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Il mistero (nucleare?) dell’esplosione in Iran

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Ogni volta che si deve riportare qualche fatto accaduto in Iran, a Teheran in particolare, anche il più grave, ricorderete per esempio l’abbattimento, sei mesi fa circa, del Boenig 737 dell’Ukraine International Airlines appena decollato dall’aeroporto “Imam Khomeini” di Teheran, è necessario combattere contro la censura del regime. Negare sempre, negare tutto, anche l’evidenza, e cancellare immediatamente le prove. Esattamente quello che fece il governo iraniano all’indomani di quell’incidente e di tanti altri che si sono susseguiti in questi anni.

Ciò che però è successo la scorsa sera a Parchin, un villaggio alla periferia di Teheran è, se vogliamo, potenzialmente più grave di quello che è successo in altre occasioni e di cui, fino ad oggi, siamo stati testimoni. Anche se gli Ayatollah hanno confermato che l’enorme deflagrazione, potete vedere sia alcune foto che dei filmati, è stata dovuta all’incendio di un serbatoio di gas, come sempre in questi casi i dubbi sono molti e gran parte di essi rimarranno purtroppo senza risposta. Testimoni oculari che sono rimasti anonimi, ne va delle loro vite, hanno riferito che lo scoppio è stato talmente grande che ha illuminato a giorno il cielo e gran parte della città.

A Parchin, tra l’altro, ha sede una base militare dove le guardie rivoluzionarie effettuano i test per provare il combustibile missilistico, liquido e solido, e anche una struttura in cui si sospetta che l’Iran abbia condotto test relativi alle armi nucleari. Si tratta di una delle due strutture dove sono state vietate le ispezioni da parte degli ispettori dell’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica). Visti i preamboli è difficile credere a quello che riferiscono le autorità iraniane, anche perché l’esplosione causata da fuga di gas sembra la scusa stupida e frettolosa di chi non sa come giustificare una cosa più grande di lui.

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Elisabetta
Elisabetta
26 Giugno 2020 17:58

Qualche fondo ha speculato prima che esplodesse quel sito?
Non fatevi domande di tipo militare fatevi domande di tipo finanziario che poi le due realtà siano spesso interconnesse è la palissiana.
Qui ci vorrebbe Gasbarro…

Elisabetta
Elisabetta
26 Giugno 2020 17:56

Se vi fosse stata una testata ci sarebbe stato il fungo fantomatico di un esplosione nucleare?
Dal tipo di illuminazion, colore e persistenzapiù mancanza di nube di fumo e di colore qualcuno dovrebbe avere le idee chiare di cosa è asploso.
Chiedete ai vostri collaboratori dei servizi, quelli che anticiparono che il covid era uscito(?), scappato(?),lasciato uscire (?), errore di protocollo di sicuerzza (?) in un laboratorio di Whuan.

approposito pure la CIA ha fatto dietrofront con le accuse ai cinesi, però prima l’ex capo della CIA aveva dichiarato prove certe, poi son sparite o non erano così certe?
Mah i servizi ne sanno una più der diavolo o sono il diavolo e colui che ne sà di più, tutto in uno?

Io sto coronavirus me lo stò godendo nelle peripezie del mercatofinanziario…. dalle preseculazioni alle post.

honhil
honhil
26 Giugno 2020 17:24

L’Iran e l’Italia sono distanti anni luce, in fatto di democrazia (nonostante il caos in cui lo Stivale si dibatte di questi tempi). Ma sembrano avere al momento lo stesso problema: ‘come giustificare una cosa più grande di loro’. Da qualche parte quest’oggi si legge: “Iva sì Iva no Iva boh”. Il dilemma una volta era il vecchietto. E l’indimenticabile Domenico Modugno, da par suo, tirò le orecchie agli italiani con “Il vecchietto dove lo metto”. Senza nulla, tuttavia, poter fare, per il dramma sottostante. Poi, passata la buriana, tutto si è dissolto nella tramoggia del dimenticatoio. C’è voluto il Covid-19, per mettere sotto la lente d’ingrandimento le case di riposo. Ma l’interesse non era verso le migliaia di persone morte nelle Rsa lontano dagli affetti familiari e seppellite chissà dove: il contendere era la solita scorciatoia politica da dietro i quali muretti sparare alle spalle dell’avversario politico. In questo continuo gioco delle tre carte, il capo del Pd, la cui pattuglia di governo è formata da 7 ministri, 4 viceministri e 13 sottosegretari, dall’esecutivo vuole “risposte chiare, regole certe e condivise. Servono maggiori investimenti”. Sarebbe bastato dimenarsi di meno e, a quattr’occhi, chiedere a Conte, se è quello che prevedono gli accordi, di mantenere fede agli impegni di coalizione. Invece. In questo contesto, tuttavia, il ‘si cambia’ con riferimento… Leggi il resto »