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Follia burocratica sul Covid

Il regime Speranza continua: “Sul lavoro mascherine anche all’aperto”

Dopo gli studenti a scuola, l’ultima folle decisione del governo: mascherine obbligatorie, ma solo se lavori nel privato

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Due anni fa siamo stati costretti a distinguere tra amici e congiunti, i primi infettabili e i secondi no. Poi tra aperitivi pre o post ore 18, come se l’apertura o la chiusura di un bar alla sera potesse bloccare la trasmissione del virus. Infine i ragazzi si sono ritrovati ad indossare la mascherina a scuola, cinque ore filate, per poi togliersela allegramente appena fuori dall’istituto per andare al bar, al parco o a fare sport. Follie burocratiche? Certo, lo sosteniamo da tempo. Ma chi pensava di aver visto il peggio, si sbagliava. Oggi arriva infatti la ciliegina sulla torta, l’ennesima incomprensibile regolina che distingue, o discrimina, tra lavoratori privati e del settore pubblico. Mentre per i secondi infatti l’obbligo di mascherina non è più in vigore, al massimo parliamo di raccomandazione, i primi, per chissà quale motivo, saranno costretti ad indossarla fino a giugno. Pure all’aperto.

Questa folle, incomprensibile ed insensata decisione è emersa dal tavolo di contrattazione tra ministero del Lavoro, della Salute e Mise sul protocollo per le misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia negli ambienti di lavoro.  Breve riassunto. Dal primo maggio indossare Ffp2 o mascherine chirurgiche all’aperto, nei bar e nei negozi non è più obbligatorio. Il governo ci aveva assicurato di volerle eliminare del tutto, poi però ne ha prorogato l’utilizzo su mezzi pubblici, cinema e ospedali. Va bene, ok, non siamo d’accordo ma così è. Tra le note positive, c’era il fatto che sul posto di lavoro pubblico coprirsi il volto tutto il sacrosanto giorno non è in teoria più una costrizione. Solo raccomandazione.

Direte, bene. Già. Ma come spesso accade in Italia, per pubblico e privato non vigono le stesse leggi. Così oggi i ministeri competenti si sono incontrati e hanno deciso di mantenere inalterato il protocollo di sicurezza per il contrasto al covid. Il paradosso è che quelle linee guida prevedono l’obbligo di mantenere le mascherine “in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro, al chiuso o all’aperto”, quando il decreto del governo all’aperto non le richiede più. L’unica eccezione è quando si lavora da soli (e ci mancherebbe). Per il resto i lavoratori del privato dovranno sorbirsi otto ore di mascheramento, mentre i loro colleghi del pubblico se ne andranno per gli uffici liberi e tranquilli. Vi pare sensato? Senza contare che gli stessi operai che al lavoro indosseranno Ffp2, poi se ne staranno al bar, in un negozio o al supermarcato giustamente senza alcuna mascherina. In quella che appare l’ennesima contraddizione in termini.

Esultano ovviamente i sindacati, che annunciano una verifica a giugno e figurati se si mettono di traverso al regime sanitario di Roberto Speranza. I datori di lavoro, invece, saranno costretti a fornirle ai dipendenti. “I vaccini possono salvare la vita. Le mascherine? No – commenta intanto Matteo Bassetti – Forse riducono la possibilità di trasmissione, ma non la azzerano. Dopo la fine dell’obbligo purtroppo si vedono scene assurde. Al supermercato, al bar, nei negozi: se entri senza mascherina la gente ti guarda come un fuorilegge, un malvivente. I messaggi sulle mascherine inviati alla gente dalla politica hanno prodotto questi aberranti risultati. Su una cosa siamo i primi in Europa. Sapete quale? Sull’aspetto psichiatrico dell’uso e del non uso delle mascherine. Numeri 1″.