Commenti all'articolo Il falso mito (obamiano) della laurea

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Alfredo Branzanti
Alfredo Branzanti
22 Settembre 2019 18:59

@Tullio Pascoli (Le chiedo scusa se rispondo in questo spazio, ma dopo il Suo ultimo intervento non ho trovato la funzione rispondi). La ringrazio per le Sue considerazioni e mi permetto di replicare, provo sinteticamente, su alcuni punti. Lei ha perfettamente ragione circa l’assonanza delle mie critiche agli Usa con quelle tradizionalmente sostenute da certe aree politiche. Mi sono interrogato più volte su questa coincidenza con posizioni di componenti che sono sempre state sideralmente lontane dalle mie idee (sono sempre stato anticomunista e pienamente favorevole all’economia di mercato) e di leggere miei commenti che, fino a qualche anno fa mi avrebbero indignato ferocemente (negli anni 80 ero un convinto ammiratore di Ronald Reagan e ricordo ancora un mio intervento in un contesto pubblico a sostegno del bombardamento di Tripoli). Il mio giudizio è stato terremotato dell’elezione di Trump e, forse, da un evento personale, cui accennero’ in seguito. Sono stato filoamerikano per cinque decenni (mi piace ricordare di avere avvertito il primo afflato pro Usa al tempo della crisi di Cuba quando avevo sette anni), nel periodo della mia esperienza politica ero nel PRI, il partito più filo Usa dello spettro politico, ho letto, studiato il paese, la sua cultura, il suo cinema, l’ho visitato ad ogni occasione possibile. Qualche volta anch’io mi chiedo come sia stato possibile cambiare idea… Leggi il resto »

Antonio Zonza
Antonio Zonza
22 Settembre 2019 10:46

Se secondo il Financial Times “il 33% dei laureati ha compensi pari o inferiori ai non laureati”, significa che il 67% dei laureati ha uno stipendio superiore ai non laureati. Pur mancando il dato -forse piccolo, ma non trascurabile – sul numero dei disoccupati tra i non laureati e i laureati, quando scritto dal Financial Times a me pare un ‘buon’ motivo per laurearsi.

Andrea Salvadore
Andrea Salvadore
22 Settembre 2019 4:44

Che Obama fosse il solito ipocrita non c’é dubbio, ma veniamo ai fatti: da un lato c’é la qualitá della risorsa umana e dall¡altra la domanda di qualitá. L’intelligenza si distribuisce in una popolazione in una curva di Poisson con un massimo piú vicino all’origine che alla media, ovvero c’é solo una piccola frazione dei giovani che sia materia da Universitá che per fortuna é bilanciata da una scarsa domanda di alta qualitá dal mercato. Con una agionevole pianificazione possiamo far combaciare( esagerazione!!) barriera di entrata, facoltá disponibili e diminuzione di materie offerte e di centri universitari per soddisfare le necessitá del mercato. Che fare con il resto dei giovani? Piú o meno lo stesso, ovvero aumentare le specializzazioni, gli studi ed esperienze dirette a soddisfare le qualiá e i numeri che il mercato richiede, ma certo molto piú difficile che l’aneriore. É bene ricordarsi che le tigri asiatiche dedicavano l’ottanta per cento della spesa educativa ai livelli elementari e medi inferiori e superiori e solo il venti per cento all’educazione universitaria. Dopo l’ubbriacatura del MBA siamo entrati nella moda di misurare il successo a corto tempo, questa é l¡origine del disastro, e ho scoperto che gli ingegneri la vedevano molto meglio. Giá nel 1958 o giu di li ebbi l’incarico di dimostrare che uno sviluppo di risorse con una… Leggi il resto »

Arminius
Arminius
21 Settembre 2019 21:11

Articolo godurioso che invita alla calma e alla meditazione. Se nei numerosi casi citati le analisi sono state sempre contraddette dalla realtà allora mi vien da pensare che forse ci si deve fidare di più delle previsioni meteo. Va detto che in tutti i campi c’è molto “cialtronismo” e forte riottosità nel cambiare le idee e i presupposti che si rivelano fallaci. Per esempio, in economia i dettami keynesiani sono falliti tutti, eppure si continua ad applicarli e ad insegnarli negli atenei di tutto il mondo. In politica vediamo che l’Italia unita non è mai riuscita a darsi un governo stabile da ben 73 anni, cioè da quando è diventata repubblicana, eppure il pensiero unico sulla indivisibilità è duro a morire.
La sindaca del mio paese ha frequentato la terza elementare e poi, a gran fatica, ha conseguito la licenza delle medie inferiori con le “150” ore. Orbene, non sa scrivere in italiano corretto e non sa presiedere ad un consiglio comunale, e nonostante ciò ha una lunga lista di laureati che la votano e la sostengono. Chi glielo va a dire ad Obama che con la democrazia si può arrivare dove si vuole anche senza alcun titolo di studio di rilievo e senza sapere nulla di quel che si va a fare?