L’operazione Mida, condotta dalle autorità anticorruzione ucraine, ha portato alle dimissioni dei ministri della Giustizia e dell’Energia del governo di Volodymyr Zelensky. La decisione è arrivata dopo la richiesta del presidente ucraino, che ha sottolineato la necessità di “rispondere” di fronte alle accuse di corruzione che hanno coinvolto il settore energetico, già duramente colpito dai raid russi. “Se ci sono accuse, bisogna rispondere”, ha dichiarato Zelensky, invitando la premier Yulia Svyrydenko a procedere con la sostituzione dei due ministri.
Nel giro di poche ore, entrambi hanno presentato le dimissioni. La scelta è giunta in un momento delicato per l’esecutivo, reduce da un’estate di proteste legate ai tentativi di riforma delle agenzie anticorruzione e da una crescente pressione interna e internazionale per garantire trasparenza e integrità. Un portavoce della Commissione europea ha ricordato che “la lotta alla corruzione è un elemento centrale per l’adesione di un Paese all’Unione” e che l’indagine in corso dimostra come “gli organismi anticorruzione siano operativi” in Ucraina.
L’inchiesta, avviata dal Nabu (Ufficio Nazionale Anticorruzione), ha rivelato un presunto sistema di riciclaggio di circa 100 milioni di dollari nel comparto energetico. Secondo la Procura Specializzata Anticorruzione (Sapo), il meccanismo sarebbe stato organizzato dall’imprenditore Timur Mindich, indicato come vicino al presidente Zelensky e accusato di aver sfruttato “rapporti amichevoli con il presidente dell’Ucraina” per trarre vantaggi personali. Mindich avrebbe lasciato il Paese poche ore prima dell’avvio delle perquisizioni.
Le autorità ucraine hanno poi rivolto accuse a German Galushchenko, ex ministro dell’Energia e fino a poco fa titolare della Giustizia, per aver ricevuto “benefici personali” da Mindich in cambio di un controllo sui flussi finanziari del settore. La premier Svyrydenko ha sospeso Galushchenko e disposto il licenziamento del consiglio di sorveglianza di Energoatom, ritenuto parte del sistema corruttivo. Anche la ministra dell’Energia Svitlana Grynchuk ha lasciato l’incarico, dichiarando che “non ci sono state violazioni della legge” nelle sue attività Zelensky ha ribadito la necessità di mantenere alti standard etici: “Deve esserci la massima integrità nel settore energetico. Io sostengo ogni indagine condotta dai funzionari anticorruzione”, ha affermato, annunciando sanzioni contro due persone coinvolte nel caso.
E attenzione, perchè lo scandalo corruzione potrebbe avere ripercussioni anche sul processo di adesione all’Ue. Nell’ultimo rapporto della Commissione europea sui paesi candidati ad entrare nell’Unione il giudizio è tranchant: come riportato da Repubblica, nella lotta alla corruzione in Ucraina “sono stati compiuti progressi limitati”. L’inchiesta di queste ore appare come una solida conferma di una situazione che rischia di mettere a repentaglio l’ingresso di Kiev nell’Ue.
Non a casa, Bruxelles ha chiesto di“preservare l’indipendenza delle istituzioni anticorruzione; ampliarne la giurisdizione; introdurre solide misure di salvaguardia contro le interferenze dei membri del Parlamento; consolidare i risultati con il sequestro e la confisca dei proventi di reato, con particolare attenzione alle alte cariche”; modificare il codice di procedura penale; aumentare il numero di giudici e di personale amministrativo dell’Alta Corte Anticorruzione”.
La situazione interna resta complessa. Le infrastrutture energetiche ucraine continuano a essere colpite dai bombardamenti russi, con conseguenze pesanti per la popolazione. Sul fronte di Pokrovsk, il comandante delle forze armate Oleksandr Syrsky ha assicurato che la città “non è accerchiata e non è caduta”, mentre i combattimenti si intensificano e la carenza di personale militare crea ulteriori difficoltà. Anche nella regione di Zaporizhzhia la situazione rimane critica: le forze ucraine si sono ritirate da sei villaggi in due giorni.
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Sul piano diplomatico, il contesto rimane bloccato. Secondo il Financial Times, il governo britannico guidato da Keir Starmer avrebbe tentato di riaprire un canale di comunicazione con Mosca, con l’obiettivo di rilanciare un dialogo occidentale più diretto. Tuttavia, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha precisato che “il dialogo non si è sviluppato”. Dal G7 in Canada, il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha ribadito che gli Stati Uniti “incoraggiano la Russia a impegnarsi direttamente con l’Ucraina per la pace”, una linea sostenuta anche dall’Italia. “È una questione di buon senso”, ha commentato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Franco Lodige, 13 novembre 2025
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