Qui al bar ce lo aspettavamo. Li vedevamo, i televirologi redivivi, trasformare gli studi televisivi nel set del video di Thriller, zombie danzanti in allegria; e leggevamo qua e là i timidi accenni al “principio di precauzione” (giusto, prudente), poi le più audaci menzioni delle mascherine, quindi i verdetti dall’Oms in giù: non sarà un nuovo Covid. La premessa perfetta per poter poi affermare il contrario.
All’epopea di Hantavirus, adesso, mancava solo un dettaglio: il lockdown. Che invece è tornato. Ieri sera, sul sito di Repubblica: perché, per un “errore procedurale”, in un ospedale olandese hanno combinato un pasticcio con un paziente positivo e 12 dipendenti sono finiti in quarantena. Ma il quotidiano romano ha preferito chiamarla diversamente: lockdown. Come ai tempi di Giuseppe Conte, che proprio in questi giorni, in un’intervista sui social, ne ha rivendicato le nobili origini. Come ai tempi di Roberto Speranza, che sui protocolli igienici voleva rifondare l’egemonia della sinistra. Nostalgia canaglia.
Ci risiamo, la giostra si attacca a una piccola scintilla elettrica per riaprire, magari in attesa che chiudano i bar. Non il nostro, eh. Una domanda, però: il Pd ne approfitta per proclamare l’importanza dell’accordo pandemico dell’Oms, da cui l’Italia si era chiamata fuori; gli “esperti” puntano il dito contro Donald Trump, che dall’Oms è uscito; solo che, al momento, negli Usa non si registrano “errori procedurali”; e nemmeno nell’Argentina di Javier Milei, el loco che aveva seguito il tycoon nella scelta di dare il benservito al carrozzone di Tedros Adhanom Ghebreyesus. L’errore procedurale, invece, lo ha commesso l’Olanda, che dentro l’Oms ci sta con tutte le scarpe. Non solo: Washington e Buenos Aires sono riuscite a cooperare con il mondo nonostante non stiano più nell’Oms. Sarà mica che questa Oms serve meno di quanto credessimo? Proprio come il lockdown?
Il Barista, 12 maggio 2026
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