Commenti all'articolo Politicamente corretto. Storia di un’ideologia (Eugenio Capozzi)

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Orlo
Orlo
16 Febbraio 2019 18:18

Ma io nn parlavo,Paolo,di educazione imposta per legge.
Io chiedevo se da un liberale ci si possa aspettare impartita una educazione razzista.
Nn nego a nessuno,nel suo alveo privato,di comportarsi come meglio gli aggrada.
Ma bisogna dirlo chiaramente che colui che lo fa nn è un liberale,ma un egocentrico che,per la società liberale rappresenta un pericolo.
Mi sto inerpicando nel sofismo “relativista,dal momento che sto impugnando una tesi nn dogmatica(la società aperta),con un principio che la tal tesi deve rendere applicabile nel più ampio raggio sociale nn cadendo in una autarchia del pensiero predominante tramite imposizione.
Molto difficile mantenersi liberali e illuministi in una società che vorrebbe ritornare a dettare anche il prezzo del latte di pecora.
Uma voglia di kolchoz.
Anche questo per preservarmi dalla colpa che mi si potrebbe assegnare di volere sfuggire ad un giudizio.
Diciamo che a livello individuale sono assolutamente relativista,ognuno si autoregola come meglio crede.
Ma tornando a Kant ribadisco il mio liberalsocialismo che,a me appare chiaro nella libertà che finisce dove inizia quella dell’altro e quindi uno Stato minimo che mi garantisca la individualitá nella società.
Comunque è un piacere aver a che fare con te,caro Paolo.
Ma anche con tutti gli altri partecipanti a codesto blog a cui dialogare crea appagamento,aldilà delle differenze d’approccio.

Andrea Salvadore
Andrea Salvadore
16 Febbraio 2019 3:00

Oggi piu che mai Nietzsche é di attualitá, ma non lo capirebbero perché egli é fessenzialmente un psicologo e capire Nietzsche é capire se stessi ed accettarsi come natura ci ha fatto.

Orlo
Orlo
15 Febbraio 2019 19:27

Mi riallaccio al finale dell’articolo di Porro,per rispondere sia a Valter,che a Paolo. Il nostro ospite paragona il polcor(abbr.)ad un virus che si è innestato anche nelle menti liberali,le quali nn rivendicano la loro superiorità di società. Si arriva,a mio parere,a quella difesa del regressismo reazionario ,seguendo il concetto di “superiorità” che,storicisticamente,inquieta i pensieri. Siamo arrivati ai liberali-illiberali? Dopo la “democrazia illiberale” rivendicata,come una medaglia,da Orban ora siamo ridotti alla “superiorità”? Brutta cosa,a mio parere. Essere liberi,rispondo a Paolo,a casa propia di essere un razzista,è una scelta liberale se in casa ci vivi da solo o con conviventi che tale pratica la approvano. Ma se hai bimbi piccoli,inculcare una ideologia razzista ti appare liberale? Nn gli stai togliendo la possibilita di essere libero di scegliere come organizzare la sua esistenza? Nn lo tarpi se lo inserisci in una società,che fosse anche nn multietnica, nn rispecchierá un pensiero unico? Vorresti dirmi che ti stai pulendo la bocca col termine “liberale”,ma la tua idea di società è rigidamente orientata e securitaria? Invece,rispondendo a Valter,posso partire rispondendo che,a mio parere,nn chiamare negro un nero,nn chiamare ****** un gay,muso giallo un orientale,ect,ect…sia oltre la buona educazione,ma sia una conquista sociale importante che emancipa e dovrebbe rendere uguali di fronte allo Stato sia l’altolocato che il diseredato. Far passare come un poco importante passaggio l’approccio… Leggi il resto »

Paolo
Paolo
15 Febbraio 2019 16:12

Aggiungo anche, a quanto appena scritto qui sopra da Valter (vi è mai capitato di esser stati ripresi perché utilizzate il termine ‘uomo’ come sinonimo di ‘essere umano’? A me sì. Fortunatamente questa abitudine ancora non si è diffusa, nonostante i filoni degli ‘studi di genere’ interni alle varie discipline – alcuni anche validi, per carità – nel grosso delle pubblicazioni scientifiche di settore), la questione della differenza tra diritto e ‘riconoscimento’. Perché un conto è l’abolizione di leggi come l’apartheid, che impediscono e segregano; altro ma naturalmente connesso il diritto a non essere discriminati (di fronte alla legge, nei diritti politici, ecc.) in base a sesso, etnia, religione, ecc.; altro ancora la volontà, l’esigenza, il desiderio o il supposto ‘diritto’ ad essere riconosciuti (dallo Stato, dalla legislazione, dalla società, ecc.), che peraltro molto spesso non è individuale e altrettanto spesso è collegato alla ‘lotta’ per l”appropriazione’ di risorse economiche – cioè non è ‘gratis’.