Mentre va avanti la trattativa tra Exor, che detiene il Gedi, e il Gruppo Antenna di Theodore Kyriakou, la cessione di un’azienda si trasforma in una battaglia politica. Il governo (sia la Commissione Editoria che il sottosegretario dedicato) hanno convocato i vertici per discutere degli aspetti occupazionali e non solo. Sui giornali il dibattito si infiamma. Le redazioni scioperano. Come se il passaggio di un quotidiano dal proprietario A ad un proprietario B possa in qualche modo mettere a repentaglio pure la democrazia.
Bene. Però, come abbiamo già detto su queste nostre pagine, in realtà il Gruppo Gedi non nasce di proprietà della famiglia Elkann. Il primo a cedere La Repubblica è stato Barbapapà Eugenio Scalfari, il quale si mise in tasca una bella paccata di miliardi. Poi la famiglia De Benedetti ha ceduto il passo proprio a Exor. Insomma: è già successo e non è morto nessuno, come mai allora proprio adesso sembra che a rimetterci sarebbe l’Italia intera? A far notare la stranezza dei tanti capelli tirati oggi c’è anche Carlo Verdelli, direttore della Repubblica dopo Mario Calabresi. Il quale su Twitter ha lanciato una stilettata mica da niente agli indignati speciali, alcuni dei quali suoi colleghi. Sulla svendita di Rep e precedenti un po’ confusi – scrive – La nuova gestione Elkann mi licenziò il giorno esatto in cui per le minacce ricevute dovevo morire. Ero scortato da 2 mesi. Mi diedero 10 ore per lasciare la redazione. Giusto per la cronaca”. Come a dire: ora sembra quasi che l’addio di John e famiglia possa terremotare chissà cosa, ma quando arrivò – come tutti i nuovi padroni di un’azienda – non si dimostrò esattamente un agnellino.
Senza contare, come abbiamo già scritto, che il gruppo Exor era, ed è, il capitalismo puro. E che di critiche alle chiusure delle fabbriche Stellantis non se ne sono viste molte. E che le interviste a Landini evitavano puntualmente di parlare dell’ex Fiat. E che l’ex direttore, Maurizio Molinari, è stato sfiduciato dal comitato di redazione per aver prima rifiutato di pubblicare una lettera dei redattori contro i famosi “Lanzichenecchi” di Alain Elkann; e poi per quel famoso articolo “sgradito” di Affari&Finanza sui rapporti economici Italia-Francia (magicamente riscritto) e che costrinse l’azienda a mandare al macero 100mila copie.
La trattativa esclusiva con il gruppo Antenna
Ma andiamo alla ciccia. La trattativa con Antenna, guidato dall’imprenditore greco Theodore Kyriakou, coinvolge asset di spicco come Repubblica, La Stampa e le emittenti radiofoniche Radio Deejay, Radio Capital, e M2o. Antenna, attivo in 22 Paesi, ha presentato un’offerta di circa 140 milioni di euro, definita “la più solida dal punto di vista industriale” dai vertici di Gedi. Tuttavia, l’annuncio ha alimentato polemiche dopo che un’offerta competitiva da parte dell’italiano Leonardo Maria Del Vecchio è stata respinta.
Leggi anche:
Le critiche non si sono limitate al mercato interno. Sul fronte internazionale, l’ambasciata russa ha definito Repubblica e La Stampa come “megafoni di una sfrenata propaganda antirussa” in un post pubblico su Telegram. Un attacco che ha suscitato la forte condanna del sottosegretario all’editoria, Alberto Barachini, che ha parlato di “tentativi di ingerenza e di condizionamento” alla libertà delle testate. Barachini ha assicurato che il governo garantirà un monitoraggio trasparente dell’accordo e che l’operazione sarà scrutinata, se necessario, attraverso il golden power per proteggere l’autonomia e il pluralismo dell’informazione.
Le richieste delle redazioni e delle forze sindacali
I Comitati di redazione (Cdr) di La Repubblica e La Stampa hanno richiesto garanzie solide per il mantenimento dei livelli occupazionali e l’indipendenza editoriale. I giornalisti de La Stampa, particolarmente preoccupati, temono che il quotidiano possa essere oggetto di una ulteriore cessione secondaria. Tra le richieste avanzate ci sono impegni pluriennali per la tutela dei lavoratori, la trasparenza della catena proprietaria e investimenti concreti su contenuti digitali e piattaforme multimediali.
Il Gruppo Antenna, con oltre 35 anni di esperienza nei media internazionali, ha ribadito il suo impegno per il rispetto dell’indipendenza giornalistica.
L’impatto economico e le sfide future
Secondo i dati del 2024, il Gruppo Gedi ha registrato perdite significative, con circa 15 milioni di euro di deficit, nonostante una riduzione rispetto all’anno precedente. Il nuovo acquirente avrà il compito di risollevare i bilanci mantenendo intatti i principi di indipendenza e qualità editoriale. Radio Deejay e le piattaforme digitali viene considerati cruciali per il rilancio economico. Tuttavia, il percorso verso la chiusura dell’accordo rimane incerto, con le redazioni pronte a continuare la mobilitazione per ottenere risposte concrete sui temi che toccano il futuro dell’informazione in Italia.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra


