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Immigrato aggredisce autista e accoltella carabiniere. Rimpatriarlo è razzista?

Questa mattina, su un bus, un 28enne disoccupato originario del Burkina Faso ha prima sferrato pugni contro l’autobus, poi se l’è presa con le vetrate del mezzo e infine ha aggredito l’autista del bus.

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Non contento, ha accoltellato un carabiniere che era sopraggiunto in difesa dell’autista e dei presenti. Il fatto è accaduto ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone.

Fin qui la cronaca. Ora spazio al commento nel video sopra.

5 Commenti

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  1. Oggi esiste una nuova forma di razzismo 2.0. La spiego raccontando un’esperienza personale:
    Ero in treno in direzione Liguria. Insieme a me viaggiavano due signore (un’italiana e una marocchina) e una coppia di ragazzi sui 18 anni. Ad un certo punto la signora marocchina appoggia i piedi con tanto di scarpe sul sedile di fronte a lei, la signora italiana le chiede di toglierli, i due ragazzi si scambiano uno sguardo e il maschio si rivolge alla signora italiana dicendole “Glielo ha detto solo perché ha il velo ed è straniera”. Questo episodio mi ha fatto pensare. L’appunto della signora italiana era giusto? Certo, non fosse altro per questioni perlomeno igieniche. Le ha rivolto la parola in modo sgarbato? No, è stata gentile. E allora cosa centra il razzismo? Nulla, ma i due ragazzi non hanno analizzato la situazione, bensì hanno visto l’uomo bianco che criticava l’uomo nero e hanno gridato subito al razzismo senza rendersi conto che i razzisti erano loro due.
    Seguendo quello stesso ragionamento io non posso criticare il comportamento di un nero perché, in quanto bianco, sarei razzista; fra tutti i bianchi non posso criticare le donne perché, in quanto uomo, sarei sessista; fra tutti gli uomini bianchi non posso criticare gli omosessuali perché, in quanto eterosessuale, sarei omofobo. Si potrebbe continuare andando avanti a discriminare fra settentrionali e meridionali e via dicendo.
    Ecco il razzismo 2.0 di cui sopra: chi è diverso da te non può essere criticato. Questo razzismo è più subdolo e per certi versi più pericoloso di quello classico poiché più difficile da individuare in quanto utilizza termini come “rispetto”, “integrazione” e “uguaglianza”.
    Se però sei una donna musulmana allora puoi permetterti di dire in diretta tv che i tuoi interlocutori non ti capiscono perché sono solo dei “maschi bianchi” e nessuno ti dice nulla. E lei Porro ne sa qualcosa! Questo non è razzismo?
    Del resto a queste persone interessano le differenze di etnia, sesso e cultura, ma non l’unica davvero importante: quella intellettuale.

  2. Pretendere che venga punita, secondo quanto prevede la legge, una persona di (qualunque) colore se commette un crimine, quello NON È RAZZISMO.
    Commettere un crimine contro un nero per il solo fatto che è nero, quello È RAZZISMO.
    Non mi pare un concetto così difficile da capire.
    Quindi quella maliziosa domandina, in stile Salvini, che conclude il titolo dell’articolo, è solamente una premeditata provocazione atta a esacerbare gli animi.

  3. In ultimi quaranta anni significato stesso di parola razzismo stato completamente artatamente fuorviato. https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  4. La veemenza di chi accusa altri di odio razziale tradisce chi é veramente in preda a questo dentimento. Per parlare di odio razziale uno si pio solo referire a quegli episodi di violenze di gruppo che ci furono negli Sud degli Stati Uniti dopo la guerra civile. Gli orrori commessu dagli europei nelle loro colonie nei secoloi passati furono espressioni di razionali di crudeltá , e ignoranza delle norme che oggi e solamente oggi e grazie all’illumunusno conosciamo.

    • D’accordo con Porro, l’opzione di perdere il permesso di soggiorno nel caso di reati gravi nei confronti della comunita’ (ma siamo sicuri non ci sia gia’?) non e’ solo buon senso ma migliorerebbe l’atmosfera attorno al resto dei migranti onesti e lavoratori.

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