Inno alla libertà natalizia

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Cari lettori e lettrici del sito di Nicola Porro, vi sarete accorti e accorte che in molti, dal Governo ai virologi arrivando agli opinionisti dei gran giornali, ci stanno spiegando da giorni che questo del 2020 non sarà un Natale come gli altri. Il pranzo con invitati, no. I regali, con parsimonia, forse. Il presepe quello fatelo purché nessuno lo venga a vedere in casa vostra.

Alcuni tra i politici ed i virologi hanno invitato persino ad un Natale su zoom. Virtuale. Come una bambola gonfiabile. Ebbene, noi, qui, vogliamo lasciarvi intatto almeno un desiderio, una libertà natalizia di felicità: quella di scrivere la vostra letterina a Babbo Natale. Mandatela a questo sito, la vostra letterina a Babbo Natale, chiedete nonostante la cappa di tristezza che avvolge il nostro vivere liberi (ormai solo un ricordo) che fu. Il Corsaro Nero, pur essendo un senza Dio, non è un senza cuore e si farà carico di diventare il fermo posta delle vostre richieste per Babbo Natale.

Perché come si è chiesto, parecchi anni fa, lo scrittore Dino Buzzati: “E se il regno della fiaba e del mistero si avverasse?”. Nessun virologo, politico, infettivologo, governante, giornalista, potrai mai togliercela questa speranza. Perché questo speranza si chiama sogno! Sognate, dunque! Desiderate, che il Natale – nonostante il virus – si avvicina.

Il Corsaro Nero, 22 novembre 2020

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6 Commenti

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  1. Lettera di Natale (scusa Corsaro Nero se è un po’ lunga… ) .
    A Gesù Bambino. Casella postale: presso il Corsaro Nero.

    Caro Gesù Bambino,
    sono un bambino anch’io.
    Un bambino normale: un po’ allegro; un po’ molto spaventato in tutti questi mesi. Vorrei parlarti del mio Natale, ma una cosa in questi ultimi tempi (tanti tanti mesi ormai che rischierei di non ricordarmi più di com’era prima -e sarebbe un male grande scordarsene, significherebbe accettare per sempre- ) l’ho imparata: ognuno è stato ferito in un modo diverso. Nessuno può fare le cose di prima, e allora sembrerebbe che siamo tutti nella stessa barca, invece ognuno racchiude un dolore tutto suo e una paura tutta sua. Naturalmente poi c’è anche la speranza. Ci deve essere, per forza. Forse la trovo quando non penso a tutto questo… Ma lo capisco, che a chi sta male, nel corpo o nell’anima, e a chi ha paura, la luce del Natale sembra inghiottita dal buio. A tratti non la vedo neppure io che amavo tanto il Natale.
    Sorreggi chi sta male. Aiuta i respiri negli ospedali, e nelle case senza aiuto. Aiuta chi ci deve aiutare, spegni questo male, del corpo e dell’anima, e illumina la strada.
    Tu non sei nato in un momento facile. Illumina questo Natale impaurito, chiuso e buio. Non farci mai dimenticare com’era prima: c’erano tanti problemi nel mondo ma ora sono di più. Aiutaci a non dimenticare mai quanto sono indispensabili la libertà e la vita normale.

    Caro Gesù Bambino, mi ricordo di quel professore in Francia, che ha fatto una lezione di educazione civica, e prima è stato isolato da colleghi e famiglie di alunni, poi dei ragazzi lo hanno indicato a uno venuto apposta per ucciderlo, un terrorista islamico. E infatti questo ha ucciso il professore. Ora io penso che il professore forse aveva dei figli, dei bambini. Anche quei tre signori che sono stati uccisi in chiesa da un altro terrorista islamico, sempre in Francia, ma tanto ho capito che sarebbe potuto succedere in tante altre parti d’Europa, del mondo, magari anche loro avevano dei bambini. Una signora sicuramente sì: l’ultima cosa che ha detto è che li amava tanto. Caro Gesù Bambino, ti prego, stai accanto a quei figli. Non sei nato a questo mondo per risolvere tutto (un regalo ce l’hai fatto affinché risolviamo tante cose, da quando siamo stati creati, ed è la libertà di fare il bene) ma per aiutarci a portare il nostro dolore, prendendo nel tuo cuore un dolore simile a quello di ciascuno di noi. Riempi il vuoto e le domande insopportabili nel cuore di quei figli.

    Caro Gesù Bambino, ho sentito di quel bambino orfano, qui in Italia, il cui zio e tutore, credendo che lo stato ci pensa lui a sistemare i bambini nel senso che li aiuta, si è rivolto ai servizi sociali per chiedere aiuto e consiglio. Ripetiamo spesso che in Italia lo stato non è solerte, e anche che ci sono pochi poliziotti, pochi carabinieri e che non hanno le automobili; ma a me nelle città e nei paesi, purtroppo non in tutti i quartieri dominati dagli spacciatori, ma davanti alle scuole con tanto di armi a controllarci le maschere e le distanze –guardo in su verso i loro occhi, ma per altezza sono molto più vicino alle armi che indossano, quindi adesso mi risulta difficile ricordarmi che loro ci salvano durante i terremoti anche se so che è assolutamente vero-, sembra proprio che siano tanti e adesso le macchine ce le abbiano, tante, Tu ne vedrai tante girare in città e paesi anche piccoli piccoli (lì vanno a interrompere le messe e a multare chi passeggia da solo nel bosco… non dev’essere un’esperienza serena per le persone normali vederli tutti agguerriti in armi arrabbiarsi perché si fanno cose normali. Lo so che c’è il virus cattivo, ma comunque dev’essere un’esperienza che fa paura. Poi io ero sicuro che fossimo liberi, di un Paese libero, e a scuola mi hanno parlato della Costituzione).
    Poi però mi ricordo della mamma del mio compagno di scuola, che fa la poliziotta e qualche settimana fa una notte è tornata a casa con la divisa sporca e un po’ strappata perché ha difeso la città e i negozi da certa gente cattiva che si intrufola nelle manifestazioni buone dell’altra gente che chiede solo di poter lavorare (veramente ora di queste manifestazioni, quelle buone e quelle cattive, la tv non sta parlando più. Adesso ci sono o non ci sono?). Il mio amico si è spaventato molto. Conosco la sua mamma da quando stavo all’asilo e so quanto è simpatica e dolce. Per questo veramente non so più cosa pensare. La mamma del mio amico se potesse mi salverebbe da qualsiasi terremoto. Ma penso che non farebbero tutti così.
    Ecco, sono andati credo in sedici (c’erano pure i vigili del fuoco) , con tante macchine, a prendere questo bambino di cinque anni, disperato, abbracciato allo zio: l’hanno portato via da casa sua e non si sa dove l’hanno portato. Dicono che è per il suo bene. Non ti sembra che questa cosa che fanno tutto per il nostro bene sia diventata ormai soltanto una bugia? Una crudele bugia.
    Ne hanno portati via tanti di bambini, così. Non perché i genitori fossero cattivi, ma a volte perché la madre e il padre non avevano molti soldi. Ma lo stato, con tutti quei miliardi che butta, non poteva dare ai genitori un po’ di soldi ? Ho sentito dire che lo stato mette tanti bambini in un paese di cui non ricordo il nome, ma comincia con la B, li chiude a chiave (proprio una specie di lockdown) e poi li regala a dell’altra gente, forse a degli amichetti suoi. Ti prego, conserva i miei genitori, fa’ che non diventiamo mai poveri e che nessuno mi strappi dalla mia famiglia. Se puoi, fa’ che nessun bambino venga strappato dalle braccia della sua famiglia.

    Sì, non solo nel mondo lontano, ma anche nel nostro mondo, mi pare che per noi bambini non sia così facile crescere. Innanzitutto nascere. C’è chi vuole far morire i bambini appena nati, appena usciti dalla pancia della mamma. C’è chi i bambini li compra nelle pance, anzi prima nelle provette, su ordinazione, ci sono perfino i cataloghi e le fiere (anche al tempo del Covid) per sceglierli. C’è chi i bambini non li vuole far crescere, addirittura vuole che prendano delle medicine al contrario, sarebbe come dire un veleno, per bloccare la loro crescita e non farli diventare quello che sono cioè ragazzo se sei un bambino, ragazza se sei una bambina. In alcuni stati USA, ma anche nella libera Europa (ma che libertà è questa per i bambini? Quella di venire rovinati da qualcuno che dovrebbe rispettarli e amarli e custodirli, mentre nazioni intere stanno zitte e mute come se tutto questo non fosse contro i bambini e contro l’essere umano e contro la natura e contro Dio ?) , questo succede.
    Vogliono venire a convincerci a scuola, su questa cosa qua. Col pretesto del non discriminare gli omosessuali. Io sono un bambino ma non sono stupido. Quello è un pretesto e questa è una cosa diversa. Mettere me e i miei compagni in una stanza con qualcuno che cerca di convincermi che potrei non essere maschio e che le mie compagne potrebbero non essere femmine, sarebbe una cosa terribile. Se i miei genitori non potessero ribellarsi, come succede in molti paesi della nostra terribile Europa (come in Germania ma non solo) un tempo faro di civiltà e oggi faro di tenebre, sarebbe ancora più terribile. Se questo accadesse in un’aula scolastica, là dove un popolo intero dovrebbe aver cura di noi, sarebbe alto tradimento.
    Sì, come sempre, il male, quello grande, quello spaventoso, quello che vuole cambiare tutto ciò che c’è di buono al mondo (e di buono ce n’è ancora tanto al mondo, se loro non vincono) , come sempre “si tiene tutto insieme”. I malvagi hanno delle capacità di collegarsi fra loro, che non sempre i buoni hanno o almeno non subito.
    Gesù Bambino, proteggi i bambini del mondo. E tutti i “piccoli”, che non siamo soltanto noi bambini, ma tutti gli indifesi. Dona ai buoni la capacità di accorgersi delle cose, prima che sia troppo tardi.

    E’ un mondo difficile per tutti, ma appunto anche per noi bambini. Anche il mondo della quotidianità. Di questi tempi lo è ancora di più.
    Io sono piccolo ma vedo gli sguardi di rimprovero e paura (e a quel punto mi metto paura anch’io) da parte di qualcuno quando incrocia un gruppo di ragazzini per strada, imbavagliati ma con la mascherina appena un poco scivolata oppure abbassata su un pezzo di pizza o una bibita. I ragazzini sorridono, ridono, scherzano sotto il bavaglio, hanno quel tanto di benedetta intrepidezza dei ragazzini scivolata via dalle maglie della DAD e anche delle lezioni in presenza distanziati, soffocati, senza potere sfiorare un amico, conoscere le facce nuove o riconoscere quelle in crescita, bearsi del sorriso di qualcuno che ti piace, senza cantare, suonare il flauto, fare sport, senza muoversi, risparmiando il fiato in un oceano di tempo, addirittura otto ore alle elementari lunghe come un incubo, un incubo dove chi deve custodire la tua serenità nel tempo obbligatorio della scuola, è costretto (ma qualcuno è pienamente convinto) a metterti la nota se sfiori la mano di un amico, a sospenderti se ti abbassi la mascherina, succede davvero, e a emanare circolari in cui decide che le lezioni delle superiori a distanza si seguono solo da casa (sì, se sei in zona rossa purtroppo non puoi andare al parco. Ma la circolare non fa riferimento alla zona rossa, solo a quello che gli alunni sono obbligati a fare e a non fare. Io non è che non capisco le difficoltà dei presidi anche se sono piccolo. Ma non solo alunni e professori aprono una finestra sulla propria casa, consegnano l’immagine e pezzi di vita mentre fino a poco fa ‘privacy o morte’ –adesso invece è tutto un grande fratello, ma non la trasmissione, grandi fratelli tutti- : ma adesso non a gentile richiesta o di propria buona volontà: obbligati, proprio obbligati. Generazioni di un’Italia in ricostruzione hanno studiato nel retrobottega dei negozi del papà o la sera dopo il lavoro o nei campi custodendo le pecore; adesso, per decreto di una preside –è successo- ci si concentra solo chiusi dentro casa, e pazienza se mesi fa a quelle figurine di ragazzi dagli occhi tristi nelle lezioni al pc mancava l’aria e ora anche dietro la maschera hanno fame di aperto).

    Ho nostalgia di mio nonno. Perfino dell’odore di fumo che detesto, e del pizzicorino che mi fa sulle guance quando ha un po’ di barba lunga e mi baciava, anche mio padre mi fa il solletico quando mi bacia. E’ inutile, le videochiamate, i filmini sul cellulare, le telefonate tutti i giorni –ogni giorno quasi più in imbarazzo, più desiderosi di abbracciarsi e più cambiati dalla lontananza- non mi bastano, lo so che devo ringraziarTi perché vivo nel tempo della tecnologia che annulla le distanze, se emigrassi in America potrei vederlo al telefono ogni giorno, ma non è questo che voglio. Siamo lontani a pochi chilometri, abbiamo sempre meno da raccontarci e più vergogna a dirci che siamo molto stanchi. Ho paura che mio nonno muoia, se lo abbraccio muore per colpa mia, dicono tutti così o almeno io questo ho capito dai loro discorsi e dai loro sguardi (sono un bambino e quindi sono ritenuto contagioso, un untore, un pericolo. Siamo già sempre di meno, un esercito minuscolo per il futuro, e queste sono le armi che ci danno e le strategie che adoperano per farci crescere sicuri di essere amati). Se continua così muore di solitudine, in questo somiglia a me ma senza tutto il futuro davanti per uscire dall’incubo (ma ne uscirò? Dov’è l’orizzonte? Ogni giorno ce n’è meno, ogni giorno ho paura di scordarmi com’era lo sport, il catechismo, la faccia delle maestre, quella dei miei amici, il tocco di una mano che non sia solo quella di mio padre e di mia madre. Ogni giorno guardo bene la faccia degli sconosciuti seduti fuori al bar quando si abbassano la maschera e sembra che tutto sia tornato normale).
    Anche mio nonno faceva tante cose, come me, prima. Adesso deve stare chiuso in casa, senza nessuno degli interessi e degli affetti che curavano la sua vecchiaia; e perde la vita per salvarsela. Sta tutto il giorno a vedere i tiggì e le cronache dal virus tutte uguali e tutte spaventose, chiuso in un’unica versione dei fatti, così che un uomo che come lui ha contribuito a fare l’Italia ora tra vergogna e paura sembra che siamo io e lui a mandarla in pezzi, lui perché vuole invecchiare, io perché voglio crescere. Ma io lo capisco. Non è che non lo capisca. Anche se ho tutto confuso dentro come se fossi un adulto anch’io. Li vedo mamma e papà e sento la loro paura stanca, sento parlare di soldi e di lavoro, c’è non c’è, manca questo e manca quello. Non sono un bambino così fantasioso da immaginarmi che sia bello finire in miseria e non avere soldi per pagare l’affitto, il mutuo, il condominio, la luce, il supermercato, la cena sulla tavola, che sia ‘un’avventura tanto poi viene qualcuno a salvarmi’.
    Mio nonno mi raccontava che suo padre, il quale sfuggì sia ai fascisti che ai comunisti, durante la guerra lui e gli altri aspettavano sempre che venisse qualcuno a liberarli (dopo averli bombardati, perché funzionava così). Qualcuno sperava di riuscire a scappare in un altro paese, molti altri aspettavano i buoni che questo paese lo avrebbero liberato e riconsegnato nelle mani dei suoi cittadini, mani che poi, da liberi, hanno lavorato e riscattato e continuato la bellezza e fatto nascere mio nonno e poi mio padre mia madre e me in questo posto bellissimo e fragile, un paese dalla forma unica al mondo, un pezzetto di bellezza e di storia proteso nel mare.
    Io non lo so se oggi nel mondo c’è un posto in cui rifugiarmi dalle cose brutte che sento. Dalle sirene delle ambulanze, dall’elicottero mattina pomeriggio e sera che vortica sulle nostre teste per controllare quello che facciamo, e dalle cose che i miei genitori per tenermi sereno non mi farebbero vedere, ma io smanetto sul cellulare e sul computer e le vedo lo stesso: tutte quelle storie tristi di malattia, agonie, quelle morti da solo, guarigioni complicate, anche se mamma e papà mi hanno detto che ci sono malattie peggiori con più gente che si ammala e che muore, ma questa è molto contagiosa, e il suo contagio prende ogni minuto della tv e ogni pagina dei giornali, non riusciamo a dimenticarcene nemmeno al sole.
    Noi bambini siamo forti, fortissimi, io sono sano, ma siamo anche mocciolosi, tossicolosi e catarrosi, il raffreddore è il nostro corredo così come la maglietta a maniche corte d’inverno perché ci sembra sempre che faccia caldo e genitori e maestre non riescono a convincerci del contrario: così siamo disinvoltamente sempre un po’ raffreddati, è normale: aggiungiamo a questo la mascherina; dietro la maschera io veramente non respiro. Non faccio lo smorfioso. Veramente dopo un po’ mi batte il cuore, mi viene mal di testa; mi si tappa il naso, come se avessi il raffreddore anche se non ce l’ho, e mi rimane così anche ore dopo, e mi fa male la gola anche se non ho mal di gola. Ciò nonostante continuo a sentire il richiamo del sole; e ogni giorno voglio pensare che l’incubo finirà. Non posso pensare che il virus seguirà la nostra infanzia e il nostro futuro come un Johnnie Galindo ancora più perverso, come il turpe gioco del destino o di qualcuno contro di noi.

    Non so dove scappare. I miei genitori non lo sanno ma io ho visto dei filmini sul cellulare, con delle persone che vengono arrestate in paesi liberi (in Australia di notte, una madre incinta, a casa sua, davanti ai bimbi in pigiama, arrestata perché sui social aveva scritto contro il lockdown. E filmati di violenza in tanti paesi liberi, sì, anche in Italia quando una decina di, credo vigili, hanno circondato una donna senza mascherina strattonandola e uno le ha messo un braccio intorno al collo e stringeva). Un professore di cognome Noack, mi pare, un cognome che somiglia a Noè quello che cercava di portare la vita fuori dal diluvio universale, era contrario al lockdown in Germania e contrario a una legge che limita le libertà tutelate dalla loro Costituzione: la polizia ha sfondato la porta della sua casa. Lui ha acceso la telecamera mentre si sentivano i colpi per forzare la porta; si vedevano i suoi occhi smarriti, increduli. Crediamo sempre che non possa mai succedere. Crediamo ancora che non possa più succedere.
    Poi le guardie sono entrate e urlavano. Le stesse grida, le stesse urla… quelle dei film, soprattutto dei documentari sulla guerra. Quelli della Giornata della Memoria, la giornata che serve per farci capire che non doveva succedere mai più, che non basta ricordare, ma bisogna mettere il ricordo dentro le nostre vite, tenerlo presente ad ogni angolo, perché basta un attimo che il mondo si distrae e riprendono i ruoli, le vittime, e i carnefici divisi in mandanti ed esecutori e tutti quelli che rimangono a guardare. Che rimaniamo a guardare. Che voi adulti, ma anche noi ragazzi nei nostri gruppi e nelle nostre classi (ma noi a volte cerchiamo di urlare e voi non ci sentite), rimanete a guardare. E poi ci sono tutti quelli che dicono che sono le regole e che dovevano obbedire. E così un mondo di vivi divenne un mondo di senza vita prima di diventare morti. I nomi sparirono, i bambini le donne e gli uomini divennero “stucke”, “pezzi”, oggetti, li chiamavano così. Oggi spariscono le facce e i respiri, la normalità, si spezzano gli amori le famiglie e le amicizie. La malattia corre, corre, ma non è solo il virus. E’ ben altro che il virus. E’ il male del mondo, il male dell’antilibertà.
    Quelle urla, quelle del video in cui arrestano il professore tedesco, erano impressionanti, erano davvero uguali a quelle delle SS. Uguali a quelle della Stasi.
    Mio nonno mi diceva che prima della guerra i nazisti tedeschi e i comunisti sovietici erano alleati fra loro, e durante la guerra il nazismo si alleò col Gran Muftì di Gerusalemme, un capo religioso musulmano. Non è che oggi molto cambia. Il male si piega su se stesso, si contorce e il suo cerchio si stringe attorno a noi, gli estremi si toccano. Ma oltre ai soliti, c’è un nuovo alleato al male, un nuovo colossale elemento: fiumi di danaro, tutto il danaro del mondo in poche mani.
    Sono soltanto un bambino e non so dove scappare. Non lo sanno neanche mio padre e mia madre.

    Caro Gesù Bambino, Tu sai tutto e io non voglio essere bugiarda. Tu sai che non sono un bambino ma un’adulta. Ma il mio cuore ha paura come quello del bambino di questa lettera. Veramente, non è soltanto il cuore e non sono solo io ad aver paura. La ragionevole paura ce l’hanno tutti quelli del “due più due fa quattro, le nuvole stanno in cielo, nel mare ci sta l’acqua”: tutti quelli che continuano ad affermarlo malgrado i poteri ripetano incessantemente l’assurdo fino a metterlo nella testa di chiunque. Hanno ragione e paura tutti gli adulti e i bambini che dicono (a volte solo mormorano o pensano tra sé) che il re della vecchia fiaba non ha alcun magnifico abito addosso e che bisogna dire la verità. Due più due fa quattro e non cinque. Le domande bisogna porsele e non smettere di porsele. La paura indotta va riconosciuta e i suoi meccanismi vanno svelati affinché l’incubo finisca. La ragione va salvata, la razionalità adoperata, la libertà restituita.

    Caro Gesù Bambino, quando il tuo popolo, prima della Tua nascita terrena, era schiavo in Egitto, rimase schiavo per quattrocentoventi anni. Una schiavitù leggera, diciamo, con le famiglie non divise e la religione conservata: ma reale. Finché il potere non si accontentò. Volle uccidere i figli. Allora e solo allora il popolo degli schiavi levò, finalmente (ma che tragico ritardo), altissime grida –quelle erano grida buone, giuste- verso Dio, fino al Cielo. Allora Dio li ascoltò.

    Caro Gesù bambino, per Natale regalami, regala agli uomini e alle donne di volontà buona (non importa per chi hanno votato o e se credono in Te e quali ferite abbiano. Siamo tutti molto feriti di questi tempi. Importa la volontà buona. La capacità di urlare per farci restituire la nostra vita, tutta la normalità e tutta la libertà, tutto il futuro libero), la forza di gridare oltre la paura e oltre le ferite. Urleremo fino a Te così che Tu possa aiutarci, e intanto ci aiuteremo fra noi.
    Regalaci il Coraggio.

    A.L.

    23 novembre 2020

  2. E a chi dobbiamo questa ennesima rinuncia? Al virus? Forse…. Di fatto qui si naviga a vista. “io speriamo che me la cavo”.. Verrebbe da dire!
    Un epidemiologo(non virologo attenzione!) che lancia strali.. Poi ha dubbi sul vaccino..
    Chi sotto Natale vuole riaprire le scuole ..che di solito si chiudono.
    Un altro “evitiamo un altro Ferragosto” ( e ce ne ricordiamo adesso?). Dovevamo accontentare qualcuno ?
    Chicca del giorno: Noi saremmo gli artefici del Covid.. .. Speriamo di rispondere a tono .. anche in modo volgare se serve! A proposito ma chiedere i danni ai Cinesi no?
    E quindi Natale sotto Dpcm.. Servira’ secondo Voi?

  3. Caro Babbo Natale,
    quest’anno siamo stati bravi: abbiamo messo mascherine, rispettato coprifuoco, sopportato virologi e politici vari…abbiamo sentito tutto ed il contrario di tutto, riuscendo a volte anche a sorridere delle varie idiozie. Ti chiederei, se fosse possibile, di fare in modo che almeno i ragazzi possano tornare a scuola e a fare sport, che non gli si diano colpe che non hanno, che non gli si accusi di essere i soliti impertinenti che fanno assembramenti a discapito di tutti. Grazie

  4. Buongiorno, mentre leggevo il suo invito ho pensato a Buzzati e al “Ce n’è troppo di Natale” e poche righe dopo lei lo ha menzionato. Grazie, una bella idea, per chi ha 4 figli tra i quali due ragazze che hanno anche scritto su questo forum. Scriveremo senz’altro la nostra lettera, perché sono ancora convinta che l’unione fa la forza anche solo se nel pensiero. Buon lavoro a tutti voi.

  5. Babbo Natale li guarda e sorride bonario mentre la sinistra si scatena con i giornalisti, vignettisti, i politicanti spazzatura…
    Conte completamente in panne, Di Maio contro Conte si perde Grillo smascherato con il figlio, la Fusani casca nella banana dell’affitto, Travaglio umiliato da Bertolaso, Vauro sottomesso da Myrta Merlino, la Malpensi con il sorrisetto tra i denti e via fino ad arrivare a Renzi definito palindromo da Myrta che aggiunge parac***”
    Tra tutti gli altri spicca Faraone con la dittatura sanitaria. “Escludere dai servizi fondamentali chi rifiuta vaccino anti-Covid”.
    Babbo Natale li abbraccia tutti, li impacchetta, li avvolge con la carta igienica e li butta nel posto che meritano, il vespasiano.
    Tutti gli altri li accompagna al diavolo Barbariccia inventato da Dante Alighieri, «Ed elli avea del cul fatto trombetta.»

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