Cronaca

Invece di frignare, vai a lavorare

Il 20enne che ha lasciato il lavoro al primo giorno e ha raccontato la sua esperienza sui social facendo il giro del web

animatore hotel lavoro
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Gilberto Contadin, 20 anni, ha deciso di condividere su TikTok la sua breve avventura professionale come animatore turistico in un albergo a quattro stelle di Rimini. Il contratto di lavoro ammontava a 1.300 euro lordi al mese e, al netto di vitto e alloggio (garantiti a prezzi agevolati dall’agenzia con cui ha stipulato la collaborazione professionale), assicurava al ragazzo circa 650 euro netti. Tuttavia, dopo aver visto la stanza a lui destinata (una mansarda che, a suo dire, aveva problemi di muffa e scarsa igiene) ha preso il primo treno ed è tornato a casa.

Il suo sfogo registrato in stazione è pubblicato su TikTok è diventato virale: oltre 1,4 milioni di visualizzazioni, migliaia di commenti e condivisioni. Nel video, il giovane denuncia “paghe da fame” e “alloggi da incubo”, dichiarando di non voler rischiare la salute per un impiego stagionale. La struttura ha precisato che Gilberto non era assunto direttamente dall’hotel, ma da un’agenzia esterna, la quale ha spiegato che il “comfort pack” (vitto e alloggio) è un servizio incluso, pensato per evitare spese di affitto e di sostentamento nettamente superiori ai 650€ defalcati dallo stipendio, considerati i prezzi estivi della riviera romagnola. Secondo l’hotel poi, le stanze destinate al personale, vengono sanificate e tinteggiate a inizio stagione e la pulizia ordinaria spetta agli stessi ospiti/animatori.

Ora però entriamo nel cuore della questione: un ventenne, senza esperienza, senza skill tecniche particolari, che rifiuta 1.300 euro al mese e lo dipinge come uno stipendio da fame. Non parliamo di lavori da minatore in un villaggio sperduto, ma di fare animazione turistica: musica, intrattenimento, balli di gruppo e sorrisi forzati in riva al mare, avere un alloggio e poter anche marginare qualcosa a fine mese. E invece no. Gilberto ha alzato il naso: “Troppi pochi soldi per un lavoro pessimo”. Certo, perché oggi la narrativa proposta dai social è che a 20 anni devi già vivere nell’attico con vista sul mare, avere tempo libero per meditazione e brunch con gli amici, e un contratto che ti garantisca almeno 3mila euro al mese… Tutto questo idealmente senza aver mai lavorato prima.

È curioso come 650 euro netti, con vitto e alloggio pagati e la possibilità di imparare un mestiere o comunque delle dinamiche professionali basilari, vengano considerati un’elemosina. Al giorno d’oggi la logica è: “Se non è il lavoro dei miei sogni e il posto in cui vivo non è instagrammabile, scappo e faccio il video denuncia”. Il punto non è negare che le condizioni potessero essere migliorabili, ma che a 20 anni, al primo lavoro stagionale, la priorità dovrebbe essere fare esperienza, accumulare contatti, capire come funziona il mondo del lavoro. Invece, Gilberto ha scelto di accumulare views e like, che a fine mese però non pagano affitto e bollette.

Forse il vero “dramma” non è la patina di muffa nel muro esposto a nord della mansarda, ma la superficialità e la sufficienza dei giovani che si approcciano al mondo del lavoro: la convinzione che sia meglio restare a casa senza fare nulla piuttosto che accettare un impiego che non rispetta standard da resort di lusso. Peccato che, nel frattempo, la vita vera non aspetti i capricci della generazione del “lavoro solo se il lavoro è figo”.

Alessandro Bonelli, 11 agosto 2025

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