Politica

Il progressismo filo-Hamas che vuole seppellire (due volte) le nostre radici

Maranza a Milano Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Leggo il fondo di oggi del direttore del Giornale, Tommaso Cerno, sulla svendita delle nostre radici europee all’Islam di conquista e ci ritrovo l’eterno allarme eternamente inascoltato del cardinal Sarah: “L’Europa è un albero dalle radici tagliate, che muore, muore”. Ma mi sovviene pure un aneddoto spicciolo, quella quotidianità minima nella quale siamo immersi al punto da non rifletterci più su, al massimo la accogliamo con uno scuotimento interiore dell’anima. In due parole due, l’integrazione passa dal rottweiler. Durante la passeggiata mattutina coi cani, i miei sono tanto mansueti da risultare coglioni e abbracciano tutti, come dei san Francesco quattrozampe, m’imbatto nella guardia municipale che si smazza l’anagrafe dei proprietari di quadrupedi, che poi è l’opposto perché i veri padroni sono loro, i quadrupedi.

Ormai siamo amici, è l’occasione per due chiacchiere volanti e i miei bastardi lo riconoscono, gli fanno festa: “Loro, si vede che son buoni; ieri mi è toccato un rottweiler che ha aggredito un ragazzino, gli ha morso i lombi, hanno chiamato l’ambulanza”. Cane e padrone: ovviamente dipende da come lo allevi e quel cane era al guinzaglio di un maranza, il maranza gli ha dato un ordine secco, in arabo, le mascelle sono scattate. Un cane di droga, non antidroga: li usano per spacciare e vanno tranquilli, nessuno li disturba più che tanto. “Mandano noi, ma noi che possiamo fare?”. E ci senti il lamento opportunistico ma non solo opportunistico, ci senti l’alibi che nasce dalla realtà. Se anche la polizia, proverbialmente, ha le mani legate per le note faccende militanti fra ideologia e affari, in/giustizia e potere, volte ad apparecchiare l’invasione.

Da antico cronista locale so bene quello che il mio amico vigile mi ripete: qui a Fermo, nelle Marche, hanno in parte ripulito i quartieri litoranei e confinanti di Casabianca e Lido 3 Archi, un eden, se volete saperlo, dove se ogni notte non ci scappa il morto ci arriva almeno il moribondo, un posto che ti fa rimpiangere Scampia, una landa dove, per capirsi, sui muri del posto di polizia, mai aperto, urlano scritte rosse “Giustizia per Osama”. Dispersi i giri di spaccio dei magrebini con cani e machete, questi si sono sparpagliati per i borghi immediati, a nord, Porto Sant’Elpidio, a sud, Porto San Giorgio. Dove il commercio langue, dove gli scriteriati coprifuoco dopo i terremoti e la crisi endemica della calzatura hanno asfaltato le economie cittadine e, come sempre accade, si tira via di debiti, di traffici, di falso benessere, di violenza giovanile, di malavita a prato basso ma non così basso. Nelle stazioncine dei treni a tre binari i maranza la fanno da padroni, molestano, provocano, se allerto la bigliettaia lei si chiude dentro senza rispondere, una volta in attesa di partire mi ero così esasperato che son partito per affrontarli io: dovevo avere la faccia giusta perché quelli, ridacchiando, se ne sono spariti, poi un pensiero mi ha fermato: se ci scappa la lite e trascendo, passo io per aguzzino, boia, fascista e nessuno mi sosterrà: ho davvero bisogno di guai supplementari in questa vita?

Qui, come ovunque dalle Alpi a Capo Passero, ovunque in Europa, l’integrazione è facile se hai un rottweiler da inferocire. Ovvero come la vede la sinistra virtuosa, adattarsi, islamizzarsi, ripulirsi, tagliarsi le radici come le balle, l’ha detto pure il borgomastro meneghino Sala col suo faccino da fauno, Milano è troppo piena di fascisti. E non ha aggiunto, ma si capiva, fortuna i maranza che fanno la pulizia che la polizia non sa più fare. Le nostre radici sepolte due volte, scrive Cerno. Forse perché una volta non basta, perché il progressismo filohamas vuol essere sicuro che non escano più, in qualche modo, come il seme che germoglia, si sviluppa sottoterra, diventa radice che solleva il cemento, lo spacca, vince la follia degli uomini e vive.

Max Del Papa, 27 dicembre 2025

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