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Civili come scudi umani: Amnesty accusa Zelensky

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La guerra in Ucraina continua senza tregua anche se ormai, dopo più di cinque mesi di conflitto, non sempre occupa i principali titoli dei notiziari. L’invasore russo tenta con ogni mezzo di sopprimere le forze ucraine, apparentemente inferiori. Per questo l’esercito di Kyiv ha spesso adottato azioni di guerriglia urbana che sembrano finora decisive per una resistenza ad oltranza, pur avendo alcuni lati oscuri.

Rapporto inquietante

Amnesty International ha condotto una ricerca durata settimane, tra aprile e luglio, nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv, visitando le zone di battaglia e intervistando varie persone coinvolte. Il quadro che ne esce è piuttosto inquietante e drammatico. Per contrastare le forze russe, l’esercito ucraino avrebbe messo in pericolo la popolazione civile, portando spesso gli obiettivi militari e i combattimenti nei centri abitati, inclusi ospedali e scuole.

Secondo Amnesty International queste strategie “violano il diritto internazionale perché trasformano obiettivi civili in obiettivi militari”. I ricercatori dell’Ong, con il suo Crisis Evidence Lab, hanno trovato prove (supportate da immagini satellitari) di attacchi lanciati dalle forze ucraine da centri abitati in ben 19 città e villaggi.

La popolazione civile ucraina, continua il rapporto di Amnesty International, è stata dunque messa in pericolo dalle sue stesse forze armate: molti centri abitati dove si trovavano i soldati erano a chilometri di distanza dal fronte e quindi si sarebbero dovute trovare alternative che non mettessero in pericolo i cittadini. I soldati hanno semplicemente combattuto nelle strade, negli edifici civili o vicino ad essi senza prima preoccuparsi di evacuare i residenti civili.

Testimonianze

Il rapporto di Amnesty International contiene numerose testimonianze di persone che erano presenti durante i combattimenti. “I soldati stavano in una casa accanto alla nostra e mio figlio andava spesso da loro a portare del cibo” racconta la madre di un uomo di 50 anni ucciso da un attacco russo il 10 giugno in un villaggio a sud di Mykolaiv.

“Non capisco il motivo per cui i nostri soldati sparano dalle città e non dai campi” racconta Mykola, un uomo residente in un palazzo a Lysychansk nel Donbass.

“C’è attività militare qui nel quartiere. Quando c’è fuoco in uscita, subito dopo c’è fuoco in entrata” aggiunge un uomo residente nel Donbass.

“Non ci è permesso dire nulla su cosa fa l’esercito, ma siamo noi a pagare le conseguenze” ha dichiarato un sopravvissuto civile ad un attacco russo in una zona abitata di Bakhmut.

La ricerca dell’Ong riporta numerosi dettagli di attacchi russi in zone abitate nelle quali era attiva l’artiglieria ucraina con soldati e mezzi pesanti: un attacco russo con bombe a grappolo in un quartiere residenziale in una città del Donbass il 6 maggio con danni a varie abitazioni, un’offensiva ad un deposito di grano nella regione di Mykolaiv all’inizio di luglio con il ferimento di un contadino, la distruzione di vari appartamenti di un palazzo a più piani a Bakhmut da parte di un missile russo il 18 maggio.

Scuole e ospedali come basi

I ricercatori di Amnesty International hanno visto l’esercito ucraino usare addirittura ospedali come basi militari in cinque diverse località. L’Ong condanna, nel suo documento, l’uso di ospedali a scopi militari come una evidente violazione del diritto internazionale umanitario.

Secondo l’Organizzazione umanitaria le forze ucraine usano regolarmente le scuole dei villaggi e delle città del Donbass e della regione di Mykolaiv per installare le proprie basi, alloggiare e compiere esercitazioni. Le scuole sono chiuse, ma pur sempre vicine ai centri urbani. In effetti, in 22 delle 29 scuole visitate dai ricercatori di Amnesty International, sono stati trovati soldati o prove della loro presenza e attività. Ovviamente i russi hanno colpito molte scuole mettendo a repentaglio la sicurezza della popolazione abitante nella zona e causando, tra aprile e giugno, diversi morti e feriti. Tristi esempi sono stati rinvenuti dagli esperti dell’Ong in una città a est di Odessa e a Bakhmut, dove addirittura un edificio universitario, utilizzato come base militare, è diventato bersaglio delle forze russe che hanno ucciso sette soldati e danneggiato un palazzo vicino.

La ricerca di Amnesty International puntualmente precisa che il diritto internazionale non vieta alle forze armate di installarsi nelle scuole (purché chiuse). Però se le scuole si trovano nei pressi di centri abitati, allora dovrebbero essere lasciate libere da qualunque insediamento militare, salvo urgenti necessità. In quest’ultimo caso, i civili devono assolutamente essere evacuati prima dei combattimenti.

Scuole distrutte, poi, pregiudicano il diritto all’insegnamento una volta che sia tornata la pace. L’Ucraina, come sottolinea Amnesty International, è uno dei 114 Paesi ad aver sottoscritto la Dichiarazione sulle scuole sicure, cioè un accordo che prevede l’uso di edifici scolastici per scopi bellici solo come ultima alternativa possibile.

Condanna

Nel suo rapporto, Amnesty International ribadisce la chiara condanna alla Russia come aggressore dell’Ucraina, per di più con la aggravante di aver spesso usato armi “inerentemente indiscriminate” come le bombe a grappolo, messe al bando a livello internazionale, o esplosivi con effetti su larga scala. I russi non sono quindi giustificati nei loro attacchi dal fatto che l’esercito ucraino ha collocato obiettivi militari nei centri abitati.

La segretaria generale di Amnesty International, la francese Agnès Callamard, ha però una stoccata anche per il governo del Paese sotto attacco, pretendendo da Kyiv l’allontanamento immediato del suo esercito dai centri abitati e l’evacuazione dei civili dalle zone di combattimento. La segretaria generale continua sottolineando il fatto che gli eserciti non devono mai usare ospedali per operazioni militari; scuole e abitazioni civili dovrebbero poi essere utilizzate come ultima risorsa, quando tutte le alternative possibili non siano attuabili.

Dunque il messaggio e la richiesta di Amnesty International, la Ong premio Nobel per la pace nel 1977, sono chiari e conseguenti con il diritto internazionale. No ad obiettivi militari vicino o all’interno di centri abitati! Evacuazione dei civili da zone vicine a obiettivi militari! I risultati della dettagliata ricerca sul campo sono stati trasmessi da Amnesty International al ministero della Difesa ucraino il 29 luglio, che finora non ha dato alcuna risposta.

L’Ucraina: “Non è vero”

La reazione ucraina non si è fatta attendere. Mikhail Podolyak, consigliere capo dell’ufficio di presidenza ucraina, ha attacco l’Ong asserendo che “qualsiasi dichiarazione sulle violazioni da parte dell’esercito ucraino ha la natura di un’operazione di informazione per screditare le forze armate ucraine e minare la fornitura di armi dai partner occidentali”. Secondo Kiev, sul Donbass era stato diramato un obbligo di evacuazione. Sarebbe la Russia a ignorare “qualsiasi regola e legge” bombardando le aree residenziali anche lontane dal fronte.

In guerra purtroppo non si può sempre andare troppo per il sottile, però alcuni diritti fondamentali andrebbero sempre rispettati. Altrimenti si rischia di ritrovarsi all’improvviso dalla parte sbagliata della… barricata, mettendo addirittura a rischio l’incolumità della propria popolazione.

Andrea Gebbia, Ehrendingen (Svizzera)