A ridosso dell’ultimo dopoguerra i tedeschi e gli italiani produssero diversi film bellici tesi a mostrare, malgrado tutto, il valore dei rispettivi combattenti, che avevano fatto il loro dovere a prescindere dal regime politico.
Due o tre su tutti: l’italiano L’affondamento della Valiant e i tedeschi La strage del Gotenhafen (un sottomarino sovietico silurò deliberatamente una nave di profughi) e I diavoli verdi di Cassino (il salvataggio delle opere d’arte del famoso monastero da parte tedesca).
Ma poi l’Urss, tramite i suoi satelliti, fece girare il vento di propaganda e da allora gli italiani cambiarono argomento e i tedeschi in guerra divennero fanatici, spietati, ottusi, cretini, macellai, barbari etc. Al cinema.
Quando poi saltò fuori l’Olocausto (anni Sessanta, non prima e chissà perché) il nazi-razzismo genocida divenne addirittura un genere letterario. Già dopo la Grande Guerra i tedeschi avevano dovuto, propagandisticamente parlando, sentirsi caricati della “colpa” del conflitto mondiale (Kriegsschuldfrage) ma, dopo la parentesi di Weimar, se la scrollarono di dosso come sappiamo.
Persa anche l’altra guerra mondiale, per sicurezza la Germania venne divisa e trapunta di basi militari americane (e Nato, è lo stesso). Insomma, per quasi tutto il secolo XX i tedeschi sono stati allevati in un complesso di colpa e dunque di inferiorità che li ha praticamente costretti a vivere e pensare in ginocchio. La domanda è: è possibile che a qualche tedesco ‘sta storia senza fine cominci a stare come la mosca al naso? In questi giorni non si fa altro che parlare del riarmo tedesco contro il supposto pericolo russo.
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Quasi tutti gli osservatori fanno presente che il “pericolo” non regge o è tale fino a un certo punto. Tuttavia i tedeschi, teutonicamente, insistono e vanno avanti. La pulce nell’orecchio, eccola: non è la prima volta che i tedeschi usano a Russia per riarmarsi fino ai denti. La prima volta la Russia fu complice, adesso può essere la scusa. Fin dai tempi di Weimar, anni Venti, i generali von Seeckt e von Schleicher col sovietico Krasin, commissario al commercio estero di Mosca, avevano creato segretamente una relazione di questo tipo: soldi alla sempre affamata Urss in cambio del permesso di impiantare fabbriche di “trattori” oltre gli Urali.
In realtà carri armati, aerei e quant’altro. Il tutto coperto da un fitto e reciproco lavorio diplomatico teso a mostrare ai vincitori di Versailles che la Germania non poteva onorare le riparazioni di guerra se prima non era in grado di rianimare la propria economia tramite quei “trattori”. Per giunta, l’Armata Rossa, arretrata e caotica, aveva un disperato bisogno della tecnologia e del know-how tedeschi. Vecchia storia: risorse (immense) russe + cervelli tedeschi.
E’ da Pietro il Grande che la Russia guarda alla Germania; Caterina la Grande era tedesca e dopo di lei tedesche furono tutte le zarine compresa l’ultima. Ma gli anglosassoni fanno di tutto per impedire la liaison fin dai tempi di Napoleone, per finire (per ora) con Maidan.
Proprio Schleicher era cancelliere quando il presidente von Hindenburg lo sostituì con Hitler alla guida della Repubblica di Weimar nel 1993. Si può dire che Hitler trovò il riarmo praticamente già fatto. Compresi i centri di addestramento in territorio sovietico. Il patto Ribbentrop-Molotov era la naturale conclusione di un percorso collaborativo ventennale.
Gli Alleati sapevano? Forse sì, ma temevano sia che la Germania diventasse comunista sia un’altra guerra: i loro popoli erano ancora stanchi e provati. Infatti i presidi militari Usa avevano lasciato la Germania già nel 1923, quelli inglesi e francesi lo fecero nel 1930.
E’ davvero fantapolitica pensare che i tedeschi stiano tessendo con pazienza una tela di riscatto la cui tappa odierna è un veloce riarmo che coglie l’occasione offerta da un “pericolo russo” che sanno bene, come tutti, essere più teorico che reale? Boh, chi vivrà vedrà.
Rino Cammilleri, 13 gennaio 2026
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