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Il fascismo è morto, il comunismo no

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Se l’ideologia è il fossato tra la realtà e il suo taroccamento, qui ne stiamo facendo indigestione. È mesi che (ex) giornaloni, intellettuali(ni) di risulta, opinionisti a vario e dubbio titolo ci suonano l’allarme del fascismo ritornante. L’“onda nera” che travolgerà la civiltà. E il notiziario di questi giorni ti riesuma dalla pattumiera della storia lo spettro opposto: il comunismo. Quest’ineguagliata macchina di distribuzione di miseria e morte è infatti all’opera in Venezuela con tutto il suo repertorio.

Nazionalizzazione anche dell’aria, scaffali dei supermercati deserti, medicinali fuori commercio, inflazione oltre il milione per cento, tre milioni di profughi, dissidenti perseguitati, spari sul popolo che alza la testa e si compatta attorno al ribelle Juan Guaidò. È il vecchio comunismo alla sudamericana, e lo capisci dai fremiti d’entusiasmo suscitati a casa nostra (la Cgil, il Manifesto, Di Battista e pezzi rilevanti del Movimento Cinque Stelle, antiamericani di destra e di sinistra). È vivo, il comunismo, affama un popolo ora, reprime le libertà ora, genera una catastrofe umanitaria ora. Peraltro, prospera anche in altri graziosi lidi del globo.

La Corea del Nord, caso unico di monarchia stalinista in cui puoi essere scaraventato nel gulag per un nonnulla. Non è una curiosità esotica, la Corea del Nord oggi, ma la principale minaccia alla pace mondiale, e lo è in nome del comunismo. Che resiste bene anche a Cuba: per quante chiacchiere gauchiste si siano fatte sulla nuova Costituzione, il testo conferma il Partito Unico, il controllo statale dei mezzi di informazione e lo Stato socialista come regolatore del mercato.

C’è poi la Cina, certo. Quella che qualche liberal alla frutta vorrebbe spacciarci come il nuovo alfiere del “liberismo” contro il “protezionismo” trumpiano, è nei fatti un gigantesco apparato monopolizzato dal partito-governo-Stato (Borsa compresa) nonché un Paese dove vigono ancora i laogai, i campi di rieducazione di maoista memoria. È il colpa di coda del secolo breve, il totalitarismo che ha accumulato più cadaveri nel Novecento (100 milioni di morti, secondo il “Libro nero del comunismo”) che diventa cronaca del 2019. Altro che onda nera.

Giovanni Sallusti, 25 gennaio 2019