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“In Ucraina civili come scudi umani”. E in Amnesty scoppia il caos

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Quando i buoni diventano cattivi all’occorrenza: così potrebbe essere descritta l’apocalisse che sta vivendo Amnesty International a seguito dell’ultimo report che denuncia le forze ucraine di aver infranto il diritto umanitario internazionale. Nello specifico, l’Ong fin dall’inizio si è sempre mostrata incline all’Ucraina e ha, addirittura, qualche mese fa, presentato un’inchiesta – frutto di mesi di lavoro sul posto – che riportava le prove dei crimini di guerra commessi nella città ucraine dai russi.

L’invito, immediatamente accolto dal presidente Zelensky, era quello di incalzare la Corte Penale Internazionale avviando così le indagini e, successivamente, i processi. Ad oggi, Amnesty International è firmataria di un altro report: non diverso da quelli che ha sempre realizzato in tutte le zone di conflitto nel mondo, ma pericolosamente diverso per l’Ucraina. Il quadro che viene riportato indica infatti come l’esercito ucraino avrebbe utilizzato i civili come scudi umani, mettendo in pericolo la popolazione civile in quanto i soldati avrebbero posizionato le armi in luoghi come scuole, abitazioni ed ospedali. I soldati di Kiev, quindi, hanno trasformato obiettivi civili in obiettivi militari, violando il diritto internazionale,  massacrando volutamente il proprio popolo – aggiungiamo noi, ammessa la veridicità del dossier.

E se sui crimini di guerra dei russi non si è aperta nessuna voragine, la denuncia nei confronti di Kiev ha portato a un vero e proprio terremoto politico. In primis da parte di Zelensky che non ha fatto segreto della sua rabbia, fino all’indignazione dei vertici ucraini che hanno affermato che “il gruppo per i diritti umani ha cercato di spostare la responsabilità dall’aggressore alla vittima”. Ed è così che Amnesty International è diventata improvvisamente filoputin, motivo per cui il dirigente ucraino della Ong, Oksana Pokalchunk ha deciso (spontaneamente?) di dimettersi, accusando la sua ormai ex organizzazione di fare il gioco della propaganda del Cremlino.

Inoltre, Pokalchunk ha dichiarato anche che Amnesty “ha diffuso una dichiarazione che suona come un sostegno alla narrativa russa”, aggiungendo: “Ho cercato di avvertire l’alta dirigenza di Amnesty che il rapporto era unilaterale e non aveva tenuto adeguatamente conto della posizione ucraina ma è stata ignorata”. Dichiarazioni che sembrerebbero dimostrare le pressioni di Kiev sui funzionari, in modo da tenere tutto in equilibrio per non “sporcarsi mai le mani”, nonostante in una guerra sia impossibile non farlo. Il tentativo di avvertire preventivamente i piani alti di Amnesty e la richiesta di Pokalchuk di “tenere in considerazione la posizione ucraina” fanno ben pensare al controllo smisurato in cui Kiev si impegna per far vedere al mondo la bontà, l’altruismo e il coraggio: i lasciapassare di cui – probabilmente – il miope occidente ha bisogno per giustificare le scelte che giornalmente intraprende.

Ed è così che la dittatura dei buoni fa breccia, e non è la prima volta. Lo scorso anno si era presentata la stessa dinamica dopo che Amnesty aveva deciso di smettere di definire Navalny come “prigioniero di coscienza”. Agli ucraini questa scelta non era piaciuta, essendo Navalny il più celebre oppositore del Cremlino, tanto che, dopo infinite pressioni, la Ong è dovuta tornare sui propri passi. Questa volta Amnesty dichiara, però, che “essere in una posizione difensiva non esonera l’esercito ucraino dal rispetto del diritto umanitario internazionale”, andando contro a testa alta al governo di Kiev che ha duramente respinto il rapporto definendolo addirittura “una perversione”.

A prescindere dalle idee sullo scontro bellico sembrerebbe palese – e pericoloso – la strategia messa in atto dalle forze di Zelensky, fatta di un oscurantismo più totale su tutto ciò che non premia l’operato di Kiev, di intimidazioni presentate come “pressioni” e di controllo totale su quell’immagine che, da una parte dalla stessa Ucraina per non deludere i partner, dall’altra dall’Occidente, sembra essere stata costruita ad hoc. Se già c’erano dubbi sull’atteggiamento di un’Ucraina solo vittima e mai colpevole – nella visione, oggettivamente utopica, che viene promossa per cui in una guerra c’è un solo innocente e un solo colpevole – questa vicenda non può che confermare, almeno in questo caso, una dubbia gestione della tanta sbandierata democrazia. Una democrazia che vale solo per i prescelti e che, quindi, sembrerebbe tendere inevitabilmente a prendere le sembianze di un’azione totalitaria a tutti gli effetti. Non si dice, ci hanno insegnato, ma i fatti questa volta parlano chiaro.

Bianca Leonardi, 7 agosto 2022