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Il nuovo mantra politicamente corretto: “stiamo tornando al Medioevo”

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Tra i tanti cliché, luoghi comuni ed etichette proposte dalla vulgata politico-mediatica progressista, riprendendo il concetto di egemonia culturale teorizzato da Gramsci che si è concretizzato fino a pochi anni fa nello strapotere della sinistra nella cultura ed è oggi rappresentato dalla narrazione politicamente corretta, uno dei più insopportabili è senza dubbio l’affermazione “stiamo tornando al Medioevo”.

Utilizzata come un mantra da giornalisti, commentatori, politici e personalità allineate all’intellighenzia nostrana, ripetuta pedissequamente da pseudo intellettuali e solerti critici da social network, nasconde in realtà un equivoco di fondo e una scarsa conoscenza di ciò di cui si sta parlando che è lo specchio della nostra epoca.

Al netto di pochissimi commentatori animati da una nemmeno troppo celata cattiva fede e consapevoli dell’imprescindibile contributo che l’epoca medioevale ha dato all’Occidente (e non solo) ma, nonostante ciò, in prima linea nell’accusa di essere tornati al Medioevo, la maggioranza delle persone che utilizzano questo slogan (perché questo è ormai diventato), lo fanno senza conoscere che cosa è davvero stato il Medioevo.

Eppure basterebbe leggere qualche buon libro per capire la grandezza dell’epoca medioevale ma, si sa, per alcuni raffinati radical-chic i libri è meglio esporli nei propri salotti e fare sfoggio di pregiati coffee table books piuttosto che leggerli. Non dico di conoscere una brillante storica come Régine Pernoud, autrice di due opere straordinarie come Luce del medioevo (magistralmente curato da Marco Respinti) o Medioevo. Un secolare pregiudizio, ma per lo meno approfondire il periodo storico con Franco Cardini e il suo L’apogeo del Medioevo.

L’epoca che convenzionalmente va dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C. alla scoperta dell’America nel 1492, ha posto le basi culturali per la nostra civiltà e, insieme all’Antica Roma, ha rappresentato l’anticamera per la nascita dell’identità dell’Italia che, se politicamente si sarebbe unita solo nel XIX secolo, culturalmente nasceva in questi anni.

Grazie all’instancabile attività dei monaci benedettini, fedeli alle regola dell’ora et labora, si sono conservati e sono giunti fino a noi i grandi classici della letteratura latina e durante il Medioevo è nata la nostra letteratura con Dante, Boccaccio, Petrarca. In quest’epoca sono vissute alcune straordinarie donne come Santa Chiara e Santa Rita da Cascia animate da autentica fede, immensi pensatori come Tommaso d’Aquino, santi uomini come Francesco d’Assisi.

Ma il Medioevo è stato anche la culla dell’arte con Giotto e Cimabue, dell’architettura con la costruzione di imponenti cattedrali (basta paragonarle con le Chiese che si costruiscono oggi per riflettere sulla definizione di epoca buia) e in questi anni è nato il luogo di trasmissione della cultura per eccellenza: l’Università.