Politica

Il governo ci ripensa? Frenata la stangata sugli affitti brevi

La cedolare al 26 per cento salta grazie agli emendamenti, stop anche alla nuova tassa sui dividendi

salvini affitti brevi Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Ogni volta che arriva una manovra economica sembra di assistere alla solita scena: da una parte il governo che propone, dall’altra i partiti che segnalano, correggono, aggiustano, e in mezzo gli italiani che cercano disperatamente di capire se questa volta la stangata toccherà a loro. E non poteva mancare, nel menu di quest’anno, il capitolo sugli affitti brevi, ormai diventati il bersaglio preferito di chi cerca una copertura facile da sbandierare come equità sociale.

La trovata dell’aumento della cedolare secca al 26 per cento è stata infatti una di quelle idee che nascono già con l’aria di chi rischia di fare più danni che benefici. Perché colpire gli affitti brevi non è solo un esercizio di tassazione creativa, è anche l’ennesimo segnale che quando lo Stato ha bisogno di soldi guarda sempre nelle stesse tasche: quelle di chi prova a far fruttare un immobile, magari dopo anni di sacrifici, magari contando proprio su quel rendimento per far quadrare i conti familiari. È un riflesso pavloviano: serve una copertura? Tassi l’immobiliarista, anche se è un privato con un bilocale.

E allora non stupisce che la Lega, tra gli emendamenti segnalati, chieda di sopprimere proprio quell’aumento. Via la cedolare al 26%, via anche la norma sulla tassazione dei dividendi, e le coperture si trovano altrove, con un ritocco dell’Irap per banche e assicurazioni. Non che queste siano esattamente delle povere vittime, ma il principio che emerge è semplice: prima di massacrare un settore che funziona e genera economie diffuse, forse converrebbe guardare a chi può permetterselo senza effetti collaterali disastrosi.

La verità è che sugli affitti brevi si è costruita una narrazione tossica, in cui vengono presentati come la causa della crisi degli affitti tradizionali, dell’inflazione immobiliare e persino della mancanza di alloggi per studenti. Una narrazione comoda, perfetta per chi cerca un nemico da additare, ma completamente scollegata dalla realtà. Per molti proprietari gli affitti brevi non sono un capriccio, ma la sola alternativa a un mercato degli affitti lunghi pieno di rigidità, rischi e norme che spesso rendono impossibile persino riavere casa quando l’inquilino smette di pagare.

E mentre si discute su chi tassare e quanto, tra gli emendamenti rimane anche l’allargamento della rottamazione, con il dimezzamento degli interessi al 2 per cento e qualche sollecito in più. Una soluzione cerotto, certo, ma almeno evita di aggiungere un ulteriore carico sulle spalle di chi già arranca.

In tutto questo, ciò che emerge con chiarezza è il solito punto: invece di favorire un clima in cui chi investe e mette a reddito un immobile viene visto come un motore dell’economia, si continua a trattarlo come un bancomat da cui prelevare ogni volta che serve. E finché questa mentalità non cambia, ogni manovra assomiglierà a un gioco dell’oca in cui, alla fine, a perdere sono sempre gli stessi.

Franco Lodige, 20 novembre 2025

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