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Il fallimento degli euroburocrati sul clima

ursula ue
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Ed eccoci al 2020: buon anno. Oltre dieci anni fa l’Unione europea s’impegnò col pacchetto 20-20-20. Il primo 20 significava ridurre le emissioni di gas serra al livello di 20% al di sotto delle emissioni del 1990. Il secondo 20 significava portare al 20% il contributo delle energie rinnovabili ai consumi d’energia primaria e il terzo 20 significava aumentare del 20% l’efficienza energetica, qualunque cosa ciò significhi, ammesso che significhi qualcosa. Il tutto da realizzarsi entro il 2020: a Bruxelles, come a tutti noi, piacciono le rime più dell’aritmetica.

Nel 2008 scrivevo che quei propositi non sarebbero stati raggiunti e che il solo tentativo di implementarli sarebbe stato doloroso oltre che inutile. Sono stati raggiunti? Boh, fate voi. Nel 1990 i consumi d’energia primaria da carbone, petrolio e gas di quella che è oggi la Ue a 28 membri ammontavano a circa 950 Gtoe (miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio), incluso il contributo elettrico dalle fonti fossili. Lo scorso anno quel valore 950 è sceso a 870. Le emissioni effettive di CO2 sono state ridotte del 9% appena. Primo obiettivo: cilecca. Quanto al secondo obiettivo, su circa 1200 Gtoe di consumi totali, meno di 100 Gtoe sono da attribuire alle rinnovabili, cioè meno del 9%. Secondo obiettivo: cilecca.

La tecnologia rinnovabile tradizionale, quella che funziona, è l’idroelettrico, che però, rispetto al 1990, è rimasta praticamente immutata. Allora, nella crescita delle rinnovabili, sono stati eolico e fotovoltaico ad aver avuto la parte del leone, un’espressione metaforica che rischia di suonare una canzonatura alle permalosissime orecchie dei Verdi. Infatti, come l’idroelettrico, anche eolico e fotovoltaico contribuiscono alla produzione elettrica, e se ci si chiede chi vi contribuisce di più, la risposta per la Ue è: nucleare al primo posto, carbone al secondo posto, e gas al terzo posto. Queste tre fonti e l’idroelettrico coprono i 3/4 dei consumi elettrici degli europei. Il fotovoltaico contribuisce per il 3%.

Il terzo obiettivo, quello dell’aumento del 20% in efficienza energetica, è fumoso (come la filosofia che sta dietro l’intero pacchetto 20-20-20 e come molte altre paturnie di Bruxelles): non si capisce neanche come misurarla. In ogni caso, bisogna essere consapevoli che è un grossolano errore accoppiare propositi di aumento d’efficienza energetica e di diminuzione dei consumi d’energia, come faceva la presidente dei Verdi in Europa, Monica Frassoni, mentre dibatteva con me da Lili Gruber lo scorso 28 settembre. Aumentare l’efficienza è sicuramente un’ottima cosa, ma è un fatto che ad una maggiore efficienza seguono maggiori consumi. Ciò vale per qualunque bene: disponiamo, oggi, di un efficientissimo sistema postale (la email), e tutti riceviamo e spediamo oggi molte più lettere di ieri. E non appena i nostri frigoriferi sono diventati efficientissimi, subito ci abbiamo messo accanto il congelatore. E ci sarebbero molte meno vetture in circolazione se le auto d’oggi avessero la stessa efficienza di quelle di un secolo fa.

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Laval
Laval
11 Gennaio 2020 8:49

RE: Davide V8

risposta a Laval

about 17 hours ago

Buongiorno Davide, esiste anche la corrente continua che non ha bisogno di dighe, ma di corsi d’acqua normali.

rocco
rocco
10 Gennaio 2020 21:12

EDGAR è il Centro di Ricerca per le Emissioni Globali pagato con i soldi della Commissione Europea (ossia di tutti noi!) Qui si possono consultare i dati di tutte le nazioni https://edgar.jrc.ec.europa.eu/overview.php?v=CO2andGHG1970-2016&dst=CO2emi&sort=des9 Ci sono diversi modi per conteggiare la CO2: totale emissioni per nazione emissioni procapite per nazione emissioni in funzione del PIL (GDP in inglese) E’ interessante proprio quest’ultima tabella, che vede ai primi posti paesi piccolissimi (ossia per ottenere il loro pil producono tanta CO2) ed agli ultimi posti paesi poverissimi (non producono abbastanza CO2 per avere un PIL decente). Facciamo un po’ di propaganda: la Cina è quella che ha migliorato tantissimo passando da 1.34 tonnCO2 per ogni 1000$ di PIL nel 1990 a 0.52 nel 2016. Nello stesso periodo la Germania passa da 0,40 a 0,21, l’Italia da 0.24 a 0.17 e quest’ultimo dato è immobile da 3 anni, come a dire più di tanto non si può scendere, a meno che non diminuiamo anche la ricchezza. Un motivo è semplice: anche le fabbriche producono CO2, ma anche il biogas, il pellet, la respirazione, la degradazione batterica….non è solo l’automobile e solo il petrolio. Più di tanto non si può diminuire la CO2 pena il freddo, la povertà e l’indigenza. Ci sono nazioni che producono meno CO2 per PIL dell’Italia: hanno tutte le centrali nucleari. Osservando… Leggi il resto »

Franco Battaglia
Franco Battaglia
10 Gennaio 2020 16:23

@marina vitullo

Sorry, ma quei numeri da lei citati (come tutti quelli che forniscono direttamente i valori delle emissioni) sono errati. Probabilmente calcolano la produzione energetica da rinnovabili come CO2 evitata, cosa errata ai fini del “problema” clima. La riduzione dei combustibili fossili per usi energetici è quella che ho scritto io, cioè 9% (fonte iea). Anche la iea dà numeri incompatibili se si confrontano le riduzioni dei fossili e le dichiarate riduzioni di CO2. Purtroppo su questo tema v’è gran confusione diffusa, direi apposta per nascondere il fallimento (a pensar male etc. etc.).

Laval
Laval
10 Gennaio 2020 15:54

Ritengo che la composizione geofisica dell’Italia ci consenta di sfruttare l’energia idroelettrica molto meglio di come stiamo facendo, con emissioni nocive pari a zero. qualcuno ci pensi.

Franco Cattaneo
Franco Cattaneo
10 Gennaio 2020 15:52

Caro Professor Battaglia,

permetta ad uno che ha studiato Fisica Tecnica con chi l’ha preceduta (anche sul “Giornale”) nelle sue sacrosante battaglie contro il gretinismo, uno dei padri del nucleare italiano, Mario Silvestri, di segnalare una sua incomprensione dei termini del problema (mi guardo bene dall’usare la parola “problematiche”): 20-20-20 significa ventesimo giorno del ventesimo mese dell’anno 2020.

marina vitullo
marina vitullo
10 Gennaio 2020 15:15

i calcoli si fanno con i numeri corretti!

nel 2018 le emissioni di gas serra dell’Unione Europea sono state piu’ basse del 23.2% rispetto al 1990.

pag. 19, https://www.eea.europa.eu/publications/trends-and-projections-in-europe-1

Valter
Valter
10 Gennaio 2020 14:25

Chiaro: il 9 % in meno di CO2 emessa dall’Europa é ininfluente sulle emissioni planetarie che sono considerevolmente aumentate: per il gretinismo europeo ha comunque il valore di una medaglia al merito ecocretino. Tuttavia anche chi gretino non é ma continua a essere, ahinoi !, europeo farebbe comunque i salti di gioia se si riuscisse ad ottenere un ulteriore, seppur limitato, incremento di tale percentuale, purché circoscritto alla sola partecipazione di tutte le burocrazie europee che dovrebbero cessare di emettere CO2 espirando ….. e spirando.

Albert Nextein
Albert Nextein
10 Gennaio 2020 14:17

Occorre tener presente i paesi in via di sviluppo che sono alquanto energivori .

Occorre tener presente che tipo di governo esista in questi paesi e in che conto tengono queste risoluzioni energetiche provenienti dall’establishment occidentale politicamente corretto.

Io trovo giusto cercare di consumare con parsimonia e risparmiare.

La tecnica ci dà un grande aiuto in ogni ambito energetico, privato, domestico, pubblico, industriale.

Dalla tecnica verranno le vere soluzioni, non dalla politica.

Ma la tecnica ha dei tempi diversi da quelli della politica.

E per quanto la politica sovvenzioni , prendendo i soldi dalle tasche di tutti senza tanti riguardi né per i contribuenti e neppure per gli obblighi irrealizzabili imposti, la tecnica ha dei tempi suoi.

La tecnica risponde alle necessità dei consumatori.

La politica impoverisce i consumatori.