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Soumahoro non è un caso giudiziario: è il fallimento della sinistra

Si ingrossa la grana del neo-deputato. Ma la vicenda è solo ed esclusivamente politica

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Su questo nostro sito lo abbia detto e ribadito: il caso di Aboubakar Soumahoro non è un caso giudiziario. Qui non ci interessano tanto le aule del tribunale o l’indagine per malversazione ai danni della suocera del deputato di Alleanza Verdi Sinistra. Si tratta di una vicenda prettamente politica. Solo ed esclusivamente politica. Soumahoro, con i suoi stivali e pugni chiusi, con le battaglie sul caporalato e i blitz al porto di Catania a sostegno delle Ong, è il simbolo della sinistra. Di questa sinistra. Della sinistra che alla disperata ricerca di un totem da idolatrare e che non ha imparato dalle scottature del passato, leggasi il caso Mimmo Lucano.

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È chiaro che la magistratura indagherà sui fondi raccolti dalla sua organizzazione, sulla gestione delle cooperative a lui riconducibili, e forse anche sui mutui e i prodotti di lusso acquistati. Ma non facciamoci distrarre. Non cadiamo nemmeno nella tentazione di pensare che cosa sarebbe successo se i medesimi sospetti avessero riguardato un simbolo delle battaglie del centrodestra. Resistiamo a questa tentazione primordiale. Ben comprensibile, per carità.

Soumahoro è il prodotto della sinistra. È l’alibi che gli eletti in Ztl si sono costruiti al fine di sembrare popolari. Soumahoro è la copertina dell’Espresso che lo raffigurava accanto a Matteo Salvini, con il seguente titolo: “Uomini e no”. Come a dire: il primo appartiene alla nostra specie animale, il secondo, e cioè Salvini, non ne fa parte. State certi che nessun Ordine dei giornalisti censurerà questo insulto, nessun intellettuale si scandalizzerà.

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Perché Soumahoro è intoccabile

Soumahoro, tuttavia, è anche la vittima di una sinistra incapace di essere se stessa. Nel suo imbarazzante piagnisteo online, parafrasando Malcolm X ha detto: “Non sarò il negro del cortile”. Dai suoi compagni di strada politica è stato utilizzato in modo molto più spudorato: il negro del Parlamento. Quello che con i suoi stivali infangati doveva ricordare ogni giorno alla destra, anzi “alle destre” come va di moda dire oggi, la loro disumanità. Una parte della sinistra aveva addirittura pensato a lui come possibile leader per poi risvegliarsi da un incubo.

Lo scandalo non sono i suoi affari da traffichino, non è il suo entourage minaccioso e la sua famiglia allegra. Lo scandalo è che un pezzo di sinistra ritenga che si possa governare questo Paese dando della «bastarda» alla Meloni, rinfacciandole l’articolo sempre e perennemente al femminile; una sinistra che ritiene la Murgia la propria intellettuale di cortile; la stessa sinistra che per un ventennio non ha neanche potuto concepire che gli italiani votassero Berlusconi.

Soumahoro è la nostra sinistra, e la nostra sinistra è Soumahoro. Sono alla ricerca di un simbolo che riempia quel vuoto di idee che li ha condannati per decenni a governare senza avere mai vinto le elezioni. Nel favoloso paradosso per cui tutto vale: il bracciante con gli stivali infangati, l’intellettuale con schwa, il banchiere della Bce e le Carola Rackete che riempiono i campi dove i Soumahoro prosperano fino ad arrivare in Parlamento.

Nicola Porro, Il Giornale 24 novembre 2022