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Il jolly Casellati manda nel panico la sinistra: cosa fanno Pd e 5 stelle

Leu, Pd e M5S scelgono l’astensione in Aula. Ma non controllano le loro truppe. E devono ricorrere ad alcuni espedienti

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Regna il caos nel centrosinistra. Dopo aver disertato il voto, scegliendo l’astensione di fronte alla candidatura di Maria Elisabetta Alberti Casellati. Dopo aver rifiutato il confronto con il centrodestra, ignorando l’invito ad una riunione dei leader della maggioranza lanciato da Salvini. E soprattutto dopo un lungo vertice tra Letta, Conte e Speranza, ciò che emerge – al netto della irritata dichiarazione congiunta – è l’evidente il nervosismo che regna dalle parti di Pd, M5S e Leu.

La guerra “fisica” nel M5s

Già dalla mattina è stato chiaro che il Pd non si fida granché della tenuta dei grillini nel segreto dell’urna. Anche per questo il centrosinistra ha scelto di astenersi per evitare possibili franchi tiratori favorevoli alla Casellati. La tensione è tale che, stando ad una esclusiva di Open, alle 11.20 la prima chiama dei senatori è stata fermata per alcuni istanti perché alcuni grandi elettori del Movimento stavano fisicamente bloccando l’ingresso in Aula di compagni di partito che intendevano presentarsi alla Camera. “A denunciare l’accaduto al presidente della Camera sarebbe stato Pietro Lorefice, senatore eletto proprio nei 5 stelle – scrive Open – Il Movimento, ancora una volta, presenta le sue spaccature interne, con alcuni suoi delegati che non vogliono rispondere all’ordine arrivato dai vertici di non partecipare alla prima chiama, per poi astenersi alla seconda”.

Le vedette del Pd

Non che il resto del centrosinistra si possa definire compatto. Il voto di ieri, con decine di preferenze finite a Mattarella e tante schede bianche in meno del previsto, lo ha dimostrato. Tanto che stando a rainews.it il Pd starebbe addirittura mettendo in campo delle strategie anti-franchi tiratori, magari per evitare di cascarci con due piedi come successe con Prodi nel 2013. Durante il voto di ieri, infatti, pare che i deputati Emanuele Fiano e Piero De Luca siano stati mandati in cima a Montecitorio per fare da “vedette” e “cronometrare” i voti dei colleghi di partito e dei Cinque Stelle. Compito facile: visto che ieri il centrosinistra aveva indicato ai grandi elettori di votare scheda bianca, se questi avessero transitato rapidamente sotto i catafalchi avrebbero dimostrato adesione alle direttive dei partiti. Se si fossero soffermati, magari giusto il tempo di scrivere “Mattarella” sulla scheda, sarebbero finiti nel calderone dei possibili “traditori”. Chi è, poi, che sta rendendo questa elezione una farsa?