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Il reparto speciale, poi l’assalto: ecco il piano di Israele per fermare la Flotilla

Fonti israeliane fanno sapere: "Siamo pronti". La fregata italiana avverte i militanti: "Non potremo più seguirvi"

Assalto flotilla
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La Global Sumud Flotilla, composta da oltre 50 imbarcazioni, si sta avvicinando sempre più alla Striscia di Gaza. Le navi si trovano a circa 200 miglia nautiche dalla costa. Gli attivisti a bordo trasportano circa 45 tonnellate di aiuti umanitari, dichiarando di perseguire una missione pacifica e non violenta. Ma ora i giochi si fanno duri. E Israele ha già pronto un piano per fermare le imbarcazioni.

La risposta militare israeliana

La Marina israeliana si è preparata per un’operazione in alto mare. Secondo fonti militari, è stato coinvolto anche il reparto speciale Shayetet 13. Il piano prevede di intercettare le imbarcazioni, trasferire gli attivisti su una grande nave militare e rimorchiare le navi al porto di Ashdod. È stata messa in conto la possibilità di affondare le imbarcazioni in mare, se necessario. Israele non intende permettere alla Flotilla di accedere alle acque della Striscia di Gaza per non violare il blocco navale imposto dal 2009. Tuttavia, c’è timore tra i vertici dell’esercito israeliano per possibili incidenti durante l’operazione, che potrebbero provocare un’escalation di tensioni.

Accuse e appelli degli attivisti a bordo

Gli attivisti hanno accusato il governo italiano di “sabotare” la loro missione. La fregata militare italiana Alpino ha offerto agli attivisti l’opportunità di abbandonare le navi prima di raggiungere la zona critica. “Non è protezione, è sabotaggio”, hanno dichiarato dalla Flotilla, aggiungendo che il governo italiano “continua a essere complice di ciò che accade a Gaza”. Tajani, ministro degli Esteri italiano, ha ribadito che la Marina Italiana non interverrà per accompagnare la Flotilla e ha chiesto al governo israeliano di evitare violenze. Ha anche suggerito agli attivisti di lasciare gli aiuti a Cipro per garantirne la consegna tramite canali diplomatici.

I dubbi sull’origine dei finanziamenti della Flotilla

Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno pubblicato documenti recuperati a Gaza che collegherebbero direttamente la Flotilla a Hamas. Tra i nomi riportati figurano Zaher Birawi, leader di lunga data di varie flottiglie, e Saif Abu Kashk, amministratore delegato di una società spagnola proprietaria di molte navi partecipanti. La Global Sumud Flotilla, attraverso la sua portavoce italiana Maria Elena Delia, ha negato ogni legame con Hamas, descrivendo le accuse come propaganda. Ha chiesto la condivisione completa dei documenti con organismi indipendenti per verificarne l’autenticità.

Sicurezza e normative internazionali

Il diritto internazionale marittimo consente attualmente alla Flotilla di navigare in acque internazionali. Tuttavia, una volta raggiunto il blocco navale israeliano, la situazione cambierà. Il blocco è considerato legittimo se conforme alla legislazione internazionale dei conflitti armati, inclusa la Convenzione di Ginevra. E una Commissione Onu ha in passato dichiarato che quel blocco militare è legittimo.

Notte di tensione

La Turchia monitora attentamente la situazione e si è detta pronta a fornire assistenza umanitaria in mare, qualora necessario. Mentre prosegue l’avvicinamento alle coste di Gaza, gli attivisti della Flotilla restano determinati, nonostante siano consapevoli del rischio di un intervento militare israeliano già nelle prossime ore. La nave Alpino ha annunciato che alle 02:00 del 1 ottobre si fermerà al limite delle 150 miglia nautiche, lasciando spazio agli sviluppi della situazione, senza oltrepassare la zona critica per evitare possibili incidenti.

Sulla Flotilla regna un clima di incertezza. Gli attivisti continuano a ribadire il loro impegno pacifista, ma riconoscono i rischi che stanno correndo. “Sarà una notte impegnativa”, ha concluso Lafram. Ma il modo migliore per evitare problemi era seguire l’indicazioni di Sergio Mattarella.

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