Esteri

Israele dà il via all’occupazione di Gaza City

L'Idf annuncia: "Le nostre forze controllano già la periferia della città". Qual è l'obiettivo di Netanyahu

Invasione Gaza city nethanyau
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Nelle ultime ore è iniziata la prima fase dell’invasione terrestre di Gaza City. Il generale di brigata Effie Defrin, portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf), ha dichiarato: “Abbiamo avviato le operazioni preliminari e le prime fasi dell’attacco: le nostre forze controllano già la periferia della città”. Questo segna l’inizio dell’operazione annunciata dal governo guidato da Benjamin Netanyahu, con l’obiettivo di entrare nel cuore della Striscia dopo mesi di bombardamenti. Circa 60.000 riservisti sono stati mobilitati, mentre altri 20.000 saranno richiamati entro la fine del mese.

Le operazioni militari e la situazione sul campo

Israele considera Gaza City una “roccaforte” di Hamas. Due divisioni militari circondano la città: la 99ª Brigata di Fanteria si trova a sud, nel quartiere di Zeitoun, mentre la 162ª Divisione Corazzata è posizionata a nord vicino a Jabalia. Sono stati avviati attacchi mirati e manovre per accerchiare le posizioni di Hamas. Il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha autorizzato l’invasione dopo consultazioni con il Capo di Stato Maggiore, il Tenente Generale Eyal Zamir, e altri membri dell’alto comando. Durante l’operazione “Carri di Gedeone”, avviata a maggio, l’esercito ha dichiarato obiettivi come la conquista completa di Gaza City, la liberazione degli ostaggi, lo smantellamento delle capacità militari di Hamas e la creazione di una zona di sicurezza permanente.

Le reazioni

Hamas ha risposto con dichiarazioni forti. Il gruppo ha scritto: “L’annuncio da parte dell’esercito di occupazione terroristica dell’inizio di un’operazione contro Gaza City dimostra un palese disprezzo per gli sforzi compiuti dai mediatori”. Hamas sostiene di aver accettato l’ultima proposta presentata dai mediatori arabi per una tregua, che prevedeva anche il rilascio di ostaggi e aiuti umanitari, e accusa il primo ministro israeliano Netanyahu di essere “il vero ostacolo a qualsiasi accordo”. Durante la serata di domenica sono scese in piazza a Tel Aviv circa un milione di persone chiedendo la fine del conflitto. Nei territori palestinesi, invece, sono state organizzate manifestazioni contro il piano di evacuazione verso sud.

Bilancio umanitario e svolta diplomatica

Nelle ultime ore almeno 72 palestinesi hanno perso la vita in attacchi israeliani su Gaza, tra cui 27 persone che attendevano aiuti umanitari. In un raid vicino al valico di Zikim sono morte 12 persone, tra cui personale addetto alla sicurezza dei carichi e civili in cerca di assistenza. Hamas ha dichiarato di aver accettato una proposta di cessate il fuoco di 60 giorni, che prevedeva la liberazione di ostaggi israeliani vivi e deceduti e l’arrivo di aiuti tramite la Mezzaluna Rossa e le Nazioni Unite. Il primo ministro del Qatar ha discusso la questione a Il Cairo con il presidente egiziano al-Sisi. Resta da vedere quale sarà la risposta del governo israeliano, che al momento non ha dato segni di voler fermare l’operazione su Gaza City.

Nuovi insediamenti in Cisgiordania

Parallelamente agli eventi a Gaza, il governo israeliano ha deciso di riavviare il progetto di espansione degli insediamenti nel cosiddetto corridoio E1, un’area di 12 km² a est di Gerusalemme. Sono state approvate oltre 3.400 nuove unità abitative destinate ai coloni, decisione che la comunità internazionale aveva frenato dal 2012. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, figura di spicco della destra israeliana, ha dichiarato: “Ogni insediamento, ogni quartiere, ogni unità abitativa è un altro chiodo sulla bara di questa pericolosa idea” riferendosi alla soluzione dei due Stati. Questi sviluppi vengono considerati dalla comunità internazionale e dall’Unione europea una minaccia alla continuità del territorio palestinese.

Appelli delle autorità internazionali e divisioni politiche

Antonio Guterres, Segretario generale dell’Onu, ha chiesto “un immediato cessate il fuoco e il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi” sottolineando che le nuove costruzioni di insediamenti in Cisgiordania “violano il diritto internazionale” e rappresentano una “minaccia esistenziale” alla soluzione due Stati. Anche Emmanuel Macron, presidente francese, ha avvertito che una nuova offensiva a Gaza “non può che portare a un vero disastro per i due popoli e trascinerà la regione in una guerra permanente”. Negli Stati Uniti, il Dipartimento di Stato ha annunciato nuove sanzioni contro la Corte penale internazionale dopo il mandato d’arresto per crimini di guerra nei confronti di Netanyahu e dell’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant.

Prospettive locali e voci da Gaza

A Gaza City e nelle zone vicine, i residenti, soprattutto nei quartieri sotto attacco come Zeitoun, rifiutano l’idea del trasferimento forzato, affermando: «Non ci faremo cacciare via, questa è la nostra città. Resistiamo perché è il nostro diritto». In altre aree, invece, alcuni stanno valutando proposte di ricollocazione. Intanto, i combattimenti e le manovre militari continuano.

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