Magari non ci meritiamo sempre il nostro destino, ma di ciò che lasciamo siamo senza dubbio artefici: e la verità, anche postuma, infine ci raggiunge, bella o infame che sia. Amedeo Umberto Rita Sebastiani detto Amadeus, detto Ama, si era perduto nella megalomania e torna, tenta di tornare dove si era lasciato. Per ritrovarsi, per raggiungersi. Lo fa con adattabilità inversamente propozionale alla spocchia con cui aveva lasciato la Rai, in aura di protomartire, automartire, dopo essersi montato la testa con un rosario di Festival talmente woke che avrebbero fatto schifo perfino nell’Inghilterra di Starmer. Vado via, come cantava Drupi, ma a tre metri da terra e buttando là il solito siluretto a chi non lo meritava, la Meloni di Telemeloni che pur avendolo coperto di milioni non bastava, lui voleva di più, voleva la santificazione familiare e siccome a tutto c’è un limite lui se ne partiva col naso all’insù, milioni e bagagli, alla volta de la 9. Solo per scoprire che non è il conduttore a fare la fortuna della rete ma il contrario: succedeva con Pippo, con Raffa, figuriamoci con Ama.
E insomma rieccolo e, per bussare alla porta, da chi va? Non dal direttore generale o da qualche capostruttura, lui s’infila dritto al programma del pard, Rosario Tindaro Fiorello detto Ciuri. Il comunicato distribuito alla agenzie gronda improntitudine per quanto finge di essere asettico, chissà quanto ci hanno lavorato per non dire che Ama da Ciuri e si umilia fino a cantarsi addosso parafrasando una meteora sanremese: “Non amarmi, non amarmi, anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli”. Come dire: raccattatemi, l’ho capita la lezione. Vedi un po’ Ama come torna a Canossa. E allora la gioia, lo spasso, è tornato l’Amarello, l’Amaciuri, roba che il bivaccante festivaliero ci trova una ragione per vivere e un po’’ anche noi ci consoliamo: sì, annasperemo pure fra stragi di jihadisti melanconici e maranza che minacciano un sindaco di squartamenti al cospetto della polizia, ma il Paese tiene, la nave va, la democrazia è salva, la Costituzione sana e robusta se torna Ama. Torna dove? Dal tasto 9 all’1, sai che impresa.
“Amadeus e Warner Discovery starebbero lavorando in queste settimane a una exit strategy che soddisfi entrambe le parti”, dicono gli informati. Tradotto brutalmente dall’agenziese: non se lo cacava nessuno e se l’ultima cosa che voleva lui è continuare ad affondare nelle sabbie mobili d’oblio, l’ultima che voleva Warner era tenerselo ancora sui santissimi. “Che il trasloco dalla Rai, dopo gli anni dell’enorme successo del suo festival di Sanremo, al canale Nove non abbia ottenuto il seguito di pubblico inizialmente atteso non è un mistero. Probabilmente sia il conduttore che il gruppo Warner Discovery, a questo punto, hanno valutato che non gioverebbe perseverare”. Quant’è difficile pesare le parole coi padreterni dell’intrattenimento che son peggio dei politici, quanta vasellina ci vuole, e alla fine la tastiera è tutta impiastricciata.
Che brutto lavoro, io trasudo solidarietà. Ma non è il mio e allora ve la dico come va detta secondo me: che va a finire come era prevedibile, inevitabile e come avevamo anticipato: il ritorno, mesto, a naso chino, ma sempre nella retorica insopportabile della sfida, la nuova sfida, non è mai per soldi (no, infatti: è sempre per soldi). Nel vento della sfida se n’era andato (15 milioni in tre anni erano solo una questione secondaria), nel vento della sfida se ne torna a casa, Ama. A far cosa non si sa, ma poi ci pensa compar Ciuri. Che bella cosa quando ci si vuol bene, ci si aiuta, come dicono in Sicilia: con i soldi e l’amicizia, si va in culo alla giustizia.
Amici, simpaticoni, eterni ragazzi, ma anche suscettibili allo stesso modo, presuntuosi, vendicativi se si sentono mancare di rispetto, il che accade con patologica facilità. Io me li ricordo a Sanremo, i finti giocherelloni, con quelle scenette abbastanza ignobili sui novax da perculare (ho idea che Ciuri se ne sia abbondantemente pentito, almeno lui); io non lo dimentico, Ama come se la tirava a Sanremo, manco Cavour che faceva l’Italia, e come se ne andava sdegnosamente dalla Rai che non se lo meritava. E tutto farò meno che stupirmi ritrovandolo, domani o fra un anno, più convinto di prima, tra un pacco e un Ariston, una volta ritrovata la sua baronia al servizio pubblico.
Se poi sarà quello, perché, attenzione, la nota d’agenzia di comunicazione si chiude con un dettaglio, un refolo allusivo che al consumatore medio di pastorelli del telepresepe sfugge tranquillamente, ma a noi vecchie carogne accende subito una lampadina: “Poi, si vedrà. Come si vedrà se invece il futuro del conduttore potrà giocarsi altrove”. Vuol dire due cose: una, che, Fiorello a parte, dipende da chi gestisce oggi il conduttore, dal suo potere in Rai (“Non ci sono conferme ufficiali riguardo al nuovo manager”, prende tempo Affaritaliani), e due, che trattative parallele sono in corso con Mediaset (per esclusione, perché dove altro può proporsi?), insomma lo zuzzurellone Ama con Ciuri di scorta fa il suo gioco ed è un gioco al rialzo. Un gioco rischioso, perché, come ha detto con cattiveria l’ex manager Lucio Presta, “Lui ha pagato un prezzo altissimo per stupidità e per i soldi. Pensava di avere un suo pubblico come Fazio, ma Amadeus è solo ‘quello che fa’, il programma”. Presta è uno che non ha più remore nel dire quello che pensa di chiunque, molti gli hanno voltato le spalle e non si è capito mai del tutto cosa sia successo, la sua stella sembra caduta, ma una cosa è certa, il mondo degli amiconi mai cresciuti è un mondo spietato e a questi qui non gli basta mai.
Max Del Papa, 6 giugno 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


