. Possono abbracciare il multiculturalismo come dogma, ma allora devono spiegare perché i diritti delle donne o degli omosessuali non sono meritevoli di una riflessione in Iran e negli altri regimi islamici. Una cosa è certa: l’ondata del 2026 è un palese frutto voluto di questa strana e fino a qualche anno fa impronosticabile amalgama tra i progressisti e gli islamisti. In futuro rideremo amaramente.

Alessandro Bonelli, 6 novembre 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version