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Il Natale di Ratzinger: la scienza può fallire, Cristo vince sempre

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Pubblichiamo una riflessione di papa Benedetto XVI, scritta tra il 1959 e il 1960 (quando era semplicemente Joseph Ratzinger). Questo brano circola sulla Rete ed è stato rilanciato, alcuni giorni fa, dal sito cattolico Aleteia. Una parte dell’atmosfera festosa descritta da Ratzinger, nel Natale 2020, ci è stata negata. Ma il valore profondo delle sue parole rimane, in un tempo di paura, di affidamento disperato a una scienza spesso tirata per la giacchetta dalla politica, di disperazione, lutto e sfiducia. Auguri a tutti i nostri lettori.

[A Natale,] per un istante Chiesa e mondo sembrano riconciliarsi. Ed è bello! Le luci, l’incenso, la musica, lo sguardo delle persone che ancora credono; e, infine, il misterioso, antico messaggio del bambino che nacque molto tempo fa a Betlemme ed è chiamato il redentore del mondo: “Cristo, il salvatore, è qui!”. Questo ci commuove; eppure, i concetti che in quel momento udiamo – “redenzione”, “peccato”, “salvezza” – suonano come parole che ci giungono da un mondo lontano, da un tempo ormai passato: forse era bello quel mondo, ma, in ogni caso, non è più il nostro. O lo è invece?

Un mondo senza speranza

[Quel mondo] era dominato da un sentimento diffuso molto simile al nostro. Si trattava di un mondo in cui il “crepuscolo degli dei” non era un modo di dire, ma un fatto reale. Tutt’a un tratto, gli antichi dei erano divenuti irreali: non esistevano più e gli uomini non potevano più credere in quello che, per generazioni, aveva dato senso e stabilità alla loro vita. Ma l’uomo non può vivere senza un senso, ne ha bisogno come del pane quotidiano. E così, tramontati gli antichi astri, egli dovette cercare nuove luci. Ma dov’erano?

[Una corrente] «gli offriva come alternativa il culto della “luce invitta”, del sole, che giorno dopo giorno fa il suo corso sulla terra, sicuro di vincere e forte quasi come un dio visibile di questo mondo. […] [Così,] le liturgie della religione del sole molto abilmente si erano appropriate di una paura e insieme di una speranza originarie dell’uomo. […] [Sapere che ogni anno tornava il solstizio d’inverno] dava in fondo la certezza della sempre nuova vittoria del sole, del suo certo, perpetuo ritorno. È la festa in cui si compendia la speranza, anzi, la certezza dell’indistruttibilità delle luci di questo mondo.

L’invisibile trionfa sul visibile

[Questa epoca,] nella quale alcuni imperatori romani, con il culto del sole invitto, cercarono di dare ai loro sudditi una nuova fede, una nuova speranza, un nuovo senso in mezzo all’inarrestabile crollo delle antiche divinità, coincise col tempo in cui la fede cristiana tentò di guadagnare il cuore dell’uomo greco-romano. Ed essa trovò proprio nel culto del sole uno dei suoi antagonisti più insidiosi. […] [Infatti, si trattava] di un segno fin troppo visibile agli occhi degli uomini, molto più visibile e attraente del segno della croce nel quale giungevano gli annunciatori della fede in Cristo. Eppure, la loro fede e la loro luce invisibile ebbero il sopravvento sul quel messaggio visibile col quale l’antico paganesimo cercò di affermarsi. […] [I cristiani celebrarono] il giorno natalizio della luce invitta, e lo celebrarono come il giorno della nascita di Cristo, in cui essi avevano trovato la vera luce del mondo. Dicevano ai pagani: “Il sole è buono e noi ci rallegriamo quanto voi per la sua continua vittoria. Ma il sole non possiede alcuna forza da se stesso. Può esistere e avere forza solo perché Dio lo ha creato. Esso quindi ci parla della vera luce, di Dio. Ed è il vero Dio che si deve celebrare, la sorgente originaria di ogni luce, non la sua opera, che non avrebbe alcuna forza senza di lui”.

Cristo, una garanzia

[Da Betlemme] ci è dato il segno che ci fa rispondere lieti: “sì”. Perché quel bambino – il Figlio unigenito di Dio – è posto come segno e garanzia che, nella storia del mondo, l’ultima parola spetta a Dio, proprio a quel bambino lì, che è la verità e l’amore.

 

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Nella
Nella
28 Dicembre 2020 17:55

La Chiesa non è scienza ma POTERE E CATTIVERIA ALLO STATO PURO, altrimenti non si sarebbe comportata così anche con Papa Ratzinger al quale auguro (nel mio piccolo) ogni.bene.

Nella
Nella
28 Dicembre 2020 17:48

Sono contenta che a Papa Ratzinger non sia tocca

ta la stessa fine di Papa LUCIANI.

Mario Sofia
Mario Sofia
27 Dicembre 2020 18:27

Il papa che viene dall’altro mondo è un gesuita, per la prima volta eletto papa da un concistoro che continuava a riflettere sulle dimissioni di Ratzinger e sulla di lui impotenza a raddrizzare la sua giusta visione della chiesa. Cosí Bergoglio la spuntava facendo leva sulla inflessibilità dei gesuiti. Ciò nonostante non so dove ci porterà

Gege
Gege
27 Dicembre 2020 10:25

È una profezia vera e bella perché piaccia o non piaccia DIO UNICO VERO VINCE SEMPRE. NON dimentichiamo che Papa emerito Benedetto è un fine teologo.

Rodolfo Corrias
Rodolfo Corrias
27 Dicembre 2020 10:23

Benedetto XVI è un grande Papa, ne scopriremo la sua grandezza con il tempo. Noi popolo credente siamo corresponsabili rispetto all’impietoso assalto dei lupi, altro che nostre chiacchiere e malignità petulanti.
Perché avergli tolto a Benedetto la mantellina bianca sulle spalle? Non osino certe voci in odore di eresia di voler proporre la squallida retrocessione di un Papa dimissionario a cardinale. Un Papà lo è per sempre, seppur dimissionario, in quanto un Papà in queste condizioni è comunque un martire, come martire prima di lui fu San Pietro Celestino da Morrone. E del loro martirio, noi, popolo criticone e petulante ne siamo corresponsabili.

Anna Pasolini
Anna Pasolini
27 Dicembre 2020 8:38

Grazie a questa redazione, ho modo di apprezzare ancora una volta la figura e gli insegnamenti di Ratzinger così illuminanti ed edificanti . Non mi stanco mai di ascoltarlo. Grazie Ratzinger , ti voglio bene.

Alfredo
Alfredo
26 Dicembre 2020 18:52

Ratzinger e’ stato un papa di altissimo livello come peraltro sono stati tutti gli ultimi 6-7 papi, discuterne la grandezza e le ipotetiche colpe e’ ridicolo è pretestuoso. Come teologo e’ stato forse il più grande del ‘900.

adl
adl
26 Dicembre 2020 12:39

Strane coincidenze, a proposito della “concorrenza” tra il dio Sole ed il Cristianesimo, citata nel brano di Papa Ratzinger, rileggevo ieri per puro caso il canto XXIX del Paradiso, in cui Dante tra le altre cose accennava per bocca di Beatrice, la donna teologale, alla diatriba teologica esistente tra la Chiesa e Sant’Agostino riguardo alla causa delle tenebre sul mondo in coincidenza della passione di Cristo. Ebbene Sant’Agostino sosteneva che la causa fosse da ricondurre ad un’eclisse di Luna tornata indietro per interporsi tra Terra e Sole, la Chiesa rispettando le Sacre scritture, invece che la luce del sole si oscurò da sola, quale segno di riconoscenza della supremazia del suo Creatore, e di rispetto verso la passione del Figlio. La “concorrenza” è diventata con il passar dei secoli, sudditanza.
“Per apparer ciascun s’ingegna e face
sue invenzioni, e quelle son trascorse
da predicanti e’l Vangelo si tace.

Un dice che la luna si ritorse
ne la passion di Cristo e s’interpuose,
per che ‘l lume del sol giù non si porse;

e mente, chè la luce si nascose
da sè: però a li Spani e a l’Indi
come a’ Giudei tale eclissi rispuose.