Ha ancora grande seguito un video del 25 aprile 2024 in cui Alessandro Barbero spiega pubblicamente perché il comunismo sia stato meno grave del fascismo. Barbero sostiene che il fascismo sia stato un movimento razzista e violento, teso a realizzare ciò che aveva sempre detto di voler compiere. E fin qui, poco da dire. Secondo il tanto osannato Barbero, però, il comunismo si è sì esplicato spesso in “spaventose dittature”, ma è stato anche la fede di milioni di persone che non sono mai andate al potere, “ma che sentivano di lottare per la giustizia, la democrazia e la libertà”.
In pratica Barbero, come molti altri, riprende la falsa narrazione per cui il comunismo sia giusto nella teoria e nei valori, ed abbia semplicemente fallito nella sua applicazione pratica. Io credo invece che non si possa scindere l’ideologia dalla prassi e dagli eventi storici. Se il comunismo si è rivelato un’esperienza fallimentare, criminale e disumana ovunque esso sia andato al potere, è evidente che nella sua formulazione teorica ed ideologica vi fossero delle anomalie. Il comunismo nasce con le idee di Marx ed Engels, ed a partire da queste va analizzato nella sua manifestazione storica, proprio attraverso quel materialismo storico e dialettico che a Marx tanto piaceva.
Effettivamente, vi sono ancora oggi persone che si professano pacificamente comuniste e che vivono una vita tesa al non consumismo e alla tutela dei diritti sociali, ad esempio. Ma questi sono tutti capisaldi che si possono attuare anche a livello democratico. Si tratta più di socialismo che di comunismo. A Barbero sfugge che il comunismo, fin dal Manifesto di Marx ed Engels, che hanno comunque il merito di aver inquadrato la situazione di alienazione del lavoratore nel mondo capitalista, si propone di realizzare una comunità in cui non esista la proprietà privata, di persone uguali in una società in cui si applichi il principio “ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”. Dal momento che, nei fatti, a governare il mondo non vi è quell’entità immanente, spirituale e razionale tanto cara ad Hegel, è logico che questi “bisogni” e queste “capacità” li avrebbe poi stabiliti una dittatura. È da qui che nasce la dittatura, ed è per questo che il comunismo ha sempre soffocato le aspirazioni degli uomini e le loro libertà. Marx ed Engels partivano da una base antropologica utopica e sbagliata, ritenendo che dopo la rivoluzione e l’instaurazione della dittatura del proletariato, prima della società comunista, non vi sarebbe stato nessun uomo che avrebbe desiderato avere qualcosa in più dell’altro. Questa narrazione distorta risale a Rousseau, per il quale l’uomo è per natura buono e sia stato corrotto dall’entrata nella società civile, che altro non significa poi che progresso.
Barbero dimentica che il comunismo ha fatto decine e decine di milioni di morti, con metodi non certo inferiori a quelli del nazismo e del fascismo. Molte persone non ricordano, in malafede, che alcuni esponenti del PCI italiano, in primis Palmiro Togliatti, si sono resi complici dei crimini di Stalin. Togliatti ha tradito centinaia di italiani antifascisti emigrati in Russia, aiutando l’NKVD a segnalare e schedare le persone, fino alla loro esecuzione, approvata anche dal PCI.
Barbero dovrebbe forse rileggere le storie di Emilio Guarnaschelli, Otello Gaggi, Luigi Calligaris, Gino Martelli, Rodolfo Bernetich, Giovanni Bellusich ed Ezio Biondini, comunisti italiani emigrati in Russia e traditi dal PCI con l’accusa di essere trockisti. Per non parlare poi del sostegno di Togliatti alla repressione russa della rivolta in Ungheria del 1956, con la conseguente rottura interna al PCI a seguito del “Manifesto dei 101 intellettuali”, coloro i quali hanno in sostanza capito che il comunismo nei fatti era un fallimento criminale.
Il comunismo italiano dell’epoca, nelle sue personalità di spicco, è pienamente complice dei crimini di quello sovietico. Bisognerebbe dunque raccontare le cose per come sono state realmente. Che ci siano state molte persone pacifiche che hanno convintamente creduto nel comunismo è vero. Ma ciò non va usato per attenuare il fallimento sanguinario del comunismo, bensì per accentuarlo. Come dimostrato dalle azioni di Togliatti, il comunismo ha tradito e ucciso quelle stesse persone che, evidentemente sbagliando ma in buona fede, in esso credevano. Il tutto purtroppo non è stato un caso. La dittatura e la repressione sono insite nell’esplicazione storica e sociale del comunismo stesso, a partire dalla quella base ideologica errata, apparentemente innocua e pericolosa che affonda le radici in Marx ed Engels.
Flavio Maria Coticoni, 9 settembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


