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Il piagnisteo dello Scanzi salta-fila

Il gip ha archiviato il giornalista del “Fatto” che adesso vuole passare per martire nonostante fosse un finto caregiver

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Che poi i lettori ci dicono: ma basta, finitela di occuparvi del nulla, parlate d’altro. Hanno ragione, questo è il nulla. Però, quando il nulla diventa esemplare, tocca pure tornarci, perché indica un carattere nazionale, una koiné che dà la nausea. Succede che, come ampiamente annunciato, il gip presso il tribunale di Arezzo, Giulia Soldini, ha archiviato il curioso caso dello Scanzi Andrea, de profesion narciso, che saltò la fila per spararsi un vaccino quando tutti ancora stavano in attesa, particolarmente nella regione Toscana: Giovanni Sallusti su “Libero”, è tornato sul pezzo e ha scritto una noterella difficilmente contestabile: chi deve le scuse a chi?

Il moralizzatore salta-fila

Perché, Sallusti ha ragione, qui siamo alla commedia all’italiana, il soggettone aretino la sta già buttando in vacca, “adesso tutti dovrebbero chiedermi scusa, a cominciare dai giornalisti disonesti intellettualmente”. Parlasse per sé. Nessuno, in tutta la rassegna stampa, ha mai sostenuto che Scanzi fosse un criminale, che fosse perseguibile: queste, se mai, sono cose da “Fatto”, il giornale dove si produce, forse non a caso in caduta libera; viceversa, tutti, senza eccezioni, hanno precisato che la faccenda non virava sul penale ma sul morale. Chiedere scusa di che? Scanzi non tarocca solo le fotografie, tarocca anche la verità e la verità è che ha mentito: ha mentito fornendo una versione dei fatti che non reggeva in alcun modo, ciò che lo stesso gip non ha mancato di sottolineare: «La richiesta di archiviazione avanzata dal Pm contiene delle affermazioni inconfutabili:… in realtà, Scanzi non aveva diritto ad essere vaccinato (non rientrando in alcuna delle categorieindicate dalle linee guida)».

Finto caregiver

Non aveva diritto, punto. Dopodiché il giudice, saggiamente, ha chiuso la faccenda: abbiamo di meglio da fare, non perdiamo tempo con le fobie di una rockstar che ha paura della bua (dopo averla definita “un cazzo di raffreddore, porca di quella puttana”) e che, come una qualsiasi influencer tiktokettara, si alza la mattina pensando a cosa escogitare pur di restare a galla. Non aveva diritto di spararsi il vaccino e non aveva diritto di definirsi caregiver, tutore, dei genitori malandati, a maggior ragione da una clinica di bellezza in quel di Merano: è stata una colossale presa in giro, recitata malissimo, che non poteva far ridere tutta Italia: “Che sputtanamento!”, come miagolava Leonardo Zartolin, maestro di sci di Christian De Sica in “Vacanze di Natale”, “il segreto è il peso a valle e lo sci a monte avanzato”. Ma ha fatto tutto lui, tutto da solo, e nessuno gli deve nessuna scusa. Un altro, provvisto di senso dell’imbarazzo, chiuderebbe la bocca e sparirebbe. Invece c’è da tenere su l’ingaggio e la rockstar della mutua continua imperterrita ad erogare lezioni di morale nei salotti moralisti delle madame moralistoidi di sinistra.