Esteri

Jenin, l’Idf spara in aria durante la visita Ue: cosa è successo

Nella delegazione anche il viceconsole italiano. Tajani: "Inaccettabile". E convoca l'ambasciatore. L'esercito israeliano si scusa

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Il 21 maggio 2025, durante una visita ufficiale al campo profughi di Jenin, in Cisgiordania, circa 25 ambasciatori e diplomatici provenienti da vari paesi sono stati coinvolti in un incidente con l’esercito israeliano (IDF). La delegazione, che includeva rappresentanti di Francia, Regno Unito, Canada, Cina, Giappone e Italia, aveva lo scopo di valutare la situazione del campo a seguito dell’operazione militare israeliana iniziata a gennaio. Insieme a loro c’era un gruppo di giornalisti, documentando la visita. Secondo l’IDF, la delegazione si sarebbe deviata dall’itinerario previsto, entrando in un’area considerata non autorizzata. Per questa ragione, i militari hanno sparato colpi di avvertimento in aria. L’incidente, avvenuto nei pressi di un accesso orientale del campo, ha creato momenti di panico tra i presenti, comprese le persone del gruppo che si sono subito allontanate dall’area. Nessuno, fortunatamente, è rimasto ferito.

Tra i diplomatici presenti all’incidente c’era anche Alessandro Tutino, viceconsole italiano. Dopo l’episodio, ha contattato il ministro degli Esteri Antonio Tajani per comunicare di essere illeso e di essere già ritornato in consolato. Tajani ha chiesto chiarimenti immediati al Governo israeliano, dichiarando: “Le minacce contro i diplomatici sono inaccettabili”. “Ho appena dato disposizione al Segretario generale del Ministero degli Esteri – ha aggiunto – di convocare l’Ambasciatore di Israele a Roma per avere chiarimenti ufficiali su quanto accaduto a Jenin”.


L’IDF ha reso noto che è in corso un’indagine preliminare sulla vicenda. Il generale di brigata Hisham Ibrahim ha promesso di incontrare personalmente i rappresentanti dei paesi coinvolti per condividere i primi risultati dell’inchiesta. Inoltre, l’esercito israeliano ha espresso le proprie scuse per gli spari effettuati in direzione del gruppo.

La missione della delegazione

La visita, organizzata dal Ministero degli Esteri palestinese, puntava a mostrare le conseguenze dei recenti attacchi israeliani sul campo profughi. Durante l’incontro con il governatore di Jenin, la delegazione ha ricevuto informazioni sulle gravi condizioni economiche locali, sulla distruzione delle infrastrutture e sulla situazione dei 22.000 sfollati. La delegazione ha raccolto testimonianze sul deterioramento delle condizioni di vita nell’area.

Le scuse dell’Idf

“Oggi si è svolto l’ingresso coordinato di una delegazione diplomatica a Jenin – si legge in una nota dell’Idf – Nell’ambito del coordinamento, ai membri della delegazione è stato fornito un percorso approvato, che è stato loro richiesto di seguire in quanto l’area è una zona di combattimento attiva. Secondo una prima indagine, la delegazione ha deviato dal percorso approvato ed è entrata in un’area non autorizzata. I soldati delle IDF che operavano nella zona hanno sparato colpi di avvertimento per allontanarli. Non sono stati segnalati feriti o danni. Al termine dell’incidente, una volta chiarito che le persone facevano parte di una delegazione diplomatica, il Comandante della Divisione Giudea e Samaria, Generale di Brigata Yaki Dolf, ha immediatamente esaminato l’accaduto. Inoltre, il Capo dell’Amministrazione Civile, Generale di Brigata Hisham Ibrahim, ha incaricato gli ufficiali dell’unità di parlare immediatamente con i rappresentanti dei paesi interessati e terrà presto colloqui personali con i diplomatici per aggiornarli sui risultati dell’indagine iniziale. Le IDF si rammaricano per l’inconveniente causato”.

Articolo in aggiornamento

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