Cultura, tv e spettacoli

Repubblica e La Stampa, cosa succede davvero? Vi spiego tutto

Lo psicodramma delle due redazioni per la cessione dei quotidiani a nuovi proprietari. Ma forse si sono dimenticati che fino a ieri comandava il "capitalista" Elkann?

Elkan Repubblica © malija tramite Canva.com
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In queste ore si sta consumando uno psicodramma che coinvolge La Repubblica e La Stampa. Ma l’aspetto più curioso riguarda proprio il quotidiano torinese. Leggo oggi l’intervista a Gianrico Carofiglio, magistrato diventato scrittore, che incarna perfettamente quel certo narcisismo di La7, dove infatti va spesso ospite. Carofiglio sostiene che i giornali siano parte della democrazia e che, senza di essi, il potere diventa un monologo.

Il punto, però, è un altro: il giornale in cui Carofiglio lamenta che i quotidiani sono parte essenziale della democrazia non è mai stato proprietà di una cooperativa di “comunistelli” di Quarto Oggiaro o di San Lorenzo. Le redazioni di Repubblica e La Stampa non sono mai state in un loft di Soho House con fricchettoni intenti a mangiare bacche di goji. Erano – e lo sono state per anni – nelle sedi del signor Stellantis, del signor Elkann, del capitalista di Exor, dell’azionista dell’Economist. Dunque, di cosa stiamo parlando? Possibile che il passaggio da Elkann al nuovo proprietario greco venga dipinto come la fine della democrazia?

Si fatica a capire il criterio. Carofiglio spiega che senza giornali il potere sarebbe un monologo? Ma forse sarebbe utile che desse un’occhiata alle dichiarazioni di Carlo Calenda: il leader di Azione da tempo denuncia che sui quotidiani del gruppo Gedi non si sono mai viste critiche di Maurizio Landini alla chiusura degli stabilimenti Stellantis in Italia. E Calenda, per questo, non può più rilasciare interviste a Repubblica proprio perché critica quella che definisce l’inerzia del giornale su Stellantis. Un’inerzia comprensibile, visto l’intreccio di interessi tra Repubblica, Stellantis ed Elkann. Però ci vuole un po’ di coerenza: possibile che ora, gli stessi che in passato non sollevavano obiezioni su questo intreccio, adesso ci vengono a parlare di catastrofe solo perché Elkann si ritira? Ma dai…

Il punto centrale, però, è un altro: esiste un pezzo del capitalismo italiano che alla sinistra è sempre piaciuto. Era la filiera De Benedetti–Elkann–Agnelli, con Carofiglio e altri intellettuali in sintonia con quel mondo. Tutti a vivere col portafoglio a destra sostenendo idee di sinistra. Solo che ormai quel giocattolo si è rotto. Il passaggio a un editore greco non politicamente connotato – non un Caltagirone, non un Berlusconi – segna semplicemente la fine di quell’intreccio storico. Lo stesso intreccio nato quando Eugenio Scalfari vendette Repubblica a Carlo De Benedetti: da quel momento, il quotidiano divenne un meccanismo del grande capitale italiano.

dalla Zuppa di Porro del 12 dicembre 2025

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