Politica

Il Pd (forse) rinsavisce e scarica la Flotilla: “Cerchi la mediazione”

La Global Sumud rifiuta l'accordo per consegnare i viveri a Gaza: vogliono "rompere il blocco navale". Anche Conte tira il freno: "Sono preoccupato"

Peppe Provenzano, partito democratico, parla della Flotilla Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Da una parte l’ideologia, dall’altra il realismo. E adesso il Pd, dopo aver cavalcato la Global Sumud Flotilla capisce – forse – che nei teatri di guerra non si scherza e che i partiti politici, soprattutto quelli che si candidano a governare, devono dimostrare un po’ di responsabilità. Dopo che gli attivisti Pro Pal in yacht a vela hanno rifiutato la mediazione offerta dal governo italiano di consegnare i viveri a Cipro che, attraverso il Corridor for Gaza del Patriarcato Latino di Gerusalemme avrebbe inviato il tutto nella Striscia, la situazione si fa tremendamente più seria. Forse gli attivisti non comprendono fino in fondo, come ha detto Crosetto, la gravità della situazione che può mettere a repentaglio le loro vite.

Se da una parte i militanti affermano che da oggi in poi “non ci saranno altre soste tecniche” e che le 50 barche continueranno “dirette fino a Gaza” pur “consapevoli delle minacce”, dall’altra Israele ritiene che il rifiuto alla proposta italiana “dimostra che il loro vero scopo è la provocazione e servire Hamas“. Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sàar, ma lo pensano in tanti. Anche nel governo italiano. Il quale ovviamente ha inviato una fregata in zona (domani la Alpino avvicenderà la Fasan), ma non interverrà qualora la Flotilla decidesse davvero di forzare il blocco navale israeliano. Il motivo è semplice: si tratterebbe di un atto di guerra, deliberato, e l’Italia non può certo entrare in conflitto diretto con quello che – pur con le critiche di Meloni sull’aver “superato i limiti” – resta un alleato storico nella regione.

Il punto è proprio questo. Oggi la Flotilla ha “confessato” che il vero obiettivo non è portare a Gaza i viveri, ma fare un atto politico, ovvero creare un corridoio umanitario permanente forzando il blocco navale che Israele impone da anni. “Consegnare gli aiuti alle autorità israeliane ad Ashkelon o consegnarli a un’organizzazione a Cipro non garantisce in alcun modo che l’assedio verrà rotto o che i palestinesi non continueranno a essere usati come bersagli quando vengono consegnati gli aiuti umanitari”, ha detto uno dei portavoce. “Un blocco che privi i civili di cibo, medicine e aiuti è proibito. Un blocco che danneggi in modo sproporzionato la popolazione civile è proibito. Israele non ha alcuna autorità legale sulle acque di Gaza: appartengono alla Palestina. La flottiglia naviga con ogni valido diritto legale di fornire aiuti. Qualsiasi tentativo di fermarla viola il diritto internazionale e il diritto del mare. Navighiamo non solo con solidarietà, ma con la legge dalla nostra parte”. Ovviamente le cose non stanno così, visto che una commissione d’inchiesta dell’Onu l’ha definito legale. Inoltre è quasi impossibile riuscire a rompere il blocco navale, servirebbero mezzi militari che i militanti Pro Pal non hanno (si spera…). Il rischio, dunque, è che una volta entrati nelle acque israeliane o all’interno del blocco, Tel Aviv decida di abbattere le imbarcazione, abbordarle o sequestrarle. Sarebbe complicato garantire l’immunità fisica delle persone a bordo.

Di fronte a questa ostinazione, il Pd e il M5S hanno cominciato a temere seriamente che la faccenda finisca male. Il comunicato di Peppe Provenzano, responsabile Esteri nella segreteria nazionale del Pd, sa infatti di sconfessione della linea presa dalla Flotilla. “Crediamo che vada ringraziato il Patriarcato latino in Terra Santa per la disponibilità a una mediazione che, fuori da ogni strumentalizzazione politica, possa raggiungere l’obiettivo di far arrivare gli aiuti a Gaza e salvare le vite palestinesi deliberatamente affamate – si legge – Auspichiamo che il canale di mediazione rimanga aperto e prosegua con la discrezione doverosa di fronte a una situazione che di ora in ora diventa sempre più preoccupante. Ancora una volta mandiamo un abbraccio ai nostri parlamentari, impegnati a offrire una scorta istituzionale alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla che, autonomamente, assumerà le sue determinazioni”.

Ed è proprio quel “autonomamente” a preoccupare i più. Anche Giuseppe Conte, il quale oggi ha sentito il senatore Marco Croatti che è a bordo e si è detto “molto preoccupato”. Poi l’ex premier sembra “scaricare” la colpa sugli attivisti della Flotilla. “Lo voglio chiarire: il nostro parlamentare e gli altri che si sono si sono uniti a questa iniziativa umanitaria, non la governano, non abbiamo nessun ruolo di direzione e di indirizzo, però è chiaro che siamo in costante contatto”, ha spiegato Giuseppi. “Posso solo dire che sono fortemente preoccupato per gli sviluppi, tenendo conto però che non andranno nelle acque israeliane – questo sia chiaro – ma loro vanno verso Gaza attraversando le acque internazionali”.

Come andrà a finire? Vedremo. Il ministro della Difesa torna a ripetere che è “indispensabile che la flottiglia non tenti di forzare il blocco: esporre vite umane a rischi in acque nelle quali non sarebbe possibile intervenire in soccorso non avrebbe alcun senso e comporterebbe pericoli inutili”. Ma da quell’orecchio la Flotilla non ci sente. Anzi. Il team legale della delegazione italiana ha addirittura presentato una diffida nei confronti del governo italiano per costringerlo (ah, governano pure adesso?) nell’ordine a: “inviare immediatamente comunicazioni diplomatiche formali e pubbliche al governo israeliano, sollecitando la non interferenza con le navi della Global Sumud Flotilla, e la protezione delle imbarcazioni, del loro carico di aiuti umanitari, e dei passeggeri; condannare fermamente e prevenire qualsiasi ulteriore tentativo o atto di intercettazione delle navi e di detenzione dei loro passeggeri; riconoscere ed affermare lo status di missione umanitaria della Global Sumud Flotilla, dichiarando che qualunque intercettazione, atto violento, ferimento, arresto o rapimento di cittadini italiani costituisce un atto ostile e illegittimo ai sensi del diritto internazionale; attivarsi per l’immediato accertamento delle responsabilità relative di ogni atto ostile e illegittimo ai sensi del diritto internazionale e integrante gli estremi di reato contro la vita e l’incolumità delle persone; prevenire ogni forma di arresto o trasferimento forzato di cittadini italiani in Israele, garantire un monitoraggio di qualsiasi misura adottata anche attraverso attivazione costante delle autorità consolari sui procedimenti e sugli atti adottati e sulle condizioni dei cittadini italiani, anche considerati i precedenti trattamenti subiti dagli equipaggi delle navi Madleen e Handala”. Ci siamo persi le elezioni in cui gli esponenti della Flotilla hanno vinto e sono saliti al potere a Palazzo Chigi.

 

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