Esteri

La bomba dell’Idf: “A Gaza trovata una lettera, è la prova: Flotilla legata ad Hamas”

Secondo Israele, l’iniziativa verso Gaza non è solo un atto simbolico: dietro ci sarebbe la rete estera del movimento islamista

Flotilla
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Documenti di Hamas recuperati dalle truppe israeliane dell’Idf a Gaza rivelerebbero il “coinvolgimento diretto” del gruppo palestinese nella missione umanitaria Global Sumud Flotilla che attualmente sta viaggiando verso Gaza con decine di imbarcazioni per tentare di rompere l’assedio israeliano della Striscia e portare aiuti umanitari al popolo palestinese.

Mentre l’iniziativa viene presentata dagli organizzatori come una forma di protesta civile e non violenta, Israele ha espresso preoccupazioni circa la reale natura dell’operazione. Il ministero degli Esteri israeliano, come riportato dal quotidiano Times of Israel, ha infatti affermato di possedere prove documentali che collegherebbero direttamente i promotori della flottiglia a Hamas.

Secondo quanto riferito dalle autorità israeliane, parte di questi materiali sarebbe stata recuperata nella Striscia di Gaza. Tra i documenti citati, vi è una lettera del 2021 attribuita a Ismail Haniyeh, all’epoca leader politico di Hamas, indirizzata al presidente della Conferenza Palestinese per i Palestinesi all’Estero (Pcpa). Nella missiva, Haniyeh avrebbe invitato alla “unità” e al rafforzamento delle attività della Pcpa, che Israele considera legata al movimento islamista.

La stessa Pcpa, istituita nel 2018 come piattaforma rappresentativa per la diaspora palestinese, è stata designata da Israele nel 2021 come “organizzazione terroristica”. Secondo Tel Aviv, opererebbe come un’estensione estera di Hamas, con il compito di organizzare attività politiche, mediatiche e logistiche contro lo Stato ebraico. Tra queste, figurerebbero anche campagne di comunicazione e iniziative come le spedizioni marittime verso Gaza.

Un secondo documento, sempre secondo la ricostruzione israeliana, elencherebbe alcuni membri della Pcpa ritenuti anche affiliati ad Hamas. Tra i nomi indicati vi è Zaher Birawi, attivo nel Regno Unito, figura nota per il suo coinvolgimento in precedenti missioni navali, tra cui la “Mavi Marmara” del 2010. Birawi, considerato uno dei principali promotori delle flottiglie filo-palestinesi, viene descritto dalle autorità israeliane come punto di collegamento tra Hamas e movimenti internazionali.

Nello stesso elenco compare anche Saif Abu Kashk, rappresentante della Pcpa in Spagna e amministratore delegato della società Cyber Neptune. Secondo le fonti israeliane, la compagnia risulterebbe proprietaria di alcune delle imbarcazioni coinvolte nella missione Sumud, circostanza che, a loro dire, indicherebbe un coinvolgimento diretto di Hamas nella logistica dell’iniziativa.

Leggi anche:

Alla luce di queste informazioni, le autorità israeliane sostengono che la flottiglia non sia unicamente una forma di attivismo civile, ma un’operazione sostenuta e strumentalizzata da reti internazionali vicine ad Hamas. Il portavoce del governo ha infatti dichiarato che si tratterebbe di un’iniziativa “dietro cui si nascondono obiettivi politici e militari”. Le indiscrezioni sui presunti collegamenti tra Hamas e l’iniziativa della Flotilla si rincorrono da settimane. L’annuncio dell’Idf riaccende il dibattito e soprattutto getta ombre sull’iniziativa – più politica che umanitaria -. Qualora gli addebiti venissero confermati, sarebbe gravissimo e costringerebbe gli attivisti  – quelli in buona fede – a un’immediata presa di distanza.

“I fogli mostrati da Israele non provano né il finanziamento né il controllo di Hamas sulla Global Sumud Flotilla. Ripetono, piuttosto, un preoccupante schema già visto nel 2010 con la Mavi Marmara. Siamo una missione civile e umanitaria, sotto gli occhi dell’Europa e del mondo” la posizione della portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, in merito all’annuncio dell’Idf: “Chiediamo che gli atti vengano consegnati integralmente a organismi indipendenti: finché non accade, è propaganda, non prova”, sottolinea.

Anche il Pd si è scagliato contro le affermazioni dell’Idf. “È semplicemente falso che qui ci siano attivisti collegati ad Hamas. Siamo di fronte a una mera operazione propagandistica che punta a screditare una missione umanitaria che ha suscitato nel mondo attenzione e sostegno. Le persone che sono qui a bordo sono pacifiche e non violente e hanno come unico scopo quello di aprire un corridoio umanitario permanente che rompa l’assedio a Gaza” le parole del dem Arturo Scotto all’Ansa dalla Global Sumud Flotilla: “Chi si è messo in mare lo ha fatto a proprie spese e correndo anche dei rischi. La domanda è: per quale motivo una grande potenza militare ha paura di 40 barchette a vela che portano acqua cibo e medicinali? Cosa fa di male chi prova a portare aiuti per alleviare la sofferenza di una popolazione stremata da guerra e carestia?”.

A preoccupare è la modalità con cui le forze dell’Idf potrebbero abbordare le imbarcazioni e fermare le persone a bordo. L’accusa di legami con Hamas potrebbe rappresentare una sorta di via libera all’intervento – nonostante le rassicurazioni di non voler ricorrere alla “forza letale” – giustificando l’azione delle forze di Tel Aviv. Il precedente è drammatico e riguarda il caso della nave turca Mavi Marmara, verificatosi nel Mediterraneo in acque internazionali: il 31 maggio del 2010 la spedizione umanitaria organizzata dagli attivisti tentò di forzare il blocco – a circa settanta miglia dalla costa israeliana – ma finì in tragedia, con nove morti, dozzine di feriti e centinaia di arrestati.

Quando la flottiglia dei pro Pal tentò di forzare il blocco, cinque delle sei navi furono abbordate con la forza e poste sotto controllo israeliano mentre l’equipaggio della Mavi Marmara subì l’assalto delle forze speciali dell’Idf cercando di difendersi con armi di fortuna. Da quel momento in poi Israele ha rivendicato il diritto all’utilizzo della forza contro chi tenta di violare lo sbarramento marittimo. Anche per questo motivo i due parlamentari Pd a bordo di una nave hanno reso noto che al primo alt dell’Idf si fermeranno:  “Non vogliamo forzare blocchi ma portare aiuti, chi è nell’illegalità è Israele quando attacca in acque internazionali. Ma all’alt di Israele ci fermeremo. Credo che nessuna delle imbarcazioni voglia forzare il blocco, perché si tratta di una missione pacifica e non violenta: queste sono le regole di ingaggio fin dall’inizio. Il blocco è illegale chiedo al governo di attivarsi affinché il blocco venga rimosso” le parole di Arturo Scotto.

Franco Lodige, 30 settembre 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Sedute Satiriche di Beppe Fantin - Vignetta del 10/04/2026

Domani da incubo

Vignetta del 10/04/2026