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Il movimento Me Too? Una sorta di jihad anti-maschile

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È molto probabile, vista la vastità e la sistematicità delle accuse e delle testimonianze a suo carico, che Harvey Weinstein risulti effettivamente colpevole di violenza sessuale. Ma forse anche lui ha diritto a un processo, o no?

In ogni caso, un’icona del cinema è caduta nella polvere: strapotente produttore di Hollywood, amico dei Clinton, sostenitore storico dei democratici. È perfino superfluo ribadire, a scanso di equivoci, che chiunque sia responsabile di violenza va denunciato, perseguito, e, se colpevole, condannato. Vale per Weinstein e per chiunque altro.

Tuttavia, non mi convince affatto il movimento “Me Too” che si è formato a partire da questa vicenda, e che ogni giorno ci fa sapere – sintetizzo con parole mie – quante persecuzioni abbiano dovuto subire numerose attrici, quanto siano porci i maschi in generale, e quanto il dibattito pubblico occidentale colpevolizzi le donne vittime di violenza.

Francamente, mi pare una rappresentazione surreale, caricaturale, non credibile. Lo dico senza polemica. Mi sembra un approccio culturale inconsapevolmente degno di Lorena Bobbitt, l’indimenticabile signora che, armata di forbici, aggredì il “bene più caro” del suo compagno. Per carità, la mia è solo una metafora (così ci risparmiamo dispute e incomprensioni). Ma l’inclinazione psico-politica mi pare quella: colpevolizzare il maschio in quanto tale, aggredire un genere in modo indistinto, far pensare che gli uomini – tutti – si dividano tra  stupratori e possibili stupratori.

Sta qui l’errore più grande del movimento Me Too. Viene da pensare che, se avessero di fronte James Bond, lo metterebbero sotto processo non solo perché imperialista e occidentale (già due capi d’accusa non da poco per certi ambienti…), ma pure perché responsabile di avances nei confronti delle belle signore che incontra sulla sua strada.

A mio avviso, va respinta questa sorta generalizzata jihad anti-maschile.

1) Perché non mi pare proprio che tutte le donne si sentano assediate da tutti gli uomini in circolazione. Ma dove vivono queste signore? Il mondo è pieno di famiglie, luoghi di lavoro, ambienti umani e professionali dove uomini e donne convivono, competono, si incontrano, si scontrano, facendo i conti – com’è assolutamente fisiologico – con simpatie, antipatie, successi, insuccessi, felicità o delusioni, ma senza che vi siano comportamenti criminali. Non dispiaccia alle paladine del giustizialismo applicato alle relazioni sessuali: ma la regola, la normalità, è questa. L’abuso – per fortuna – è una remota, ultraremota eccezione da perseguire.

2) Perché semmai oggi ad aver bisogno di riscatto è proprio l’uomo, vittima di una specie di nuovo maccartismo, di un generalizzato processo di intimidazione, di una sistematica presunzione di colpevolezza.

Sia consentito dirlo: esistono tanti stronzi, ma esistono pure un mucchio di stronze (sia perdonato il doppio “oxfordismo”). E allora – com’è giusto – critichiamo in ogni campo chi si comporta male, dimenticando per un momento se si tratta di un lui o di una lei.

Daniele Capezzone, 27 maggio 2018