Immaginate se in uno Stato multietnico, in cui esistono decine e decine di minoranze, il Governo emettesse delle leggi in base alle quali l’unica lingua in cui si possa insegnare sia quella “madre”, cioè quella originaria del Paese; in cui i programmi scolastici debbano contribuire a rafforzare “il senso della comunità del popolo” di quello Stato; che ai genitori venga attribuito il compito di educare i figli all’amore per il partito di governo e per la patria; che musei, biblioteche e istituzioni culturali dovranno “privilegiare iniziative dedicate alla storia nazionale e alla prosperità del Paese”; che persino le politiche abitative vengano da ora in poi condotte al fine di favorire l’integrazione delle minoranze nella nazione madre, disgregando di fatto le comunità locali. E infine, che organizzazioni e individui, ovunque si trovino, anche fuori dal territorio dello Stato, potranno essere perseguiti se ritenuti responsabili di azioni che «minano l’unità etnica» o «creano divisioni».
Ecco, immaginate tutto questo: non avremmo alcun problema a definire questo Stato “fascista” e queste leggi “razziali”, giusto? E a definire, come si usa fare ormai oggi per qualunque cosa, chiunque sia amico o alleato di questo Stato, anche lui fascista e razzista, giusto?
Bene, quelle che ho descritto sono le leggi emanate dalla Cina, in vigore dal 1 luglio. Obiettivi delle leggi razziali fasciste erano gli ebrei, qui i tibetani: “una legge suprematista e violenta, che stabilisce la supremazia dell’etnia Han su tutte le altre cinquantasei etnie minoritarie del Paese; erige il mandarino a unica lingua ufficiale del Paese; impone ai genitori di educare i figli secondo principi di lealtà patriottica verso il Partito comunista cinese; pone sotto controllo tutte le religioni del Paese, quella cattolica inclusa, e, conseguentemente, prevede un controllo ferreo degli istituti religiosi e delle nomine delle gerarchie religiose.” (da Linkiesta)
Adesso aspettiamo fiduciosi che il paladino dei giusti, il prode Sanchez, faccia tuonare il suo disappunto verso l’amico Xi. E per conseguenza anche gli antifascisti di casa nostra, ora come mai, scendano in piazza contro il regime di Pechino. Voi dite di no? Ma si, secondo me lo faranno: sono assolutamente certo che capiranno finalmente che l’anti fascismo è un principio sacro per cui battersi sempre, ovunque si manifestino fascismi, e non solo quando a essere fascisti sono i nemici, giustificando e minimizzando quando lo diventano invece gli amici.
Guglielmo Mastroianni, 8 luglio 2026
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