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Il Foglio e il totalitarismo antisovranista

genova 2001
genova 2001

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Se sulle orme di Theodor W. Adorno, volessimo costruire una Scala T del totalitarismo, sicuramente dovremmo porre, tra le prime caratteristiche della personalità totalitaria l’attitudine “a far di tutta l’erba un fascio” ovvero a unificare “chi è contro di me” in una massa damnationis che non ammette o ritiene irrilevante ogni ‘distinguo’. I nemici dei nazisti erano gli ebrei, i socialdemocratici, i comunisti, i liberali, i democratici – fossero eredi dell’Illuminismo francese o di quello inglese -, i cristiani fedeli all’universalismo etico dei Vangeli , i liberalconservatori legati all’idea dello stato di diritto etc. etc. Tra il (presunto) bene e il (presunto) male non esistono vie di mezzo. La fallacia del piano inclinato (slippery slope) è il manganello di cui si servono i custodi del pensiero unico per liquidare critici e dissenzienti. Se tu sostieni, come ha fatto una sociologa svedese, che la convivenza tra etnie culturali molto diverse comporta problemi di ordine pubblico, sei sulla china che porta alla svastica. È la liquidazione del dialogo, possibile solo se si suppone che i due interlocutori abbiano qualcosa di interessante – e di veritiero – da dire.

Cerasa e i temi di destra (!) di Genova 2021

Oggi in Italia non pochi sovranisti fanno pensare alla Scala T ma lo stesso può dirsi degli antisovranisti. In un articolo, assai discutibile, apparso sul Foglio del 21 luglio, Nel ventennale del G8 di Genova c’è una grande verità rimossa: gli eredi dei No global oggi si trovano nella destra sovranista, Claudio Cerasa sostiene che i temi che, vent’anni fa, ispiravano i black bloc si ritrovano tutti a destra: l’avversione al  mondialismo, alla globalizzazione, all’imperialismo |sic!|, alle oligarchie finanziarie, al neoliberismo, alle multinazionali, al WTO, ai Soros, alle privatizzazioni, all’austerità fiscale, alla liberalizzazione dei movimenti di capitali, il richiamo al primato nazionale.

Ne deriva, secondo la più pura logica totalitaria che gli oggetti di avversione sono tra loro solidali, sono anelli congegnati in modo che ciascuno tira l’altro e che non si possono separare senza cadere in una contraddizione logica e in un peccato contro lo spirito. Sei perplesso sui modi in cui si sta costruendo l’unità europea? Significa che t‘ispiri ad Alfredo Rocco e sei un avversario ideologico di Altiero Spinelli. Vorresti una globalizzazione meno imprevidente, per citare il bel volume di Danilo Breschi, Zeffiro Ciuffoletti e Edoardo Tabasso, La globalizzazione imprevidente. Mappe nel nuovo (dis)ordine internazionale (Effici 2020)? Significa che sei un potenziale parlamentare di Fratelli d’Italia. La postazione ideologica in cui si colloca Claudio Cerasa è quella in grado di “associare le politiche portate avanti dal mondo progressista con quelle portate avanti dai difensori del mercato libero”. Insomma, sembra di capire: proliferazione dei diritti individuali (di qualsiasi tipo) più mercatismo, con la messa in soffitta non solo del vecchio Marx (che in soffitta già si trova dal 1911 con la  famosa frase di Giovanni Giolitti) ma anche del welfarismo socialdemocratico che, secondo la geniale scienziata politica statunitense, Sheri Berman, ci ha regalato i venti anni migliori del nostro dopoguerra –v. il suo saggio del 2006 significativamente intitolato, Primacy of Politics: Social Democracy and the Ideological Dynamics of the Twentieth Century (Cambridge  U.P. 2006). È la realizzazione dell’incubo di Augusto Del Noce che prevedeva una generazione di Claudio Cerasa che avrebbe liquidato sia la borghesia tradizionale (con i suoi valori vittoriani) sia il proletariato classico, con il suo sogno della rivoluzione anticapitalista.

Cerasa si fa raggiante al pensiero che la sinistra mondiale non sia stata contaminata dalla dottrina no global e che i miasmi genovesi siano rifluiti a destra ma, forse, si illude nel minimizzarne l’appeal in certi settori e movimenti politici (lui stessi ricorda Podemos, Mélenchon, Corbyn, Sanders, la Dibba Associati). Sennonché il problema vero è un altro: davvero il mondo si divide in due, global da una parte e no global dall’altra? Davvero chi non sta con gli uni, sta con gli altri secondo uno stile di pensiero che ha un fondamento religioso (“Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde” Luca 11,14-23) ma che ripugna allo spirito laico e realistico che contrassegna la modernità? Non potrebbero esserci antiglobalisti dubbiosi e moderati e globalisti consapevoli dei problemi indotti da un mondo divenuto un’indivisa comunità di produzione e di scambio? E quanti come Ernesto Galli della Loggia invitano a riflettere sulle virtù del nazionalismo – per riprendere l’espressione di Yoram Hazony – sono le quinte colonne di Donald Trump e di Steve Bannon?

In realtà, il disegno dei Cerasa è quello di contarsi, del muro contro muro, di scrivere sulla lavagna della Repubblica resistenziale e democratica l’elenco dei cittadini buoni e dei cattivi. Le tinte sfumate, i sì… ma, gli accordi parziali, le mezze misure non sono di loro gusto: redivivi Simplicius  del pensiero unico debbono snidare l’avversario, smascherarne connivenze e  intenzioni inconfessate.

Silenzio sulle devastazioni

Sennonché non è neppure questo l’aspetto più controverso dell’articolo di Cerasa. A far riflettere è che per lui l’orrore suscitato dalle devastazioni dei black bloc passa in secondo piano rispetto agli obiettivi ideologici dei dimostranti. “La violenza portata in piazza dai manifestanti per così dire più facinorosi” fa da pendant alla “evitabilissima prova di forza della polizia” ed entrambe concorrono alla “rappresentazione falsata di ciò che quel G8 è stato dal punto di vista storico”.

Eh no, caro Direttore, il suo è un caso da manuale di falsa coscienza che chiude gli occhi davanti alla realtà e se ne inventa una fittizia per convalidare le sue credenze ideologiche. Per quanti hanno vissuto quelle tragiche giornate le ragioni dei contestatori non hanno contato un bel fico secco: le devastazioni, i danni provocati a negozi e banche, la città messa a soqquadro, le sirene delle forze dell’ordine, gli assalti, il sangue versato hanno lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva, hanno mostrato quanto sia precario e difficile il mantenimento dell’ordine in una società democratica come la nostra. Alla posta in gioco (global/no global) non ha pensato nessuno: è la violazione delle più elementari regole del gioco a far ricordare quegli eventi come un sogno spaventoso. Mi ha scritto un lettore:” Io ricordo l’amarezza per lo sfregio fatto alla mia città da quei beceri violenti. Che poi le forze dell’ordine (o chi era loro preposto) non abbiano saputo prevenire l’invasione ed abbiano ecceduto nel rivalersi su quelli che hanno acchiappato e che magari non erano i più responsabili, è una faccia della medaglia che aggiunge dispetto”. È proprio il riemergere della violenza cieca, irrazionale, incontrollata e incontrollabile che accompagnerà la reminiscenza delle giornate di Genova, indipendentemente da chi protestava contro chi e perché.

L’idea etica delle piazze

Viene il sospetto che Cerasa condivida sostanzialmente un caposaldo dell’ideologia italiana, che non tiene conto di Thomas Hobbes e della fondazione dello stato moderno fondato sul principio che la legge e l’ordine debbano avere la precedenza su tutto, per cui – in uno stato costituzionale e democratico – qualsiasi causa, anche la più giusta, diventa indifendibile se comporta il ricorso alla violenza. Nell’ideologia italiana, invece, è radicata l’idea della cosiddetta rilevanza etico-politica delle piazze per la quale cortei, manifestazioni, invasioni di luoghi pubblici, quando non sono mobilitazioni sanfediste, sono sempre un’espressione della libertà come partecipazione e vanno giudicati – positivamente o negativamente – per gli obiettivi che si propongono non per l’oggettivo perturbamento dell’ordine pubblico e il vulnus costituito per la convivenza civile. È sconfortante che si debba ancora ricordare che la piazza con i suoi furori non ha alcun rilievo né costituzionale né morale se la forza pubblica viene aggredita insultata dileggiata A Genova la polizia di Stato aveva il compito di non fare entrare i dimostranti nel recinto in cui si tenevano incontri e conferenze del G8: giustificare la pretesa di chi non intendeva rispettare il divieto avrebbe dovuto essere impensabile per ogni partito e cultura politica, anche quella di Vittorio Agnoletto. Viviamo, invece, in un paese in cui in  primo piano stanno i fini – che, se buoni, fanno dimenticare  i mezzi cattivi -, sicché per il mainstream culturale oggi dominante,  il G8 s’identifica con una battaglia ideologica non con una di quelle esplosioni collettive che società complesse e raffinate come quelle liberaldemocratiche non sanno spesso come gestire.

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Ferrentino
Ferrentino
31 Luglio 2021 19:09

La frase di Riccardo Lombardi non era farina del suo sacco, ma refrain della propaganda sovietica. Nel 1927 il grande scrittore Panai Istrati, allora fervente comunista, si reco’ in visita in Russia. Quel che vide spense in lui ogni entusiasmo. Nel libro nato da quella esperienza, “La Russie nue”, racconta che che il burocrate che l’ accompagnava, alle sue richhieste di spiegazioni sulle mostruosita’ di cui era testimone,
rispose appunto “Cosa pretendi? Non possiamo fare l’ omlette senza rompere le uova”. Al che Istrati rispose: “Non voglio offendere nessuno, tanto meno il popolo russo, ma io ho visto dappertutto gusci di uova rotte, ma dell

Nedo Micci
Nedo Micci
29 Luglio 2021 13:36

*** Fantapolitica*** . Ah , i militari? Bene…bisogna vedere da che parte staranno in relazione al covid ; se i colleghi di Figliuolo sposeranno le sue tesi in tema di vaccini ..Se si…( come , pour parler, potrebbe essere più probabile ) poi vedi dove andranno a manifestare i superlibertari e i novax…quelli menano sa !!! Ah , sì stava meglio quando si stava peggio…viva Conte e Draghi !!! Come si diceva? Ah sì, fantapolitica. P.S.In astratto diciamo che i ” militari ” non vanno troppo d’accordo con la parola ” liberta’ “. In tema vedo che qualcuno ha gia’ ripensato , bene stavolta, alla sora Murgia turbata dalle ” divise ” .

Jimbo
Jimbo
29 Luglio 2021 12:30

A Cerasa non farei portare l’immondizia nel cassonetto.
Anche perchè è pericoloso e la brucerebbe.

nicola
nicola
29 Luglio 2021 11:39

io ritrovo le idee del nazismo nel pensiero di cerasa e del suo giornale

Paolo
Paolo
29 Luglio 2021 9:44

commentare Cerasa e quanto afferma un’ameba sulla meccanica quantistica fa il paio. Passo oltre.

Franco
Franco
29 Luglio 2021 8:50

Ma come si fa a mettere sullo stesso piano le devastazioni di gruppi di delinquenti (che per definizione devastano) con gli orrori e le torture che le forze di polizia hanno perpetrato nei confronti di persone pacifiche?
Come si fa??????

E la cosa più grave (per un pubblico ufficiale) non è stata neanche la violenza (non la forza che sarebbe legittima) punitiva contro persone inermi, ma il depistaggio, la fabbricazione di prove false per legittimare le violenze.
Ma la “macelleria messicana” ha la stessa legittimità delle devastazioni dei black block?

GioS
GioS
29 Luglio 2021 8:33

Tanta roba, complimenti. Viviamo in uno stato in cui fino a 5/10 anni far passare l’autunno ad occupare istituti scolastici da nord a sud era considerato parte dell’offerta formativa. Poi si contavano i danni. Ma mai quelli sulla coscienza civica di chi subiva e di chi perpetrava. grazie a Dio è una pagina chiusa

Hermes
Hermes
29 Luglio 2021 8:20

Il 99 % dei globalisti che conosco raramente è uscito dal suo guscio per scoprire veramente il “Mondo” come facevano i Marco Polo, i Colombo, i Tucci tanto per parlare di esploratori Italiani che veramente sfidavano l’ignoto etc..Si limitano quasi sempre ad un esotismo di facciata meglio se importato in casa come ristorantino etnico sottocasa tanto per essere “cool” e non fare troppa fatica….