C’è un principio, sacrosanto, che i nostri magistrati dovrebbero far proprio: chi amministra la giustizia, ed è titolato a chiedere o disporre della limitazione della libertà personale di chicchessia, dovrebbe apparire – oltre che essere – imparziale e privo di ogni pregiudizio. E questo non riguarda tanto, o solamente, le opinioni politiche di questa o di quella toga e le loro posizioni sul referendum sulla giustizia. Ma l’importanza di garantire ad ogni libero cittadino che, qualora dovesse trovarsi per un motivo o per un altro tra le grinfie del suddetto magistrato, non debba pagare l’antipatia personale che questi ha sviluppato nei suoi confronti.
Ecco perché ci ha sorpreso, e non poco, questo video dell’intervento di ieri sera ad opera del Sostituto Procuratore della Repubblica di Brindisi, Giuseppe De Nozza, che tra le altre cose è pure presidente dell’Anm di Lecce e gran divulgatore delle ragioni del No. La toga era a Cellino San Marco in uno dei tanti incontri che in questi giorni sta realizzando per portare avanti la campagna referendaria contro la riforma Nordio. Tutto lecito, tutto giusto. Solo che nel bel mezzo dell’incontro, mentre si accingeva a difendere le correnti della magistratura, proprio quelle che hanno costruito il Sistema denunciato da Palamara e che la riforma vuole azzerare, si è lasciato andare a considerazioni tutt’altro che lodevoli nei confronti di Nicola Porro e Alessandro Sallusti. Le correnti e le associazioni dei magistrati, secondo De Nozza, erano “luoghi di fecondo dibattito culturale e sociale” che vedevano seduti attorno allo stesso tavolo “magistrati che avevano le stesse idee” ed esercitavano una libertà prevista dalla Costituzione. Essendo l’uomo un animale “sociale”, è assolutamente normale che si mettano assieme persone con le stesse visioni. “Non mi vedrete mai con Nicola Porro perché abbiamo idee diverse sul mondo – ha detto il pm – Non mi vedrete mai insieme a Sallusti perché abbiamo del mondo idee completamente differenti”.
Ora, è probabile che allo stesso tavolo di De Nozza non ci sederemmo neppure noi, avendo idee del mondo decisamente contrarie ed opposte. Ma noi siamo semplici giornalisti, cronisti, opinionisti. Lui no. È un magistrato. E purtroppo permane il rischio, il quale speriamo non debba mai verificarsi, che i direttori di Nicolaporro.it e Politicoquotidiano.it finiscano indagati da chi li cita in dibattiti pubblici senza nascondere un certo grado di avversione. E questo, ci sia permesso, non ci fa dormire sonni tranquilli.
Ps: sorvoliamo poi sul fatto che allo stesso tavolo del comitato “Giusto dire No” siedano De Nozza e il giudice Simone Orazio, il quale – stando al sito del Tribunale di Brindisi – lavora all’ufficio del Gip/Gup. Ovvero quello che dovrebbe valutare le indagini condotte dallo stesso pm De Nozza. Se vi sembra normale…
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