
Nelle sua opera più famosa, Le Metamorfosi, il poeta romano Ovidio narra le singolari vicende di tale Mida, re di Frigia, che riuscì ad ottenere dal dio Dionisio il potere di trasformare in oro tutto ciò che toccava, come premio per essersi preso cura del suo vecchio precettore, l’anziano satiro Sileno. Tuttavia, l’agognata ricompensa ottenuta da Mida si sarebbe rivelata di lì a poco una vera e propria maledizione: allorquando, ormai stanco di provare il suo fiammante potere, decise di rifocillarsi, il re si rese conto che anche il cibo si tramutatava in oro non appena le sue labbra si accingevano a sfiorarlo. Così, esasperato dalla fame e dalla sete, Mida chiese perdono al dio supplicandolo di riprendersi quel regalo tanto desiderato, ma altrettanto maledetto.
Un personaggio attuale le cui “gesta” sembrano per taluni aspetti richiamare le sventure del mitologico re Mida è senz’altro il rampollo della dinastia Agnelli, l’ad di Exor John Elkann. Dopo aver ereditato un’autentica fortuna dal nonno Gianni, il figlio primogenito di Alain Elkann e Margherita Agnelli è ormai sul punto di riuscire nell’ardua impresa di liquidare, pezzo dopo pezzo, la quasi totalità dell’ingentissimo patrimonio di famiglia. Alla dismissione di importanti asset industriali come Iveco e Magneti Marelli, seguirà infatti l’ormai imminente liquidazione dell’intero Gruppo editoriale Gedi, che include, tra l’altro, i quotidiani La Stampa e La Repubblica e i canali radio nazionali, Radio Deejay, Radio Capital e Radio m2o.
Ma non è tutto. Perché dopo aver smantellato il settore editoriale Elkann potrebbe mettere mano anche a quello sportivo. Da ore si rincorrono infatti le voci di una trattativa in corso per la cessione del 65,4% del capitale sociale della Juventus (l’intera in quota di partecipazione attualmente detenuta da Exor) a Tether Investments, il gigante delle criptovalute, già azionista della società bianconera con l’11,527%. Rumors che Exor ha prontamente smentito con un laconico: “La Juventus non è in vendita”. Ma in questi casi, si sa, le dichiarazioni lasciano il tempo che trovano, soprattutto se di mezzo c’è un certo John Elkann, abile come nessuno nella dismissione dei pezzi pregiati del patrimonio di famiglia. E con quella che un tempo fu la Fiat ormai sotto il controllo francese, tra i gioielli dell’avvocato resterebbe nelle mani di Exor soltanto la Ferrari.
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Riferendosi proprio al Cavallino Rampante, John Elkann ebbe a dire in tempi non sospetti che le uniche cose che non avrebbe mai potuto vendere sarebbero state la Ferrari e La Stampa. Con la cessione del quotidiano torinese (parte del Gruppo editoriale Gedi), l’erede di casa Agnelli è ormai prossimo ad infrangere la prima promessa. Un motivo in più per non credere alle dichiarazioni di circostanza di Elkann e considerare altamente realistica anche una futura dismissione della casa automobilistica fondata nel 1947 da Enzo Ferrari.
Ma comunque sia, a prescindere dal fatto che anche Juventus e Ferrari possano essere cedute o meno, c’è un altro aspetto non del tutto secondario, quello sportivo, che andrebbe anche questo tenuto in debita considerazione. Del resto, i pessimi risultati sportivi maturati nell’era Elkann (sia in riferimento alla Juventus che alla Ferrari) sono ormai sotto gli occhi di tutti, e non serve certo arrivare fino alla probabile dismissione dell’asset per comprendere quanto la gestione del nipote del compianto avvocato stia risultando deludente e a tratti finanche fallimentare. Insomma, rispetto all’immenso patrimonio di famiglia ereditato, John Elkann sembrerebbe aver assunto le sembianze di una sorta di re Mida al contrario: tutto quello che ha toccato lo ha puntualmente rotto.
Salvatore Di Bartolo, 16 dicembre 2025
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