Il paradosso della polemica che sta investendo La Biennale di Venezia nasce tutto qui. Perché Buttafuoco non è stato scelto per essere un funzionario disciplinato, un burocrate senz’anima o un amministratore muto. È stato scelto esattamente per ciò che è sempre stato: un intellettuale libero, imprevedibile, anticonformista, capace di muoversi fuori dagli schemi e dalle liturgie ideologiche.
Eppure oggi una parte di quel mondo politico che lo aveva voluto sembra scandalizzarsi proprio davanti alla sua autonomia. Ma cosa si aspettavano? Che, una volta entrato nelle istituzioni, smettesse di essere sé stesso? Che rinunciasse alla propria idea di cultura come luogo aperto, conflittuale, universale? Che si trasformasse improvvisamente in un esecutore silenzioso delle convenienze politiche del momento?
La verità è che in Italia si invocano spesso gli intellettuali, ma li si ama soltanto finché restano decorativi. Finché fanno da simbolo. Finché confermano una narrazione utile. Quando invece esercitano davvero la propria libertà, allora diventano scomodi. Ed è esattamente ciò che sta accadendo oggi.
Buttafuoco ha sostenuto una posizione chiara: la Biennale non può diventare il prolungamento delle guerre, delle sanzioni o delle contrapposizioni geopolitiche. La cultura dovrebbe restare uno spazio di incontro, non di esclusione. Ed è difficile, francamente, non condividere questo principio.
Escludere la Russia dalla Biennale non ha senso. La cultura, come lo sport, dovrebbe servire a unire dove la politica divide. Proprio nei momenti più drammatici, l’arte dovrebbe mantenere aperto ciò che tutto il resto tenta di chiudere: il dialogo, il confronto, perfino la contraddizione.
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La Biennale, del resto, non è un organismo militare. È un luogo in cui parlano le opere, gli artisti, le visioni del mondo. Pretendere che diventi uno strumento di allineamento politico significa snaturarne il senso più profondo.
E allora il punto diventa inevitabilmente politico, oltre che culturale: vogliono davvero intellettuali oppure soltanto funzionari? Vogliono persone libere oppure figure che recitino la parte della libertà fino a quando non disturbano?Perché Buttafuoco, sia chiaro, sta facendo semplicemente quello che un uomo di cultura autentico dovrebbe fare: difendere l’autonomia della cultura dal conformismo e dalle pressioni del potere, qualunque sia il potere del momento.
“Liberi, ma allineati”: è questo il limite che molti, evidentemente, sembrano voler imporre agli intellettuali italiani. Buttafuoco, invece, continua a essere sé stesso. Nonostante tutto. Ed è proprio questo che oggi dà fastidio.Io sto con Buttafuoco.
Salvatore di Bartolo, 13 maggio 2026
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