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Il Porro d’Oro 2022 è…

Come il “person of the year” del Time, ecco il “Porro d’Oro 2022”: il prestigioso premio del nostro giornale

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Le tradizioni sono importanti e una tradizione, quando è buona, non va tradita. Così siamo ancora ancora qua, eh già, alle prese col Porro d’Oro, la personalità più scintillante dell’anno, degna della copertina di questa testata. Confessiamo che, una volta di più, siamo stati travolti da un ventaglio di scelte a dir poco problematico: tanti sono i fenomeni che in dodici mesi hanno fatto di tutto per meritarsi almeno uno fra i due podi di rincalzo (sul primo, a dir la verità, non abbiamo mai avuto dubbi: per distacco). Tante facce da piddì e suoi derivati ad affastellarsi, una più clamorosa dell’altra. Tanta mestizia, tante prodezze al limite dell’incredibile e qualche volta oltre le colonne d’Ercole dell’impossibile. Alla fine, però, una decisione andava pur presa, e, sia pure nella consueta bagarre di dubbi, obiezioni, eccezioni, ci siamo risolti come segue.

Al quarto posto: Emma Bonino

Fuori dal podio, medaglia di legno, Emma Bonino: con quello che sta uscendo dal Qatargate, c’era una seria possibilità di vederla in cima, ma ci siamo dovuti fermare sulla soglia del garantismo: arrestato il palafreniere Figà-Talamanca, con tanto di casetta non in Canadà ma a Cortina, e lei, a capo di una delle Ong più chiacchierate del momento, che perde la memoria e quindi si eclissa (e fosse anche solo per questo, vanno ringraziati sbirri, spioni e magistrati belgi). Comunque conquista una menzione in ragione della forte figura carismatica, capace di rappresentare quell’Europa che sta nella ragione sociale del suo partito condominiale ma fortemente lobbistico, e che, proverbialmente, non basta mai: ce ne vuole sempre un po’ di più, di più, anzi di +: +Europa, anche se il simbolo potrebbe eventualmente indicare una croce. Una croce sopra.

Terzo posto per Michela Murgia

Sul podio, in terza posizione, un po’ scricchiolante, sale invece Michela Murgia, che, dopo l’ennesimo anno a volteggiare con la levità di una mongolfiera tra cieli trapunti di cazzate, ha, proprio sul finire, regalato un colpo d’ala col Dio bambino cattolico “di scarsa complessità”. Una trovata escatologica capace di travolgere d’un colpo secoli di patristica, di scolastica, di esegesi, così come mesi di vocali rovesciate, di suoni gutturali, di punteggiature belluine, di matrie e altre amenità gender. Col suo patetico ergersi a teologa fluida, Michel* è riuscita a farsi santamente sfanculare persino da teologi d’area: la complessità murgiana ha in sé qualcosa di bovino, pur senza raggiungere l’agilità di pensiero del bue. Neppure l’amico Saviano avrebbe potuto osare spingersi fino a simili vette: dove osano gli aquiloni, proprio.

Secondo posto: Aboubakar Soumahoro

Meglio di lei, sia pure per una incollatura, l’inevitabile Aboubakar Soumahoro. Lo sparafucile della Costa d’Avorio, i cui colori politici ricordavano più quelli, altamente inclusivi, della bandiera pan-africana: il nero suo, il rosso di Fratoianni e il verde di Bonelli; simbolo di lotta contro le ingiustizie, e infatti il sindacalista Abou si agitava molto, a bordo dei suoi stivali di gomma, per denunciare misfatti, sperequazioni e disuguaglianze. È durato come in autunno su un sicomoro una foglia: travolto da un scandalo di taglia XXXXL, diciamo quella della suocera, con tanto di clan familiare capace di razzolare 64 milioni (puntualmente scomparsi) in una ventina d’anni d’appalti. Una allegra brigata composta da moglie o fidanzata, questo non si è mai capito, aspirante influencer, la madre di quest’ultima, una pletora di cognati e tante, troppe balle, ammanchi, misteri. Un puttanaio colossale, sul quale il compagno galosce ha fornito risposte di irresistibile comicità involontaria: come ti sei fatto la villetta se prima di fare l’onorevole non lavoravi? “Ho scritto un libro”.

Ma come spieghi che i migranti da voi salvati venivano tenuti come manco li cani mentre la tua ganza si sparava le pose griffate sui social? “Difendo il diritto all’eleganza”. Sì, ma come spieghi una cooperativa, un consorzio, una lega e un sindacato personale, tutti fallimentari? “E io che ne so, ero distratto per troppo amore, comunque sono stati i parenti”. Il compagno gambali, personaggio immaginario made in Zoro&Damilano, con vigorosi contributi dell’intera galassia poco intellighente di sinistra, ha visto sparire tutti i feticci del potere, come nella celebre scena di Fantozzi: via i quadri africani in parete, le piante di ficus, la poltrona in pelle di migrante, le ospitate nei talk show compiacenti, e perfino gli stivali: non erano suoi, neanche quelli, ma come si fa. “Ma che vi ho fatto io, volete ammazzarmi perché sono nero”. Also sprach Calimero stivalato. Ma il nero, secondo i giudici, lo accumulava la suocera, mama Marie, più ricca che povera: del resto, se non lei chi altri? Alla fine la diabolica coppia, i Fratojelli, l’ha scaricato, ma Abou non si arrende, non molla lo scranno e, dal gruppo misto, lotta insieme a noi, e soprattutto, come sempre, pro domo sua. E non è detto che nel 2023 non possa perfino arrivare all’ambito Porro d’Oro.

Vincitore Porro d’Oro 2022: Enrico Letta

Che, in ogni modo, quest’anno va all’indiscusso, indefesso campione mondiale dei pesi pessimi, il flagello dei compagni, il signore del disastro: l’unico, il solo, Enrico Letta!!! Sarà difficile, persino per lui, vivere un altro anno così. Tutto quello che ha detto, ha fatto scompisciare. Tutto quello che ha combinato, ha causato gli stranguglioni. Una conduzione del partito manicomiale: indeciso a tutto, spianato sul regime sanitario, si è fatto compatire, odiare, sbeffeggiare da 60 milioni d’italiani, comunisti compresi. Poi, una campagna elettorale che manco Ridolini mescolato a Jack Torrence, quello di Shining. Una campagna acquisti da bric a brac. Un esito catastrofico; ma ancora non bastava, il post elezioni è stato perfino più disastroso. Oggi il Pd, in caduta libera, in avvitamento come un biplano Caproni che ha perso il controllo, è ridotto a pendere dalla spocchia di una Elly Schlein e di una Madame.

Di Letta non si ricorda, in un anno, una dichiarazione condivisibile, una uscita ragionevole, una opinione confrontabile: la scorreggia del demonio, la bestemmia in chiesa, la gaffe a trecentosessanta gradi. Una processione di scelte immancabilmente sballate, dove c’era pericolo di scazzarsi, lui ci si fiondava come un proiettile. Proprio al centro. Al centro del nulla. Mancano quasi le parole per riassumere cotanto sfacelo in un solo uomo. Non sembra neppure umano. Eppure Letta rinasce, come rinasce il ramarro; batte Natta e Occhetto, Zingaretti e Orfini, Franceschini e Bersani. Non contento, al primo sentore di lockdown, esce dalla tomba e sibila di tra i denti, preda di una eccitazione fuori controllo: “Fermatevi, fascisti, torna l’emergenza Covid!”. Al confronto, Michela Murgia è Einstein.

Max Del Papa, 31 dicembre 2022