In questi giorni Roberto Saviano sul suo canale Youtube ha sparato a mitraglia contro i social che si occupano del caso di Garlasco. Già da titolo del video si capisce dove voglia andare a parare il grande inquisitore letterario di tutte le mafie, reali o presunte tali: “Il grande inganno di Garlasco: smetti di abboccare al True crime”.
Quindi già da qui si capisce che il nostro eroe, da molti anni sotto scorta, non considera affatto piuttosto ingannevole la prima indagine, che definire sciatta sarebbe oltremodo riduttivo, bensì i vari dibattiti e approfondimenti che vengono trasmessi nei vari canali social a cui partecipano, vorrei sottolineargli, anche molti personaggi con le carte in regola per occuparsi di una delle vicende giudiziarie più oscure degli ultimi decenni.
Emblematica, in tal senso, la sua introduzione all’argomento: “Rispondo all’orrore di Garlasco. Vi prego, basta! Basta seguire questa infinita fogna di opinioni, informazioni sbagliate, derby! A oggi non c’è stato alcuna revisione del processo. La persona considerata già colpevole non è stata arrestata (notevole il fatto che per lui solo l’arresto stabilisce la fondatezza delle accuse, ndr) . Di cosa si sta parlando, di cosa si sta parlando? Ecco il true crime. Il true crime offre suggestione. È atmosfera, Congettura. Non ti informa di nulla che tu possa sapere con certezza, ma di fatto ti consegna un brivido e lo chiama verità.” Dopodiché Saviano ci spiega i motivi della sua viscerale avversione per questa libera espressione del pensiero: “Detesto il true crime – spiega – . Detesto l’incompetenza. Detesto gli spettacoli teatrali. Detesto i podcast. Tutto questo orrore che nulla ha a che fare con lo studio dei casi di cronaca, con l’analisi della cronaca. Nulla a che fare con lo studio del potere. Nulla c’entra il true crime con il crimine organizzato.”
Qui mi fermo perché credo di aver già compreso il motivo di questo sfogo, a mio avviso, inopportuno e che mette sotto accusa milioni di italiani – in nome dei quali, vorrei ricordare a questo genio incompreso della lotta alle mafie, vengono pronunciate le sentenze – rei di non accontentarsi della cosiddetta informazione mainstream. Saviano sembra soffrire di una certa invidia nei confronti di chi, anziché occuparsi del citato crimine organizzato, delle cui nefandezze egli si considera il cantore più ascoltato, osa affrontare le “quisquilie” un caso che con tutta probabilità rappresenta un colossale errore giudiziario. Un caso che potrebbe allargarsi proprio a quegli aspetti che stanno tanto a cuore all’autore di Gomorra, ovvero un intreccio sistemico di interessi illeciti che avrebbero infestato la Lomellina.
D’altro canto, che Saviano utilizzasse il tema delle mafie come il prezzemolo si era già visto ai tempi del Covid-19, in cui il nostro appoggiava acriticamente le misure restrittive, arrivando a lamentarsi per il fatto che queste ultime non sarebbero state sufficientemente restrittive.
Tant’è che ogniqualvolta ne ebbe l’occasione, in sintesi, sostenne che la pandemia si fosse trasformata in una grande opportunità ideale per le mafie per espandere il proprio potere. Pertanto, dato che il caso di Garlasco ha oscurato anche il suo residuale spazio di professionista dell’antimafia – espressione coniata da Leonardo Sciascia per definire chi utilizzava il tema come ascensore sociale – , è umanamente comprensibile che Saviano sia come il celebre automobilista di alcuni esilaranti sketch di Gioele Dix, alias David Ottolenghi, ossia “perennemente inc…ato come una bestia!”
Claudio Romiti, 28 maggio 2026
Leggi anche:
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


