Esteri

Iran, il ritorno al nucleare che spaventa l’Occidente

I segnali di riarmo di Teheran pongono nuovi interrogativi sulla tenuta del JCPOA e sulla strategia occidentale in Medio Oriente

centrale nucleare nato iran Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Lo SnapBack è un meccanismo inserito nel JCPOA, il piano di azione globale noto anche come Accordo sul Nucleare firmato a Ginevra dall’Iran, dal P5+1 (Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito e Stati Uniti) e dall’Unione Europea, che permette di reintrodurre le sanzioni ONU contro l’Iran senza la necessità di un nuovo voto del Consiglio di Sicurezza.

Questo sistema è stato attivato contro Teheran il 28 agosto scorso dopo che tre Paesi europei (Francia, Germania e Regno Unito) hanno dichiarato che Teheran non ha rispettato i suoi impegni nell’accordo JCPOA e ha ripristinato le sanzioni nel settore finanziario e nel commercio internazionale dell’Iran che erano state sospese nel 2016.

La mossa ha provocato una forte reazione da parte di Teheran che ha minacciato una risposta e aperto il dibattito su possibili misure come il ritiro dell’Iran dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare.

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Si tratta comunque di minacce di facciata che servono a coprire il lavoro dietro alle quinte degli Ayatollah al fine di ripristinare, in toto o in parte, ciò che è andato perduto durante la guerra dei dodici giorni con Israele conclusasi con il bombardamento americano delle principali centrali nucleari.

L’Iran sta ripristinando il suo programma missilistico con l’aiuto della Cina nonostante il rinnovo delle sanzioni ONU che dovrebbero impedirlo. Secondo fonti dei servizi di Intelligence occidentali arrivate alle principali testate internazionali CNN in testa, da quando è stato riattivato il meccanismo di SnapBack, diverse navi dalla Cina, se ne contano almeno cinque, sono arrivate al porto di Bandar Abbas nel sud dell’Iran con un carico di perclorato di sodio, sostanza chimica necessaria per sviluppare carburante solido per missili, e prelavorati per la costruzione di missili a lunga gittata.

Se a questo aggiungiamo che Rafael Grossi, Capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica AIEA, il 29 ottobre 2025 ha detto all’agenzia di stampa AP che pur non essendoci prove di un arricchimento attivo dell’uranio da parte di Teheran sono stati rilevati dei movimenti vicino ai siti attenzionati dove sono conservate le scorte di uranio arricchito al livello elevato del 60% nonostante le limitazioni imposte dall’accordo nucleare del 2015, si ha in pratica la quadratura del cerchio. Rafael Grossi non è riuscito, o non ha potuto, dire ciò che sa. Possiamo capirlo, la sua non è una posizione facile considerando che da sempre l’AIEA è costretta a muoversi in Iran come un funambolo sul filo d’acciaio. E più tempo passa più questo filo si fa sottile.

A seguito del conflitto di giugno e della sospensione della cooperazione con l’AIEA da parte dell’Iran, gli ispettori hanno avuto un accesso limitato ai siti nucleari e la verifica dello stato delle scorte è diventata più difficile. Grossi ha anche sottolineato la necessità di un pieno accesso ai siti per garantire che il materiale non venga spostato e nascosto.

Nel giugno 2025 alcuni siti nucleari iraniani (Fordow, Isfahan e Natanz) sono stati danneggiati da attacchi aerei, Grossi ha comunque confermato che le scorte di uranio non sono state compromesse e rimangono negli impianti danneggiati. Le sue dichiarazioni portano, a chi desidera capire il non detto, a far suo il test dell’anatra o duck test: se sembra un’anatra, nuota come un’anatra e starnazza come un’anatra, allora probabilmente è un’anatra.

Pertanto, se sono state rilevate attività vicino agli impianti nucleari dove sono conservate le scorte di uranio arricchito dall’Iran al livello elevato del 60%, se arrivano dalla Cina navi con materiali sensibili per ripristinare l’arsenale missilistico, anche se non gracchia come un’anatra probabilmente all’Iran la guerra dei dodici giorni non è bastata e la Cina, firmataria JCPOA, fregandosene dello SnapBack, spalleggia Teheran in chiave antiamericana.

Intanto il presidente USA Donald Trump ha incontrato quello cinese Xi Jinping in Corea del Sud, si è trattato del primo faccia a faccia dopo sei anni durante i quali le relazioni tra i due Paesi sono diventate sempre più tese. Rispondendo alla stampa il Presidente USA ha confermato un accordo sulle terre rare e uno di massima per far finire la guerra in Ucraina, non ha però accennato all’Iran e ai suoi programmi nucleare e missilistico.

Questo lascia aperte due ipotesi: o non ne hanno parlato perché tema bollente, o ne hanno parlato e non si sono trovati affatto d’accordo su come affrontare la situazione. Il tempo ci rivelerà come l’occidente ha deciso di affrontare questa spina nel fianco che più tempo passa e più diventa insopportabile.

Michael Sfaradi, 31 ottobre 2025

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