Il festival antisemita del nichilismo occidentale sta offuscando le opinioni pubbliche europee impendendo un’analisi seria di quel che avviene in Medio oriente, precludendosi così la via per una qualsiasi iniziativa risolutiva, anche quella in grado di aiutare veramente le sofferenze della popolazione di Gaza. Per comprendere questo stato di offuscamento delle menti occidentali vanno innanzitutto registrati alcuni fatti rimossi da una discussione pubblica spesso ebbra.
In queste settimane due stati confinanti con Israele, l’Egitto e la Giordania, hanno concluso un accordo gigantesco con Gerusalemme: 35 miliardi di dollari per il gas da Israele che risolveranno definitivamente la crisi energetica interna egizian-giordana, dettata da un calo della produzione (dai 6,1 milioni di metri cubi di marzo 2021 ai 3,5 del maggio 2025). Un crollo del 45% che sarà stemperato grazie a Leviathan che detiene riserve da 600 miliardi di metri cubi di gas. Intanto una Damasco guidata da ex Isis, è impegnata a Londra in colloqui con lo Stato ebraico per gestire le questioni ancora aperte dopo la caduta del regime di Bashar al Assad.
Mentre il governo libanese collabora abbastanza apertamente con Gerusalemme per isolare e disarmare gli Hezbollah. Né va scordato come Arabia saudita, Giordania ed Egitto abbiano proibito le trasmissioni dell’emittente qatariota al Jazeera. Anche di fronte ai sacrosanti problemi umanitari gazawi (magari peraltro non dimenticando che i morti sudanesi per fame e guerra civile si contano a milioni e non a decine di migliaia), insomma, chi vuole risolvere sul serio le questioni poste dal conflitto Hamas-Iran & soci con Israele deve saper fare i conti con una realtà più complessa di quella che viene descritta dai nichilisti occidentali antisemiti. Si deve partire anche dalla contrapposizione tra Arabia saudita e Iran che di fronte alle preoccupazioni di un avvicinamento tra India e Iran via Russia, spinge Riad a stringere un rapporto con un Pakistan dotato di bombe nucleari, necessarie per difendersi eventualmente da Teheran.
C’è il Cairo che con una Turchia (dagli storici legami con i Fratelli musulmani, la matrice di Hamas) sempre più potente in Libia e in Siria, vuole evitare che l’influenza di Ankara crei nuovamente sconvolgimenti in Egitto e si estenda anche in Libano, e stringe in questo senso rapporti non solo con Mosca ma anche con Israele. Ci sono, poi, i micro-imperialismi francese e spagnolo che dopo aver subito ritirate eclatanti in Nord Africa e Medio Oriente cercano di rientrare in scena intrallazzando con posizioni antisraeliani. In questo contesto anche chi è critico con alcune rilevanti scelte del governo Netanyahu, ha il dovere di denunziare innanzi tutto la carenza di iniziativa diplomatica occidentale sia americana sia europea, incapace di sfruttare le chance che in tanti caso si profilano nel mondo islamico per costruire nuovi e giusti equilibri nell’area.
Eppure le proposte “ricostruttive” di Tony Blair, la disponibilità di Benjamin Netanyahu di affidare Gaza a un consorzio di Stati arabi, le posizioni della Lega araba che chiedono l’espulsione dalla Striscia dei dirigenti e dei militari di Hamas, offrono un’occasione perfetta per immediati interventi politici e umanitari, e per preparare un futuro di pace. Perché l’Unione europea non è in grado di prendere un’iniziativa in questo contesto, mettendo una museruola a chi al suo interno ha ancora sogni micro-imperialistici, trattando direttamente con la Lega araba, definendo una proposta che garantisca una sicurezza “definitiva” per Gerusalemme e costruendo così una soluzione non parolaia ma concreta?
Lodovico Festa, 19 settembre 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


