Stiamo scoprendo che la vera padrona del Paese è Ilaria Salis, chi l’avrebbe detto, con dietro la sinistra ma anche un po’ di destra sparsa ma soprattutto il Colle, silente, vigilante. È lei il vero compromesso storico, molto compromesso: la potenza di fuoco dei media per salvarla è impressionante, sorprendente anche in quanto trasversale. Dite che su questa pasionaria discreatmente pregiudicata si studiano i soliti tatticismi, i piccoli tatticismi manovrieri all’italiana? Come vi pare, sta di fatto che la supplente che toglieva le case ai poveri per darle ai ricchi figli di papà teppistoidi è intoccabile e può avventurarsi nelle contraddizioni supreme proprie dei potenti, del potere: antagonista ma ereditiera, centro sociale e europarlamento, top class (pagata da le populace) e pastasciutte antifà, illuminismo e ombre, lotta continua e pretese di aiuto da quelli che probabilmente vedrebbe volentieri oscillare a piazza Loreto.
“Non voglio essere processata in Ungheria ma in Italia”. Ma non diceva che qui c’è il regime fascista delle destra? Tout est pardonné quando conviene? Non è un po’ troppo comodo spostare la competenza da un Paese all’altro siccome si ritiene di poter contare su giudici amici militanti dello stesso partito? Sentite uno dei protegèe, l’impareggiabile Brando Benifei dalla capigliatura antagonista, che evidentemente ha il dono della preveggenza o la sa lunga: “”Ilaria Salis è libera” e “non verrà riportata in carcere in Ungheria, non subirà l’ingiustizia del governo di Orban. Il Parlamento Europeo difendendo oggi la sua immunità ha difeso lo Stato di Diritto in Europa, per tutte e tutti i cittadini”.
In brodo di giuggiole anche i giuggioloni ipresariali Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli: “Ringraziamo i parlamentari della commissione Juri del Parlamento Europeo che hanno bocciato la revoca della richiesta dell’immunità per Ilaria Salis – scrivono in una nota – Ilaria ha sempre detto di non voler fuggire dal processo ma di volere un giusto processo che non può essere garantito in Ungheria dove Orban ha già scritto la sentenza di condanna come dimostra il post del suo portavoce che ha mandato a Ilaria le coordinate del carcere in Ungheria. Per noi quella di Ilaria è stata ed è una battaglia per lo stato di diritto e la democrazia in Europa”. È la variante all’accusa che i Travaglio e gli altri sponsor del forcaiolismo d’antan predicavano col ditale alzato: ah, vergogna, non ci si difende fuori dal processo ma nel processo. Era un altro momento, adesso funziona così: ci si difende nel processo, ma nella sede che piace a me.
E come no: il più berlusconiano degli istituti garantisti, l’immunità, usato per blindare una imputata assai prima di venire eletta e per un reato clamoroso come il tentato omicidio a seguito di una presunta spedizione di nove su un bersaglio neonazista quasi accoppato a bastonate: questo sarebbe “difendere lo Stato di diritto”, Salis Ilaria non più come il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo ma direttamente come la Democrazia, un po’ pop, un po’ incasinata, un po’ tanto rossa come le visioni di Skapinakis. E tutti da sinistra a destra che dicono: è una martire, non facciamone una martire, dobbiamo difenderla, preservarla, è italiana, noi siamo diversi, noi abbiamo già vinto con le nostre idee, la nostra civiltà, la nostra tolleranza, è lei che ha perso.
Come no. Non vedi. Avercene, a perdere così. A noi pare che questo sia il trionfo dell’ingiustizia, la bellavita in virtù di 4 condanne e 29 precedenti di polizia e adesso l’immunità per faccende per niente legate al cosiddetto mandato politico, che nessuno ha ancora capito in cosa consista. A noi pare che, come ieri a Milano, continuino a vincere i teppisti, i terroristi, i distruttori, quelli che mandano 60 agenti all’ospedale, che gli spaccano i denti, gli sfondano i caschi, nella rassegnazione dello Stato e nel silenzio pesantissimo di Mattarella, ieri impegnato in una scuola elementare con Lillo e Jovanotti. A noi e non solo a noi, al cittadino coglione che riga dritto e si prende le mazzate, si vede paralizzare i servizi e le stazioni, distruggere le città dove sopravvive, sempre che sopravviva, sempre che non lo facciano fuori i clandestini che le Salis vogliono accogliere e ospitare nelle abitazioni altrui, ecco a noi pare che questo cittadino plebe o “schiavo di merda” per dirla con Nicola Porro non vinca proprio mai, che debba sempre constatare la sua sconfitta fantozziana a fronte del trionfo dell’ingiustizia, della illegalità, dell’impunità.
Perché sursum corda, Salis: oggi, come diceva Brando e come tutti sapevamo, è stata salvata definitivamente, consegnata all’impunità che la consacra intoccabile grazie a un sapiente dosaggio degli astenuti, quelli improvvisamente malati, con l’attacco di panico o di cagotto. Viva viva il Salvasalis, siamo italiani, core bono e familismo abbestia, in compenso legalità ad minchiam. Adesso Ilaler può partire in processione per tutti i canali, dove avrà modo, se vorrà, di evocare nuovi proclami, nuove tensioni capovolte ai coglionazzi che han contribuito a blindarla, a confermarme lo status di nuova Ibarruri, ahi che Dolores, olè. Probabile che, da domani, la lotta alla successione nel Politburo sarà tra una frequentatrice dell’Askatasuna in bretelle e sandali e una sofisticata festaiola al circolo nautico di Genova sposata a un regista woke. Salis contro Salis, ma chi l’avrebbe detto.
Max Del Papa, 23 settembre 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra


