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Il miracolo delle due manine: chi ha salvato Ilaria Salis?

L'Eurodeputata vince il primo round, a ottobre il voto della plenaria. Ed è caccia ai due colleghi che l'hanno favorita

ilaria salis carola rackete
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Stamattina la Commissione Affari Giuridici del Parlamento Europeo ha respinto la richiesta di revoca dell’immunità parlamentare per Ilaria Salis, eurodeputata del gruppo Alleanza Verdi Sinistra (Avs). La richiesta proveniva dall’Ungheria, dove Salis è accusata di lesioni nei confronti di due militanti neonazisti in un episodio risalente a febbraio 2023. Il voto è stato deciso con uno stretto margine: 13 contrari alla revoca dell’immunità e 12 favorevoli.

Le parole degli avvocati

Mauro Straini, uno degli avvocati di Ilaria Salis, ha definito il voto come un’importante interpretazione della normativa sull’immunità parlamentare. Ha spiegato che “non si poteva ignorare la situazione in Ungheria, dove non è garantito uno stato di diritto adeguato”. L’altro legale, Eugenio Losco, ha aggiunto che “in un caso così politicamente influenzato, le pressioni del governo ungherese non avrebbero garantito un processo equo”. Entrambi gli avvocati hanno sottolineato che questa decisione rappresenta un primo passo, in attesa del voto definitivo della plenaria dell’Europarlamento il 7 ottobre.

Le dichiarazioni di Ilaria Salis

Dopo il voto della Commissione, Ilaria Salis ha commentato definendolo “un segnale importante e positivo“. L’eurodeputata ha sottolineato che la tutela dell’immunità non è un tentativo di sottrarsi alla giustizia, ma un modo per proteggerla da possibili persecuzioni politiche del regime di Viktor Orbán. Salis ha affermato: “Le autorità italiane restano libere di aprire un procedimento nei miei confronti, come io stessa auspico”.

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Chi ha salvato Ilaria

In realtà la Salis se l’è vista brutta. La richiesta di revoca dell’immunità è stata respinta per 13 a 12. Chi ha votato a favore e chi contro? Non si sa, visto che la sinistra in Commissione Affari giuridici ha chiesto il voto secretato. Si possono però fare delle supposizioni e valutare le posizioni ufficiali dei vari partiti o movimenti politici euroopei. A difesa dell’eurodeputata di Avs si siano schierati quasi certamente gli 11 eurodeputati dei gruppi della Sinistra Ue, dei Verdi, dei Socialisti e dei Liberali. Tra questi anche gli italiani Mario Furore (M5S) e i dem Brando Benifei e Alessandro Zan, i quali in teoria non fanno parte della Commissione ma sono “membri sostituti” che hanno chiesto ai colleghi titolari di poter prendere parte al voto. Da sola la sinistra non avrebbe potuto salvare Ilaria. Dall’altro lato “le destre” avevano a disposizione 14 voti, quindi la maggioranza, con cui potevano mandare a processo la Salis. È probabile che Patrioti, Sovranisti e Conservatori (7 voti) abbiano votato per la revoca. Di sicuro anche il relatore popolare, Vàzquez Làzara, del Ppe, ha votato per la revoca. I 7 voti del Ppe, però, potrebbero essere diventati magicamente cinque. A Bruxelles si vocifera che l’aiutino sia arrivato da due manine dei Popolari europei (nessun italiano era però presente), gruppo che contava sette eurodeputati in commissione. C’è addirittura chi ipotizza che a sostenere Salis sarebbero stati il deputati polacco Michał Wawrykiewicz e uno tedesco della Cdu. Ma non c’è nessuna certezza. Si ipotizza che dietro la mancata revoca alla Salis ci sia uno “scambio” del Ppe con i Socialisti, i quali avevano a loro volta due parlamentari (Péter Magyar e Klára Dobrev) che a loro volta sono stati salvati.

Le reazioni politiche

Il voto della Commissione ha generato reazioni contrastanti sulla scena politica. Matteo Salvini, leader della Lega, ha dichiarato su un post social: “Al Parlamento Europeo, nel primo voto in Commissione, respinta la richiesta di revoca dell’immunità a Ilaria Salis. Chi sbaglia, non paga”. D’altro canto, Brando Benifei, eurodeputato del Partito Democratico, ha sostenuto la decisione affermando: “Il Parlamento Europeo, difendendo oggi la sua immunità, ha difeso lo Stato di diritto in Europa”. Inoltre, da Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno ribadito che Ilaria Salis intende affrontare un giusto processo, ma “non in Ungheria, dove Orbán ha già annunciato pubblicamente la condanna”.

Lo scontro con l’Ungheria

Dure critiche sono arrivate dal governo ungherese. Zoltan Kovacs, portavoce di Orbán, ha definito Ilaria Salis “una criminale che deve essere imprigionata”. In un post pubblicato sui social media, Kovacs ha accusato il Parlamento Europeo di “legittimare il terrorismo di estrema sinistra“. La vicenda continua a rimanere al centro di un acceso dibattito politico tra Bruxelles e Budapest, anche alla luce delle accuse di mancanza di indipendenza giudiziaria in Ungheria.

Il prossimo passo: il voto dell’Assemblea Plenaria

Il caso di Ilaria Salis non è ancora chiuso. L’ultima parola spetta all’Assemblea Plenaria del Parlamento Europeo, che il 7 ottobre voterà per confermare o meno la decisione della Commissione Affari Giuridici. Questo passaggio sarà decisivo per determinare se l’eurodeputata sarà sottoposta a processo o continuerà a usufruire dell’immunità.

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