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Il campo dei santi (Jean Raspail)

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Il campo dei santi di Jean Raspail è un libro eccezionale. Scritto nel 1973, sembra che ripercorra esattamente, anche se in modo romanzato, le tensioni migratorie di questi anni.

La trama è attualissima. Un gruppo di paria si impossessa di un centinaio di navi scalcagnate nel porto di Calcutta. Nella totale indifferenza dell’opinione pubblica occidentale, e nella sottovalutazione se non compiacenza delle rappresentanze diplomatiche locali. La migrazione (telefonata si direbbe in termini calcistici) si conclude sulle coste meridionali della Francia. «Di fronte ad un milione di invasori l’opinione pubblica e le autorità occidentali cedono ad una ottusa disperazione; si lasciano occupare». Il buon senso resta nei comportamenti e negli occhi di quell’unico vecchio abitante della montagna che guarda dall’alto le navi dei disperati, senza aver alcuna intenzione di lasciare libera la sua casa all’occupazione. Anzi uccidendo l’invasore. È il disperato grido dell’eroe di Raspail, che non ci sta. «L’uomo di colore scruta l’uomo bianco mentre questi discorre di umanità e di pace perpetua. Ne fiuta l’incapacità e l’assenza di volontà di difendersi».

È una resa dell’Occidente, raccontato da uno scrittore che all’epoca fu tacciato dall’intellighenzia di sinistra come razzista. Nelle parole di un console belga che aveva intuito tutto per primo, il racconto di ciò che avviene anche oggi: «Avete creato dal nulla, nel cuore del nostro mondo bianco, un problema razziale che lo distruggerà, ed è proprio questo il vostro obiettivo, dato che nessuno di voi è fiero della sua pelle bianca e di ciò che esso significa».

I simboli dell’occidente uno alla volta cadono, e il racconto dell’invasione va di pari passo all’abdicazione rispetto ai nostri valori. Il Papa si spoglia delle sue apparenze, delle sue ricchezze, dei suoi palazzi e anche del suo prestigio. Muore in un appartamento di provincia e il suo successore viene ignorato dai più.

Il libro si legge con grande facilità e prima della sottomissione di Houellebecq e forse meglio racconta in tempi non sospetti del virus culturale che avrebbe ucciso la nostra civiltà, il cupio dissolvi dell’uomo occidentale. Da leggere. Obbligatorio. E non solo per i sovranisti. Quella raccontata da Raspail è la terza catastrofe: la prima è la caduta dell’Impero Romano, la seconda del sistema feudale, la terza quella che lo scrittore immaginava sarebbe avvenuta alla fine del ventesimo secolo, ma che ha ritardato di un solo ventennio.

Nicola Porro, Il Giornale 16 dicembre 2018

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52 Commenti
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Antonio
Antonio
20 Febbraio 2019 18:48

Mi aveva incuriosito la sua recensione, ma dopo 100 pagine circa ho desistito nella lettura, l’ ho trovato il romanzo un po’ troppo lenta e noioso…

barbara
barbara
4 Gennaio 2019 1:20

CARO NICOLA VORREI TANTO CHE NOSTRI GIORNALI E I NOSTRI POLITICI PARLASSERO DI NOI ITALIANI CI SPIEGASSERO LA MANOVRA FINANZIARIA DI CUI NON SAPPIAMO NIENTE INVECE SI PARLA SOLO DEI MIGRANTI ,DEI MIGRANTI,DEI MIGRANTI,SICURAMENTE CI SONO DEI SOLDI SOTTO
ALTRIMENTI LA CHIESA NON NE SAREBBE COSI AFFEZIONATA
(ai migrannti)BARRISONI SU RADIO 24 CONDUCE UN PROGRAMMA CHE DOVREBBE ESSERE FATTO IN TVIN PRIMA SERATA MA CON OSPITI SERI CHE SANNO QUELLO CHE DICONO NON LA PARIETTI CHE PARLA DEL PADRE PARTIGIANO E FA PENA.SE NON SI PARLA DI NOI ITALIANI NON ESISTIAMO
HO VISTO FRECCERO SPERO LO TIRINO VIA SUBITO VUOL PORTARE IN TV LUTTAZZI CHE è STATO L’UNICO ERRORE DI BERLUSCONI MA CHE QUANDO POI RIVEDREMO CAPIREMO CHE BERLUSCONI GLI HA EVITATO UNA FINE INIQUA,

Roberta
Roberta
1 Gennaio 2019 18:42

Devo dire che tutti i commenti sono di grande contenuto..nonostante quello di “fatevi un giro nelle scuole ,la societa multiculturale esiste e non si torna indietro”,,,purtroppo quello che lei vede non è una società multiculturale semmai una accozzaglia di personedi diverse culture,ognuno con la sua e che non si integrano alla nostra ,al nostro modo di vivere e nemmeno alle nostre leggi,certo secondo lei dovremmo noi asseccondarli e integrarci noi a loro ,Boldrini docet..

Andrea Salvadore
Andrea Salvadore
31 Dicembre 2018 16:23

I nostri valori sono il frutto dell’illuminismo nella sua lotta conto la monarchia e la chiesa, e la rivoluzione francese ed infine delle guerre napoleoniche che hann portato questi valori in tutta l¡Europa. Il nemico della nostraciviltá, a comonciare da PIO IX é sempre stata la chiesa o meglio il cristianesimo che é un apologista ipcrita della debolezza umana che maschera con parole come umiltá, misericordia, amore del prossimo ed altre idee insensate che ci fanno deboli ed inermi di fronte a nemici spietati. Assopiti nel nostro caduco benessere e neel’insensibilitá cristiana aspettiamo tranquilli la fine.

Roberto Verri
Roberto Verri
30 Dicembre 2018 23:28

Quello che occorre ora all’Occidente è ritrovare degli Eroi, dei Guerrieri di Cristo che ricaccino gli invasori dell’islam in Africa

fearlessjohn
fearlessjohn
29 Dicembre 2018 11:03

Mancano le vere ragioni dell’ occupazione. L’ Europa è satura di ogni bene da trent’ anni e non consuma più come un tempo. Il grande Capitale ha bisogno di nuovi mercati per sopravvivere. Ha tentato con Cina e India, ma queste si negano al neocolonialismo industriale, producono da sole e anzi rappresentano una minaccia per il futuro. Rimane l’ Africa, che vorrebbe ma non ha soldi per comprare i prodotti. Il piano sarebbe dividere la ricchezza dell’ Europa con l’ Africa in modo da aprire un nuovo grandissimo mercato. L’ invasione è solo un modo per spingere l’ Europa a mandare velocemente risorse in Africa. I comunisti appoggiano in toto questo piano. Perché in Europa sono finiti, e sperano in una nuova classe operaia da “proteggere” in Africa. Inoltre anche il ricco operaio europeo, se impoverito, potrebbe tornare al loro ovile. Questa evenienza era stata ventilata quarant’ anni fa dal ministro Goria, per chi se ne ricorda.

azo
azo
28 Dicembre 2018 18:01

Immigrazioni incontrollate, = invasioni !!!

Anselmo
Anselmo
28 Dicembre 2018 16:57

Beh se lo ha detto un cardinale bisogna fidarsi! Indubbiamente un’opinione imparziale…haha
Certo che ne sparate di baggianate.