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La guerra in Ucraina

Il Papa sulla Nato: “Un capo di Stato mi disse che avrebbe causato la guerra”

In una lunga intervista sul quotidiano La Stampa, Papa Francesco torna a parlare apertamente della guerra in Ucraina

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In un’intervista su La Stampa, a cura di Antonio Spadaro, Papa Francesco ritorna a parlare della guerra in Ucraina. Mentre il Paese è assediato sul suo lato Est, con la città di Severodonetsk ormai conquistata dai russi, il pontefice ha deciso di rilasciare una lunga intervista, auspicando la cessazione delle ostilità il più presto possibile, insieme a qualche frecciata lanciata ai “bellicisti”.

“Né buoni né cattivi”

Nel corso di questi tre mesi, almeno nel racconto dei media occidentali, si è cercato di dipingere Kiev come il baluardo della democrazia e dei valori occidentali, mentre Mosca la tirannia che aggredisce uno Stato sovrano, autonomo, indipendente. Seppur assicurando – come se ce ne fosse bisogno – di non essere pro-Putin, il Papa ha assunto, sin dall’inizio del conflitto, una posizione discostante dalla narrazione mainstream: “Cappuccetto rosso era buona e il lupo era il cattivo. Qui non ci sono buoni e cattivi metafisici, in modo astratto. Sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro”. E rivela: “Un paio di mesi prima
dell’inizio della guerra ho incontrato un capo di Stato, un uomo saggio, che parla poco. Mi ha detto che era preoccupato per come si stava muovendo la Nato. Gli ho chiesto perché e mi ha risposto che la situazione avrebbe potuto portare alla guerra.”

Ricalcolando il periodo temporale indicato dal pontefice, il Capo di Stato in questione potrebbe quello italiano: Sergio Mattarella. Papa Francesco, infatti, ha ricevuto il presidente della Repubblica proprio a metà dicembre, quando iniziarono i primi screzi tra Ucraina e Russia, in particolare nella regione del Donbass. L’incontro durò circa quarantacinque minuti, connotato da uno scambio di regali tra entrambe le parti, in occasione della visita di congedo.

“La Terza Guerra Mondiale dichiarata”

Nel corso dell’intervista, Papa Francesco si è soffermato anche su precisi periodi storici, in particolare su eventi che hanno segnato, in modo lapidario, la storia contemporanea occidentale e italiana: lo sbarco in Normandia ed il sacrario militare di Redipuglia.

Il Vescovo di Roma ha ricordato come sia doveroso non cancellare la memoria delle grandi vittorie, in nome della libertà. Ma dietro a tragiche guerre, ci sono sempre tragiche violenze. In riferimento al 6 giugno 1944, il pontefice ha affermato come mai nessuno abbia “ricordato le decine di migliaia di giovani che sono morti sulla spiaggia in quella occasione”. Oppure, su Redipuglia: “Ho pianto quando ho visto l’età dei giovani caduti”. Si trattava di ragazzi di 20 anni.

Questo per ricordare come i conflitti non distinguono il bianco dal nero, i buoni dai cattivi, il bene dal male. Anzi, all’interno di nuove guerre, per la gran parte motivate da ragioni politiche o economiche, ecco che i civili, i giovani e le donne sono i primi a subirne le conseguenze. E cosa succederà quando “l’entusiasmo di aiutare passerà? Chi si prenderà cura di loro?”. Il Papa ha evidenziato come l’interesse dei Paesi e delle popolazioni europee per l’Ucraina stia cominciando a diminuire. La guerra è diventato un argomento di nicchia, che sembra aver stancato la gran parte dei cittadini. E pare incredibile, visto lo shock che Putin provocò solo poche settimane fa.

Francesco è preoccupato proprio per questo: “Gli avvoltoi stanno già girando” e aspettano che l’attenzione occidentale cali per dare il colpo di grazia, per sprigionare ulteriori violenze, devastazioni, morti. Con la guerra tra Russia ed Ucraina, si è arrivati alla “Terza Guerra Mondiale dichiarata. Un aspetto che dovrebbe farci riflettere”.

Matteo Milanesi, 14 giugno 2022