In una recente audizione davanti alle Commissioni Ambiente ed Attività Produttive della Camera sul disegno di legge quadro sul nucleare, il prof. Giorgio Parisi ha affermato: «Ritengo che sia il momento sbagliato per il nucleare, mentre è importante sfruttare il solare con accumulatori di energia». E prosegue: «Il solare ha una debolezza, produce energia di giorno: è importante avere energie alternative al solare e modulabili, come il gas; non l’energia nucleare e il carbone, che non sono modulabili e producono in modo praticamente costante». E infine: «Non ci sono dubbi che il solare sia la soluzione più conveniente. Su grande scala, i costi dell’energia solare si sono dimezzati ogni cinque anni».
Non ho idea di come le Commissioni di Camera o Senato scelgano chi audire. Se avessero scelto me, io avrei detto l’opposto. Naturalmente io sono nessuno, mentre Parisi è premio Nobel per la fisica, e quindi io sono ovviamente escluso. Son stato consulente del Ministero dell’Ambiente, 25 anni fa, quando produssi 9 rapporti, in calce ai quali c’è la mia firma: orbene, dopo 25 anni, non una parola di quel che scrivevo allora è stata sconfessata.
Giusto per dare qualche esempio, sottoscrivevo, assumendomene la responsabilità, che la trazione full elettric non avrebbe avuto futuro, mentre si sarebbe certamente sviluppata quella ibrida; che gli impegni planetari di riduzione delle emissioni di CO2 non potevano essere rispettati; che non si poteva far affidamento sul solare, e che bisognava ripartire col nucleare. E infatti le auto elettriche sono al palo, quelle ibride hanno conquistato una apprezzabile fetta di mercato; e, ancora, sebbene, contrariamente ai miei suggerimenti, i governi successivi abbiano aderito agli impegni planetari di riduzione delle emissioni, questesono, come previsto, aumentate; e sebbene abbiano nel frattempo installato 40 gigawatt di solare fotovoltaico, oggi l’attuale parlamento si trova ancora roso dall’amletico dubbio se ripartire o no col nucleare.
Intendiamoci: io ho il massimo rispetto del professor Parisi, ed è sul suo libro che ho studiato, come tutti nel mondo, la teoria statistica dei campi. Ma nessuno è senza difetti, e quello del professore è la posizione – tutta ideologica – su clima ed energia. Una affermazione, questa mia, facilmente dimostrabile dalle parole medesime pronunciate a briglia sciolta all’audizione. Vediamo quali:
1. «Partire col nucleare è un momento sbagliato». I fatti dimostrano che il momento sbagliato fu 40 anni fa, quando abbandonammo il nucleare. Infatti non abbiamo potuto rinunciarvi, ne abbiamo fatto un bene d’importazione per il 15% del nostro fabbisogno, e questo fino ad oggi, a dispetto degli oltre 100 miliardi di euro spesi sul solare.
2. Chiamare «debolezza» la circostanza per cui il fotovoltaico non produce sicuramente per almeno 16 ore al giorno è un elefantiaco eufemismo al posto di «insormontabile criticità». Parisi la chiama “debolezza” perché ritiene di poterla superare con gli accumulatori, ma sbaglia e di grosso. Il consumo elettrico giornaliero italiano si attesta sui 1000 gigawattora, e un accumulo sufficiente a soddisfare il fabbisogno di appena 2 giorni richiederebbe batterie d’accumulo per 2000 miliardi di euro, cioè il nostro Pil. Il che fa capire come mai quasi nessun impianto solare è equipaggiato con batterie di accumulo.
3. «Bisogna avere fonti di energia alternative al solare e modulabili, come le centrali a gas; non l’energia nucleare e il carbone, che non sono modulabili e producono in modo praticamente costante». Ma, caro professore, è proprio la produzione costante degli impianti nucleari e a carbone che li rende interessanti, perché c’è una domanda costante di energia elettrica: si chiama domanda di base, e in Italia si attesta sui circa 20 gigawatt. Questa domanda di base (domanda “costante”, H24) si soddisfa proprio con quegli impianti che producono in modo costante. E l’ideale per farlo è proprio il nucleare (e il carbone): fossimo un Paese razionale, avremmo 20 reattori nucleari. Ho torto? Faccia lei: la prima fonte elettrica in Europa è il nucleare e la prima fonte elettrica del mondo è il carbone.
4. Quanto ai costi, quelli detti dal professore attengono ai soli pannelli fotovoltaici, ma oggi la componente principale dei costi è nel resto dell’impianto e nella sua installazione. Nel complesso, un impianto fotovoltaico che produca la stessa energia elettrica prodotta durante i 60 anni di vita di un impianto nucleare costa quasi dieci volte più di quest’ultimo. Ma vogliamo tagliar corto: anche se come per incanto tutti i tetti d’Italia fossero coperti da impianti fotovoltaici completamente gratuiti, neanche un impianto convenzionale può essere chiuso perché la massima domanda elettrica si ha alle 7 della sera, quando è buio e il fotovoltaico produce zero.
Tornando alle audizioni parlamentari, l’impressione è che esse servano più al Parlamento per scrollarsi di dosso le responsabilità dei propri errori: il giorno in cui la Storia chiederà ai parlamentari di renderne conto, potranno sempre dire di aver ascoltato i consigli – pur a briglia sciolta – di un premio Nobel per la fisica.
Franco Battaglia, 30 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


