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Italia sempre più vecchia, così il welfare non reggerà a lungo

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L’Italia potrebbe essere dipinta come una famiglia dove non solo il numero dei nonni supera quello dei genitori, ma questi ultimi faticano a trovare un lavoro o hanno stipendi che non stanno al passo dell’inflazione e per fare la spesa non c’è altra soluzione che un negozio dai prezzi fuori controllo. A lanciare l’allarme è uno studio del Think Tank Welfare, Italia” – il laboratorio di analisi supportato da Unipol con la collaborazione di The European House Ambrosetti – evidenziando come quest’anno il nostro Paese dovrà staccare un assegno da 615 miliardi, pari al 65,2% della spesa pubblica totale, per coprire i costi di Welfare tra previdenza (che da sola assorbe il 48,4% delle risorse), sanità (21,8%), politiche sociali (18,2%) e istruzione (11,6%). Senza contare che il bilancio potrebbe peggiorare ancora, con una inevitabile ricaduta sui conti pubblici, sia perché la fiammata dellinflazione innescata dalla guerra in Ucraina rischia di spedire altre 300mila famiglie in povertà sia perchè siamo un Paese con una marcata denatalità che potrebbe perdere 147 miliardi entro il 2050 per i soli cervelli in fuga (tra costi di istruzione e mancati redditi). Insomma, fa capire il Welfare, Italia”, bisogna correggere la rotta quanto prima tramite sei interventi strategici, compresa una attenta revisione del Reddito di cittadinanza.  Vediamoli uno per uno.

 

 

 

Incentivi per la natalità e le mamme che lavorano

Lo studio stima che nel 2035 – anno in cui per la prima volta il numero dei pensionati supererà quello degli occupati – in Italia ci saranno 2,5 milioni di persone in meno rispetto al 2020 (pari a 4,4 milioni di persone in età lavorativa), che dovranno però sostenere 3,6 milioni di over-65 in più. Il primo intervento da compiere, secondo il Think Thank supportato da Unipol, è quindi integrare l’obiettivo della “natalità” nella tassonomia sociale europea così da orientare gli investimenti verso le realtà che forniscono un apporto positivo alla demografia; un po’ come avviene già oggi per la sfida del clima. Necessario poi, e siamo al secondo intervento,  promuovere misure finalizzate a sostenere la genitorialità e ad accrescere loccupazione femminile, dove oggi l’Italia è penultima in Europa, anche con specifici corsi di formazione e incentivi fiscali per la previdenza complementare. Il terzo passo è mitigare i flussi migratori in uscita e rendere più efficiente il mercato del lavoro: oggi la Penisola è stretta come in una morsa tra la fuga dei suoi “cervelli” e una immigrazione poco «qualificata» (solo il 13% degli stranieri è laureato, il valore più basso dell’Ocse).  Welfare, Italia” propone quindi di potenziare i centri per limpiego e di creare banche dati nazionali così da tracciare al meglio, anche il coinvolgimento dei privati, la domanda e l’offerta.

 

 

Previdenza complementare e Reddito di cittadinanza

Il presidente del gruppo Unipol, Carlo Cimbri, alla presentazione del rapporto di Welfare Italia

Viste le casse dell’Inps, laumento della spesa previdenziale non potrà essere gestito senza un adeguato contributo del settore privato e quindi della previdenza integrativa; a cui oggi aderiscono solo il 34,7% dei lavoratori italiani contro il 55% dei tedeschi, senza considerare che proprio le donne, i giovani e il Sud sono quelli più in ritardo. Welfare, Italia” propone quindi di prevedere una posizione previdenziale integrativa per ogni nuovo nato, di agevolare la portabilità della deducibilità fiscale dei versamenti e di rendere più flessibili le anticipazioni straordinarie in caso di bisogno. Il quinto passo è potenziare i servizi di welfare aziendale e nei contratti di lavoro, anche tramite un monitoraggio dei fondi sanitari. Il sesto intervento è appunto ridefinire il Reddito di Cittadinanza come strumento di inclusione sociale e potenziarne i meccanismi per l’inserimento al lavoro. Va detto, infatti, che ad oggi il 56% delle persone povere non ha accesso al sussidio e che un  percettore su tre in realtà non è povero. Il Reddito si è rivelato inoltre poco efficace nell’accompagnare le persone verso una occupazione, sia per la ridotta capacità di presa in carico dei centri per limpiego, sia per il meccanismo che prevede che tutto il reddito da lavoro aggiuntivo guadagnato sia compensato da una pari riduzione del Rdc; di fatto un disincentivo a cercare un posto. Il Think Tank sostenuto dal Unipol consiglia pertanto di rafforzare l’inclusione sociale del sussidio, riducendo il requisito dei 10 anni di residenza in Italia, rivedendo la scala di equivalenza e differenziando limporto dell’assegno in base al costo della vita e all’inflazione; necessario poi rivedere gli importi al variare dei redditi da lavoro e vincolare il sussidio alla partecipazione ai percorsi di formazione.

 

Il Sud fanalino di coda anche sul welfare

A rendere il cambio di passo ancora più urgente è il fatto che l’Italia è un Paese spaccato tra Nord, Centro e Sud anche nella capacità delle singole Regioni di rispondere alle esigenze di welfare dei cittadini. A fotografare il problema è lo specifico indice elaborato dallo stesso Think Tank valutando sia gli aspetti legati alla spesa in welfare sia aspetti legati ai risultati che questa spesa produce. Ad aprire la classifica dei più virtuosi è la Provincia autonoma di Trento, seguita da quella di Bolzano e dal Friuli-Venezia Giulia. Il Veneto, che è lultima regione del Nord, si posiziona davanti a tutte le regioni dellItalia centrale e meridionale. Fanalino di coda la Calabria.

 

 

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